S. Ambrogio. Card. Tettamanzi: “Gli immigrati non sono tutti delinquenti”
06 Dicembre 2010
di Redazione
"Davanti ai gravissimi fatti che stiamo apprendendo dalla cronaca di questi giorni restiamo profondamente addolorati, anzi sconcertati. Prego per le vittime di queste e di tutte le violenze, per i loro familiari. Prego inoltre perché non si sovrapponga genericamente a tutti gli immigrati la categoria della delinquenza. Ogni persona, di origine italiana o straniera, deve essere sempre giudicata singolarmente, per quella che è, non dimenticando mai che il giudizio più vero e definitivo è quello di Dio". Così il cardinale Dionigi Tettamanzi parlando di immigrati nel Discorso alla Città in S. Ambrogio.
"A questa categoria ritenuta irrecuperabile vengono poi da molti iscritti coloro che sono in carcere e perciò considerati non più parte della società – ha proseguito -. È invece conveniente per il bene di tutti avviare i detenuti alla rinascita sociale trasformandoli, dopo i giusti percorsi, da minaccia a risorsa per la collettività".
Poi, il cardinale ha parlato anche della situazione dei nomadi in Italia. "L’elenco di persone ritenute impossibilitate a portare frutto, anche perché intorno a loro si è creato un terreno ostile, è tristemente lungo. Impresa inutile pare essere quella di tentare di inserire nella società le persone di origine nomade. Il pregiudizio, che a volte trova purtroppo corrispondenza in comportamenti contro la legalità, sconfigge la possibilità di ricercare per loro soluzioni serie e rispettose sia della loro umanità che del resto della Città". "Noto come spesso ci si accanisca contro i nomadi – ha sottolineato il cardinale -, impedendo l’integrazione di chi vuole intraprendere percorsi di legalità e cittadinanza, con il rischio di esporli ancor più alla delinquenza. Compito di chi amministra la Città è di amarla e servirla: integralmente, nel suo insieme, senza discriminarne una parte. E se c’è una predilezione da accordare sarà per il figlio più debole, per chi ha bisogno di maggiori cure. Alleviare le difficoltà di chi si trova nelle condizioni peggiori significa provocare una ricaduta positiva sulla Città. Aiutare i più deboli permette anche di allontanare da loro quegli ‘uccelli del cielo’ evocati dalla parabola, pronti ad attaccare i semi per ghermirli e fagocitarli in percorsi malavitosi e mafiosi. Le Istituzioni – ha aggiunto Tettamanzi – intervengano decisamente contro questi nemici della Città, con un’azione di promozione della legalità che – prima di essere repressione e vigilanza del territorio – è seria attività educativa a beneficio dei più esposti a questa tentazione. Ciascuno – anche la Chiesa – faccia la sua parte".
