Sarkozy fa le riforme, Prodi le promette

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Sarkozy fa le riforme, Prodi le promette

30 Novembre 2007

È finita la luna di miele dell’«iper-omni» Presidente Sarkozy? Quando oggi l’inquilino dell’Eliseo incontrerà il Presidente del Consiglio italiano Prodi per il vertice bilaterale di Nizza, i due potranno lamentarsi delle reciproche agitazioni sociali, ma tra Roma e Parigi le situazioni restano molto differenti. Rientrata l’emergenza sociale degli scioperi nei trasporti dopo l’apertura dei tavoli negoziali per la riforma dei regimi sociali, il Presidente francese, appena sceso dall’Airbus proveniente da Pechino, non ha perso tempo e si è dedicato alle due emergenze del momento: rischio di nuova ondata di disordini nelle banlieues e calo (reale o percepito che sia) del potere d’acquisto degli stipendi dei francesi.

Rispetto al primo punto Sarkozy ha voluto mostrarsi padrone del dossier, visitando i poliziotti feriti e ricevendo a colloquio all’Eliseo i genitori dei due giovani morti nell’incidente stradale che ha fatto da detonatore alle violenze di Villiers-le-Bel, senza però tradire un approccio emergenziale. L’intervento più significativo è stato quello di giovedì alla Défense, di fronte ad una platea di poliziotti e gendarmi. Oltre a ribadire solidarietà e sostegno del vertice della Repubblica a tutte le forze di sicurezza, egli ha sottolineato la necessità di un approccio deciso: «Non si tratta di una crisi sociale, ma di teppismo. La risposta alle sommosse non può essere quella di chiedere nuovi sforzi ai contribuenti. La prima risposta deve essere l’arresto di chi si macchia di questi reati». La fermezza di queste parole ha un duplice scopo: innanzitutto non ricadere negli errori commessi dall’Eliseo nel 2005. Mentre nel novembre di due anni fa Chirac era parso distante e aveva tardato ad intervenire, Sarkozy ha voluto mostrare tutta la sua prontezza e sensibilità di fronte ai disordini delle periferie. In secondo luogo Sarkozy ha implicitamente sottolineato la diversità di questi avvenimenti rispetto a quelli del novembre di due anni fa. Al di là delle dimensioni della rivolta e della possibilità o meno che si estenda ad altre zone del Paese, tutta da verificare in una situazione ancora in evoluzione, gli esperti hanno fin da subito sottolineato il vero e proprio salto di qualità nel livello di scontro e nel crescendo di violenza. L’impressione è che si sia aperto un vero e proprio fronte di attacco nei confronti delle forze dell’ordine (polizia, gendarmi e pompieri) assaliti con l’intenzione di esseri colpiti anche mortalmente. Dunque più che un fenomeno di disagio sociale, attacchi mirati e diretti a chi rappresenta nelle periferie l’ordine pubblico e il potere costituito. Questo spiega la durezza della presa di posizione di Sarkozy «chi spara ad un funzionario di polizia commette un reato che ha un solo nome: tentato omicidio e per lui si devono aprire le porte della Corte d’Assise» e soprattutto la sua volontà, ribadita più volte in questi giorni, di non agire dal punto di vista sociale sull’onda dell’emergenza. Così se il Sécretaire d’Etat alla città Fadela Amara deve preparare un piano di azione per le periferie per gennaio 2008, la sua analisi e la sua applicazione non verranno anticipate di un giorno. Prontezza nel reagire, ma non agenda dettata dalle aggressioni ai poliziotti nelle periferie.

Fino a qui dunque le periferie. Si era però detto che il vero banco di prova post-scioperi sarebbe stato il tema del potere d’acquisto. Un francese su due si dice pessimista rispetto al proprio salario e recenti indagini statistiche confermano il crollo di fiducia dei consumatori. Al dato contingente se ne deve aggiungere uno più politico: Sarkozy ha impostato una parte importante della sua campagna elettorale sul tema dell’aumento del potere d’acquisto e su quello strettamente connesso del lavorare di più per guadagnare di più. L’intervento televisivo di giovedì sera è stato allora un importante esercizio di pedagogia politica. L’inquilino dell’Eliseo ha parlato chiaramente ai suoi cittadini, ricordando loro che, pur non trovandosi nella situazione di bancarotta descritta da Matignon, «le casse dello Stato sono piuttosto vuote» e la congiuntura economica non aiuta certo ad operare interventi redistributivi. Il tempo è quindi quello dei sacrifici e delle riforme, unica via per creare le condizioni per riattivare l’economia transalpina. Da parte dell’Eliseo l’intenzione è quella di costruire insieme ad impresa e sindacati l’agenda sociale del 2008, per questo le parti sociali sono state convocate per la metà di dicembre. Concretamente e nell’immediato Sarkozy ha scelto di operare sul fronte delle 35 ore, esonerandone l’applicazione in cambio di aumenti salariali e su quello dei canoni di locazione, da indicizzare sui prezzi del momento e non su quelli di costruzione dell’immobile.

Nulla di esaltante ad una prima impressione? In realtà questo finire di 2007 è il vero «tempo della sfida e della prova» per la Presidenza. I cantieri aperti da Sarkozy sono innumerevoli: dal lavoro, all’università, dalla giustizia alle istituzioni. La lotta contro tutti gli immobilismi della società francese è stata lanciata. Il cantiere delle riforme ricorda davvero, anche se da una prospettiva diametralmente opposta, quello di Mitterrand nel 1981. Come è noto, parte di quelle proposte era finanziariamente irrealizzabile, ma parte si arrestò di fronte alla scarsità di risorse e alla necessità di rispettare vincoli di bilancio e norme europee. Sarkozy oggi si trova in una situazione simile con l’aggiunta dello spauracchio delle elezioni municipali di marzo 2008, test elettorale locale che il Ps vuole trasformare nella verifica sull’operato della Presidenza. In questa direzione deve essere letto il provvedimento socialista, in dieci punti, presentato all’Assemblea Nazionale ,per arginare la perdita di potere d’acquisto dei salari. Le novità sono assenti e anche il vocabolario usato rimanda ad un approccio ai problemi economico-sociali in stile anni Settanta (il presidente del gruppo socialista Ayrault ha parlato di «riabilitazione del contratto sociale»). L’arretratezza della proposta politica dei socialisti non deve però mascherare una situazione di oggettiva difficoltà dell’Eliseo, per altro in calo nei sondaggi. Il momento è di quelli delicati. Sarkozy sembra averlo compreso ed è deciso a non dare l’impressione di voler rinunciare al suo grande progetto di riforme. La frenesia della politica contemporanea gli fornirà il tempo necessario per raccogliere i frutti del suo sforzo di cambiamento del Paese? È lo stesso Presidente a ribadire il suo volontarismo dichiarando a Massimo Nava, corrispondente italiano de «Il Corriere della Sera» a Parigi: «Le riforme, posso assicurarvi, che andranno avanti, innanzitutto perché sono necessarie».