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Arcana Imperii

Sarebbe bene conoscere l’identità degli anonimi crocerossini di Battisti

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Mentre in Italia impazza la discussione sul "caso Battisti", tra accuse al "compagno Lula" e speranze, probabilmente vane, di ribaltare un verdetto che fa comodo a molti, non è superfluo andare un po’ indietro nel tempo e ricordare alcuni dettagli della fuga che condusse questo ex terrorista dal ghigno beffardo al riparo in Sudamerica. Stando alla versione fornita alla stampa dallo stesso fuggiasco, l’addio all’amata ed accogliente Parigi sarebbe stato a dir poco rocambolesco: in auto dalla Francia alla Spagna e poi in Portogallo. Da Lisbona, viaggio fino all’isola di Madeira; raggiunte in nave le Canarie, aereo prima per Capoverde e dopo all’indirizzo di Fortaleza. Come si capisce, non proprio un'escursione organizzata last minute da operatori turistici alle prime armi.

Ancora più interessante della descrizione autobiografica del periplo, la chiosa del galantuomo-scrittore: "L’idea della mia fuga in Brasile è stata di un membro dei servizi segreti francesi". Ora, non sappiamo se quella di Battisti fu una calunnia gratuita - parrebbe improbabile - un segnale convenzionale o una postilla cifrata, ma provare a far chiarezza su un punto potenzialmente determinante dell’affaire non sarebbe sgradito ai parenti delle vittime del già criminale comune passato in carcere nelle fila dell’estremismo rosso armato.

E' possibile che in via riservata alcune spiegazioni siano già state fornite dal governo di Parigi, ma la zona d'ombra permane. Italia e Francia sono Paesi alleati; la dottrina Mitterrand, almeno nella sua applicazione generale, può consegnarsi alla storia. Su questo caso, che pesa, come altri che riguardano reati di sangue sostanzialmente impuniti, sulla coscienza civile dello Stato, uno sforzo di verità, pur comprendendo le ragioni della necessaria riservatezza di talune pratiche dei segreti uffici, potrebbe esser operato.

Conoscere l’identità dei presunti crocerossini di Battisti non è un inutile orpello a una storia che da tragica vorrebbe anche sfiorare i territori del farsesco. Senza demonizzare l’opzione- pur essa legittima, con buona pace del Secolo finiano- di non riaddentrarsi nei meandri degli "anni di piombo", come suggeriva un articolo dell’Occidentale di qualche giorno fa. Qualunque sia la scelta, l’importante è che l’Italia non si faccia prendere per il naso.

 

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2 COMMENTS

  1. Francia
    Prima lo accolgono, poi scappa e infine firmano appelli. Capirei fosse per un estremista con idee, ma per Battisti! Ridimensioniamo l’ intellighenzia parigina.

  2. Comumisti nascosti
    Per quanto ci si illuda che il comunismo sia finito semplicemente per la scomparsa dei partiti comunisti, è sempre opportuno ricordarsi che esiste sempre un’ampia fascia di cultori fanatici di tali movimenti (come anche per il nazismo). Una volta dissolto il partito o il movimento di riferimento non significa che si dissolvano anche le ideologie inculcate nei cervelli di gente nata e cresciuta a pane e rivoluzione. Il caso Battisti illustra chiaramente come in Francia, forse più che in Italia, ancora esista ad altissimi livelli, una frangia rivoluzionaria che si richiama a certi ideali neppure di sinistra ma pienamente comunisti che per anni ha appoggiato Battisti in loco per poi favorirne il salvo arrivo in un altro paese in cui trovare appoggi simili.

    Il Brasile se ne frega dell’Italia. Siamo un paese lontano e in crisi economica, con un’importanza in netto calo a livello internazionale (nonostante la stampa insista nel farci sembrare protagonisti della politica internazionale il calo di popolarità dell’Italia è chiaramente percepibile ovunque io vada e attualmente risiedo in Asia), e la Francia ci ignora (sempre per il motivo di cui sopra, in quanto ci considerano una succursale dell’Africa, sempre per esperienza personale).

    Inutile sperare che ci vengano dati i nomi di quei personaggi. Staranno nascosti a vita come fanno da sempre.

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