Sarkò aspetta le urne e studia già nuove strategie

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Sarkò aspetta le urne e studia già nuove strategie

Sarkò aspetta le urne e studia già nuove strategie

07 Marzo 2008

Nicolas Sarkozy sarà travolto dall’«onda rosa» socialista alle prossime
elezioni municipali e cantonali del 9-16 marzo? Di fronte ai sondaggi che danno
il Ps favorito in molte grandi città e in forte recupero rispetto al 2001, il
Presidente in grave crisi di gradimento presso l’opinione pubblica (leggermente
risalito nel suo 41%, ma molto distante dal 59% del suo Primo ministro)
puntualizza e rilancia in un’intervista a «Le Figaro».

Il suo, dice Sarkozy, è un progetto di riforma del Paese pensato sul medio
e lungo periodo: dunque nessun rimpasto di governo in caso di risultati
negativi per le forze di centro-destra e determinazione nell’affrontare i
problemi più sentiti dalla maggioranza dei francesi. In particolare quindi
impegno sul drastico calo del potere d’acquisto degli stipendi, ma nessuna
intenzione di inaugurare una nuova politica di rigore.

La serenità e la determinazione dell’Eliseo non possono nascondere
completamente i timori che circolano negli ambienti presidenziali e
governativi. Nei progetti iniziali le municipali del 2008 dovevano essere un
test senza particolari problemi per l’Ump. Come ricordato di recente dal
politologo del Cevipof Parodi, le amministrative che seguono immediatamente
un’elezione presidenziale sono solitamente «neutre», determinate da questioni
locali e controllate dal partito che ha conquistato l’Eliseo. Al contrario quelle
di «medio-termine», sono di solito caratterizzate da un voto sanzione nei
confronti di chi controlla il potere centrale. Ebbene il calo drastico di popolarità
del Presidente ha reso questo scrutinio un possibile voto sanzione nei
confronti di Sarkozy appena dieci mesi dopo la sua elezione.

Nessun rimpasto in caso di sconfitta, ha ribadito Sarkozy, per mostrare che
il progetto è complessivo e non potrà essere interrotto o ritmato dall’esito di
votazioni locali. Il rischio è però grande anche se si considera che molti
membri del governo (compreso lo stesso Fillon) sono direttamente impegnati
nella competizione, alla luce di quel cumulo di mandati caratteristico della V
Repubblica.

A queste considerazioni devono poi aggiungersi la tradizione di forte
radicamento territoriale del Ps (e per certi aspetti anche del Pcf), oltre ad
una campagna particolarmente polarizzante messa in piedi dai socialisti. Le
aspettative, in un fronte socialista in realtà lacerato dalla lotta nemmeno
troppo sotterranea per la leadership (di recente Royal è tornata con prepotenza
in campo, ricordando il peso dei milioni di voti ottenuti alle presidenziali),
sono altissime. L’obiettivo è quello di riprendersi la maggior parte delle
città oltre i 30.000 e oltre i 15.000 abitanti perse nelle negative elezioni
del 2001 e confermarsi come forza dominante nelle grandi città (il Ps è dato
per favorito oltre che a Parigi, anche a Strasburgo, Tolosa, Lione, Nantes,
Marsiglia). I recenti attacchi a Sarkozy quale presunta minaccia per i valori
repubblicani, sia sul fronte della laicità che su quello dell’autonomia della
Corte costituzionale, testimoniano il desiderio di tramutare lo scrutinio locale
in una sorta di «terzo tempo», dopo la batosta presidenziale di maggio 2007 e
la sconfitta onorevole del giugno successivo.

Sanzione per il Presidente e ripartenza socialista? Lo schema è un po’
semplicista. Altre incognite pesano ancora sul doppio voto del 9-16 marzo.
Innanzitutto non bisogna dimenticare l’importanza delle questioni locali. In
secondo luogo bisognerà valutare l’impatto che avrà il Mo-Dem di Bayrou, dopo
il suo grande successo alle presidenziali e la debacle alle legislative. La
scelta delle alleanze a geometria variabile (a volte con il Ps, a volte con
l’Ump) è ancora tutta da scoprire. Un altro dato da non trascurare riguarda le
decisioni dell’elettorato tradizionale del Fronte nazionale, massicciamente
schierato dalla parte di Sarkozy nel maggio 2007, ma oggi critico nei confronti
degli eccessi mediatici del Presidente e della scarsa efficacia delle sue
politiche su immigrazione e potere d’acquisto. Infine il vero e proprio spettro
per i due partiti maggiori: la scarsa partecipazione. L’Ump teme una sanzione
di questo tipo da parte del suo elettorato, mentre il Ps ha paura che i
sondaggi largamente favorevoli spingano molti elettori a giudicare lo scrutinio
già vinto e dunque decidano di disertare le urne, soprattutto al primo turno.

Una debacle delle forze che sostengono il Presidente potrebbe ritardare
ancor di più quel lento tentativo di risalita nel gradimento dei cittadini che
Sarkozy ha comunque avviato e che spera di rendere più solido anche in vista
dell’avvio del semestre di presidenza dell’Ue, nel luglio prossimo.
Paradossalmente il trionfo potrebbe essere deleterio per il Ps, dal momento che
sull’onda della vittoria si finirebbe per rimandare nuovamente quella
chiarificazione interna al partito mai avviata dopo la terza consecutiva
sconfitta presidenziale.

Insomma la lettura nazionale del voto locale nasconde insidie sia per i
favoriti che per gli sconfitti annunciati di questa delicata tornata elettorale
amministrativa.