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Sardine nostalgiche. Ma non solo di “Bella Ciao”

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Qui Bologna: cronache dell’entusiasmo.

Un ragazzo regge uno dei tanti cartelli a forma di pesce sul quale si legge che le sardine non sono mute, hanno tante cose da dire. Forse devono decidere ancora quali cose dire, quali scelte fare, è passato così poco tempo dalla loro nascita. Non sono fatte comunque per gli slogan, per le frasi a effetto. Mattia definisce questo concerto «una svolta epocale per la politica».

L’inviato del Corriere non riesce a contenersi, e il rapimento è così estatico da non avvertire neppure l’effetto ossimoro: niente frasi a effetto, per carità, ma subito una bella dichiarazione all’insegna del più umile understatement, ossia il concerto come svolta epocale. Nientepopodimeno.

Ma andiamo avanti, l’edificante lettura continua: le sardine non sanno ancora cosa dire; bè, questo è vero, si può convenire con l’inviato/apologeta: in genere dalle loro esternazioni non emergono grandi contenuti, a parte la pratica liturgica di seguire Salvini cantando “Bella ciao”. Peccato però che l’inviato/apologeta trascuri un punto programmatico di peso, su cui viceversa sono chiare e decise: il Daspo a chi sparge odio in rete o, detto altrimenti, “quella turpe urgenza di mettere la mordacchia alle persone” (copyright Camilo Langone). Certo, non si fa parola sull’identità dell’arbitro, né su chi abbia titolo a sceglierlo, ma questo è un particolare poco rilevante: quante pignolerie, questi ragazzi generosi e trendy sono appena agli inizi, il ministero della Verità lo proporranno al momento giusto.

Intanto cantano. Cantano Bella ciao, ma non si fermano mica lì.

“Sul palco stanno suonando i combattivi Modena City Ramblers, «Alza il pugno Sardina rivoluzionaria». Vengono raggiunti sul palco dalla Bandabardò per una «Bella ciao» molto partecipata. Il pubblico ne vuole di più, e chiede a gran voce la cover di Contessa, quella di «compagni dai campi e dalle officine», senza per altro ottenerla, questione di tempi stretti. È stata una bella festa, sulla quale incombeva una nuvola di inquietudine. Per il resto, e anche per il futuro delle Sardine, si vedrà. A cominciare da domenica prossima”.

Insomma, sullo sfondo delle decantate novità e dell’asserita trasversalità si profila il quadro piuttosto rosseggiante di una colossale ‘operazione nostalgia’: pugni alzati, slogan rivoluzionari propri di stagioni politiche e di anni di cui c’è poco da rimpiangere. Anzi niente.

Ma è col recupero vintage di Contessa, con la plastica evidenza delle sue parole, che si palesa anche musicalmente il progetto -velato, ma non poi tanto- di un vecchio film che non abbiamo certo intenzione di rivedere.

È confermato, e possiamo gridarlo tranquilli: tana per le sardine! Con le dita ben incrociate, appunto in attesa di domenica prossima: in fondo può essere davvero una questione di tempi stretti. Speriamo.

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