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Il bello ( e il buono) della Campania

Salerno: un fascino che è un mix di storia, cultura e risorse naturali

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In Campania c’è una città che affonda la sua storia nel VI secolo a.C., quando diventò un insediamento osco-etrusco prima e sannita poi. La stessa città può vantarsi di aver fondato la più importante Scuola Medica della storia italiana e di essere stata, seppure per poco tempo, capitale d’Italia. Questa città è Salerno; con una storia millenaria, una provincia con un’estensione territoriale tra le prime in Italia e una morfologia che non manca di nulla: dai fiumi alle montagne, dal mare alle colline.

Fu qui che, intorno al IX secolo, nacque la Scuola Medica Salernitana, fondata da quattro maestri: un latino, un ebreo, un greco e un arabo. Fu la prima istituzione per l'insegnamento della medicina nel mondo Occidentale, antesignana delle moderne università, tanto da far meritare a Salerno il titolo di "Hippocratica civica". E fu proprio tra il X e il XII secolo che la città visse il periodo più florido della sua storia, tanto da far coniare sulle monete la scritta di “Opulenta Salernum”, a testimonianza di uno dei periodi di massimo splendore per la cittadina campana.

Ma una Campania e, in generale, un Sud ricco e florido hanno da sempre attirato le antipatie di molti al punto che, nel 1861, la Scuola Medica Salernitana fu definitivamente chiusa: si trattò di uno dei primi “nobili” atti del parlamento unitario. Ironia della sorte, fu che proprio da Salerno arrivò un forte sostegno all’avanzata garibaldina: nove salernitani facevano parte dei “Mille” e in città vi furono moltissime adesioni alla Carboneria risorgimentale. Sempre nel 1861, anno dell’unificazione politica italiana, Salerno era la terza provincia d’Italia per valore aggiunto pro capite, contava ben ventuno fabbriche tessili con circa diecimila operai (a Torino ve n’erano solo quattromila), tanto da venire chiamata la "Manchester delle Due Sicilie". Ma Salerno fu anche teatro di avvenimenti storici importanti dato che - per la sua posizione strategica chiusa tra la costiera amalfitana, le colline e le montagne, ma aperta al mare – fu proprio qui che sbarcarono gli americani il 9 settembre 1943. Di lì a poco, seppur soltanto per cinque mesi, Salerno sarebbe divenuta capitale d’Italia.

Tanta storia, tanti avvenimenti importanti. Ma è vero o non è vero che uno dei detti della Scuola Medica Salernitana, scritti nel 1050 nel “Regimen Sanitatis Salernitanum”, fu quello di Decimo Giunio Giovenale che diceva “Mens sana in corpore sano”? E, allora, è giusto parlare anche di qualcosa che fa felice il corpo. Sulla collina di Montevetrano, nel vicino comune di San Cipriano Picentino, l’esposizione invidiabile e le particolari escursioni termiche del periodo estivo - dovute alla presenza dei monti Picentini - creano un microclima difficilmente ripetibile altrove. Qui l’Aglianico si differenzia ancora rispetto alle altre zone di produzione della Campania e dà vita a un prodotto formidabile. Ancora una volta, un’immagine diversa del vitigno campano più diffuso, che riesce a spezzare la prepotenza dell’aglianico con una meravigliosa vena di eleganza. Il risultato è pur sempre un rosso potente, che fa parlare di sé, ma che differisce dall’aglianico irpino o beneventano. Quello coltivato a Montevetrano è un aglianico che ha incontrato la morbidezza del Merlot e il tannino del Cabernet diventando, così, una scoperta enologica degna dei mercati internazionali. Senza ombra di dubbio è grazie alla collina di Montevetrano se, nel tempo, si è riusciti a produrre uno dei migliori vini che la Campania può offrire.

Storia, tradizione e gusto: un mix che fa della città di Salerno e dell’area circostante una delle perle della meravigliosa Campania. Un patrimonio da non disperdere e da valorizzare, nell’interesse della Regione ma anche e soprattutto, come ripetiamo ogni volta, nell’interesse del Paese.

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