Sarkozy lancia l’attacco al laicismo di Stato

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Sarkozy lancia l’attacco al laicismo di Stato

18 Gennaio 2008

L’Europa è davvero uno strano Continente. In Italia il Pontefice è costretto a rinunciare all’inaugurazione dell’anno accademico del principale ateneo di Roma in nome del laicismo più esclusivista. Oltralpe, nella laicissima Francia, il Presidente della Repubblica si impegna affinché si arrivi ad una declinazione nuova del concetto di laicità, quella che lui ama definire laicité positive.

È difficile comprendere lo sforzo avviato da Sarkozy nell’affrontare i temi del religioso e del ruolo che la religione svolge nello spazio pubblico se non si tengono nella dovuta considerazione almeno due elementi. Da un lato, deve essere ricordata la querelle che ha attraversato tutti gli anni Novanta transalpini sulla questione del velo, con la creazione di una Commissione ad hoc (la Commission Stasi voluta da Chirac nel 2003) e in generale un forte dibattito sulla presenza pubblica della religione, in particolare mussulmana. Dall’altro, una recente inchiesta apparsa su “La Croix” certifica una crescita costante dei praticanti tra i mussulmani francesi. Il 71% si riconosce in una definizione confessionale dell’islam e la stessa percentuale dichiara di digiunare durante il Ramadam.

 Non può poi essere trascurata la profonda tradizione storica che ha fatto della Loi de Séparation des Eglises et de l’Etat un vero e proprio baluardo della tradizione repubblicana transalpina. Molto spesso senza conoscerne a pieno i contenuti e in parte trascurando la genesi e l’applicazione spesso sofferta ed esclusiva delle origini (con i cattolici praticamente costretti a vivere fuorilegge la loro confessione e compiutamente riabilitati solo dopo la prova della Resistenza) la Loi del 1905 è diventata un simbolo imprescindibile di testimonianza del legame indissolubile con la Répubblique.

Ebbene, è su questo sostrato che si è innestata la rupture di Sarkozy. Il Presidente francese è partito da una riflessione articolata, che tiene conto del prepotente “ritorno del religioso” a livello mondiale in questo avvio di XXI secolo (anche nelle sue forme più pericolose e fanatiche), ma che registra anche l’apparire di accentuate forme di ateismo e trionfo del laicismo più esclusivo. Due punti altissimi di questo percorso sono di certo stati il discorso di San Giovanni in Laterano di metà dicembre e quello pronunciato pochi giorni fa a Riyad, nel corso della sua visita di Stato.

Su una questione è necessario sgomberare il campo: la Chiesa di Francia ha molto apprezzato il desiderio espresso dal Presidente a Roma di muovere progressivamente verso un concetto di laicità che non sia sinonimo di laicismo, cioè che non sfoci nell’espulsione del religioso dagli ambiti del sociale e del politico. Ma allo stesso tempo è intimorita dal possibile clima anti-religioso che potrebbe scaturire dall’impressione, strumentalizzata ad arte dalle forze della sinistra francese, di un Presidente che vuole attaccare il “santuario della laicità” repubblicana. Per questo motivo le gerarchie ecclesiastiche francesi si sono affannate a ribadire il loro sostegno alla Loi, considerata equilibrata e comunque garanzia di libera espressione prima di tutto della stessa religione cattolica.

Dunque Sarkozy è solo nella sua campagna anti-laicista? Il tema è certamente di quelli esplosivi e può finire per coalizzare sensibilità e forze politiche anche all’apparenza profondamente distanti dal punto di vista ideologico. Per altro nel contesto francese non si può accusare il Presidente di calcolo politico: parlare di religione difficilmente contribuisce ad aumentare il sostegno elettorale, anche in molti ambienti della destra neo-gollista.

La politique de civilisation lanciata da Sarkozy ad inizio anno non può però prescindere dall’affrontare il tema della religione all’interno del nostro mondo in profonda mutazione. In occasione degli auguri del Capo dello Stato alle autorità religiose (per la prima volta era presente anche un rappresentante della comunità buddhista di Francia) Sarkozy non ha allora indietreggiato di un millimetro dalla sua posizione. Nonostante gli attacchi giunti dal partito socialista (il segretario Hollande ha parlato di “religione utilizzata come strumento di promozione dei prodotti francesi nel mondo”) e da ambienti della destra vicini a Chirac (Jean-Louis Debré ha ribadito la necessità di “vegliare affinché i principi della Legge del 1905 non siano rotti”), il Presidente ha rilanciato su due punti chiave.

La laicità della quale egli si vuole fare portatore è una laicité positive, che deve essere innanzitutto un principio di rispetto di tutte le credenze religiose e non un’opposizione nei confronti del sentimento religioso in quanto tale. Il secondo punto riguarda proprio il riconoscimento del ruolo decisivo che la religione può svolgere nel tessuto politico-sociale delle nostre società post-industriali e post-secolari. Confermando la sua intenzione di aprire il Consiglio economico e sociale ai rappresentanti delle varie confessioni religiose presenti sul territorio francese, Sarkozy ha implicitamente ribadito questa centralità.

Tra i tanti capitoli di riforma aperti da Sarkozy in Francia anche quello relativo al ruolo della religione nello spazio pubblico può essere criticato o avversato ma su un punto è inattaccabile: gli eventi quotidiani, ultimo in termini di tempo la brutta parentesi de La Sapienza, testimoniano dell’urgenza di aprire un dibattito pubblico su tale argomento in tutte le realtà nazionali europee.

L’alta politica non si è mai sottratta dal dibattito culturale, anche complicato e non direttamente legato alle logiche di raccolta del consenso. Quella lanciata da Sarkozy è una grande “provocazione culturale”, con immense ricadute politiche, magari non sul breve, ma certamente sul lungo periodo. Chissà se la spesso “pavida” politica italiana saprà prenderne spunto.