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Santoro fonda un “nuovo” partito. Con Eco, Zagrebelsky e Ginsborg…

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E va bene. C’era giusto bisogno di un altro partito, di un altro movimento nel bipolarismo più imperfetto e caotico d’Occidente. E benvenuti allora Marco Travaglio, Michele Santoro e Barbara Spinelli che danno vita a “Legittima Difesa”. Nome che è già programma di governo: difesa contro il nemico pubblico numero uno che, conoscendo i soggetti, è inutile nominare. Difesa integerrima ed indefessa della nostra Repubblica nata dalla Resistenza. Già ci figuriamo lo spot elettorale, remake del commosso e volutamente stentato canto santoriano in diretta ai tempi dell’editto bulgaro ("una mattina … mi son svegliato… oh bella… ciao…").

E certo, avranno pure il diritto di vivere in paese civile “dove sia bandita qualunque impunità per i potenti e la giustizia sia eguale per tutti”. Un po’ utopistico? Ma lasciamoli sognare. Non s’interrompe un’emozione. Lasciamoli reagire “con tutte le forze disponibili” (anche se ci ricorda il poco rassicurante motto “con tutti i mezzi necessari” del Malcolm X più intransigente). Lasciamo che invitino tutti i sinceri democratici a “presidiare” il Palazzo di Giustizia milanese. Sia mai che la Minetti fugga da un interrogatorio o si strappi di dosso la lettera scarlatta.  

In fondo si stanno solo adeguatamente preparando alle “elezioni più drammatiche dell’ultimo quindicennio”. O meglio, al solito referendum pro o contro Berlusconi. E poco importa che siano i principali responsabili di questa degenerazione personalistica e demonizzante  della politica di casa nostra. Ovvio che intendano coinvolgere la mitica società civile. Creatura chimerica già citata in alcuni bestiari medioevali e al centro di molte leggende: si dice che non mangi mai il pollo con le mani e cambi puntualmente canale con aria schifata quando sullo schermo tv compare il deretano danzante di una velina.

Insomma, facciano pure. Come dicono nei film americani, “siamo in un paese libero”. Chiunque può presentarsi alle elezioni. È la democrazia, Bellezza. Ma c’è un però. Urge una tempestiva separazione delle carriere. Ancora più urgente di quella in campo giudiziario. Se Travaglio e Santoro devono proprio bere l’amaro calice, se non possono fare a meno di scendere in campo contro il male assoluto, almeno rinuncino ai pulpiti loro.

Soprattutto Santoro. Ricordiamolo: lavora in Rai. Dovrebbe contenersi, è un dipendente pubblico. Mica può continuare a presentare “Anno Zero” e mandare a vaffanbicchiere gli avversari politici. Sarebbe poco sportivo. Sarebbe, per parlar chiaro, un vero conflitto di interessi (“epidemia che paralizza il paese” hanno scritto,  riferendosi a quello del Presidente). 

Meglio chiudergli subito la trasmissione, sennò la sua è già campagna elettorale, pagata con i soldi di tutti quelli che versano l’obolo del canone e magari il giovedì sera non guardano nemmeno Rai Due perché su Rete Quattro c’è un vecchio film con Bud Spencer e Terence Hill. A proposito, sarebbe anche più corretto non pubblicizzare il movimento “Legittima Difesa” sul sito di “Anno Zero”, ovvero della Rai. Mica per altro, solo perché la difesa sia più legittima.

Insomma, Santoro faccia un passo indietro. Si metta allo stesso livello degli altri aspiranti ad un seggio nel Parlamento che uscirà dalle “elezioni più drammatiche degli ultimi quindici anni”.  Se non lo facesse, chiunque, l’ultimo Stracquadanio o Briguglio (non ce ne vogliano gli onorevoli, facciamo il loro nome così per caso) avrebbe il diritto a minimo tre ore di diretta nazionale ogni settimana. E allora l’unica legittima difesa rimarrebbe il telecomando. O il tasto Off.

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