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Sarkozy frena con Mosca e indica una linea politica all’Europa

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Difficile comprendere a pieno l’esito del viaggio del Presidente francese Sarkozy a Mosca se lo si astrae da due elementi contingenti di estrema rilevanza. Il primo riguarda la fase che i rapporti Russia e Ue stanno vivendo. Dopo il fallito vertice di Samara del maggio 2007, i rapporti tra l’Unione e Mosca sono sempre più fondati sulla sfiducia reciproca. Più volte annunciati, i negoziati in vista di un nuovo accordo non sono mai iniziati e nel novembre del 2007 l’accordo di partenariato e cooperazione vedrà la sua scadenza. In realtà le relazioni tra Mosca e Bruxelles continuano a subire i contraccolpi del doppio allargamento (Nato e Ue) del 2004, così come dell’acuirsi delle tensioni tra Russia e Stati Uniti e della costante fragilità della costruzione europea.

Il secondo dato riguarda le nuove linee di politica estera tratteggiate da Sarkozy di fronte agli ambasciatori francesi a fine agosto 2007. Al di là del richiamo diretto alla Russia, un po’ troppo «brutale nel gestire i suoi rapporti energetici», la realtà emersa in maniera chiara è che Mosca non è più una priorità strategica per la nuova equipe di governo o per lo meno non lo è più come lo è stata nella politica estera gollista e mitterrandiana (essendo quella di Chirac un ibrido insignificante tra le due). Dopo lo sforzo per cercare la ripartenza della costruzione europea, la priorità della diplomazia di Parigi è parsa essere il recupero del rapporto con gli Usa e di conseguenza un nuovo contributo alla costruzione di un moderno ed efficiente spazio politico occidentale. Da qui, per altro, la decisione di avviare un progressivo rientro all’interno del dispositivo militare di comando della Nato.

Considerato questo quadro di fondo, la due giorni di visita a Mosca di Sarkozy offre almeno due spunti di interesse. Prima di tutto i principali dossier internazionali, in particolare Iran e Kosovo. Mosca e Parigi non hanno fatto nulla per mostrare la loro distanza abissale. Dietro le formule diplomatiche sfumate e attente (Sarkozy ha addirittura accennato a una certa convergenza sulla sorte che debba toccare a Teheran), Putin ha ribadito il suo «no» a nuove sanzioni Onu, adducendo come motivazione la non certezza dell’esistenza di un programma nucleare iraniano. Questo a dimostrazione che il tema Iran, così centrale nel dibattito euro-atlantico, non è percepito come prioritario a Mosca. Stessa sorte per il tema Kosovo, sul quale Sarkozy non ha potuto far altro che certificare la situazione di stallo. Dunque da un punto di vista di politica internazionale è confermata l’incomunicabilità tra l’Occidente euro-atlantico e la Russia di Putin. In questo quadro a tinte fosche, una sfumatura deve essere comunque rilevata. Quando Sarkozy parla di un mondo multipolare all’interno del quale ogni «grande potenza non può essere umiliata, ma contemporaneamente deve assumersi tutte le responsabilità insite nel proprio ruolo» in realtà strizza l’occhio alla Russia di Putin. Il rigido Putin può tramutarsi infatti in un partner ideale per procedere nella creazione del suo quadro geo-strategico, fondato su un nuovo concerto delle potenze.

Il secondo dato è invece di netta discontinuità rispetto alla Presidenza Chirac e in generale al comportamento di molti altri leader europei nei confronti dell’inquilino del Cremlino. Di fronte alla platea degli studenti dell’Università Bauman di Mosca, Sarkozy non ha esitato a ribadire da un lato la nuova «postura» del suo Paese in politica estera. Alleanza (non vassallaggio) con gli Usa, accettazione piena del multipolarismo ma anche richiesta che Mosca vi prenda parte e contribuisca attivamente a governarlo. Dall’altro ha ribadito con i fatti (incontro all’ambasciata francese di numerose Ong che operano in Cecenia) e con le parole, il portato ideale della nuova politica estera transalpina. Ricordare l’importanza della separazione e dell’equilibrio dei poteri e affermare che «un Paese senza una giustizia indipendente, non è un Paese libero» nell’odierna Russia di Putin, significa pronunciare parole di non troppo velata denuncia nei confronti di chi esercita il potere. Inoltre l’incontro con l’Ong Memorial (fondata da Sakharov e spesso frequentata dalla defunta Politkovskaia), pur rimanendo un gesto eminentemente simbolico, conferma le linee guida della «diplomazia dei valori» portata avanti dalla coppia Sarkozy-Kouchner.

Questa è probabilmente l’essenza della rupture di Sarkozy in politica estera. Unire elementi di novità ad altri quasi ascrivibili ad un’epoca passata. Multipolarismo e politica di potenza, idealismo democratico e nuovo concerto europeo. Una scommessa che si spera possa scuotere dal suo torpore l’Ue nel momento in cui si confronta con Mosca. Le indicazioni sono confortanti, in vista del semestre di Presidenza Ue di Parigi (il secondo del 2008). In quell’occasione la Francia di Sarkozy dovrà compiere uno sforzo per evitare il consueto «provincialismo europeo» nel rapportarsi a Mosca. Il vero rischio è che la Russia finisca per trascurare il rapporto con l’Europa, per confrontarsi dialetticamente solo con gli Usa. In particolare l’Ue dovrà impostare una coerente politica di vicinato che non abbia come unico obiettivo la risoluzione della querelle energetica.

Ancora una sfida complessa, ma ricca di fascino, per il nuovo inquilino dell’Eliseo.

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