Sarkozy prova a liberare la scuola da burocrazie e centralismo
25 Febbraio 2008
Il mantra education, education, education, con il quale i laburisti britannici impostarono la loro campagna elettorale prima di vincere le elezioni del 1997 riecheggia ancora, ma questa volta oltremanica.
Nei primi mesi del suo mandato, il Presidente Sarkozy ha voluto che i problemi della scuola francese fossero studiati da una Commissione internazionale, affidata a Jacques Attali, economista, ex consigliere di Mitterand e presidente della Banca europea per la ricostruzione.
La Commissione, insediata il 30 agosto 2007, era composta da 42 membri annoverando, tra gli altri, anche gli italiani Monti e Bassanini. Lo scorso gennaio ha consegnato il proprio Rapporto dal titolo significativo: “Libération de la croissance française” (“Liberazione della crescita francese”). Uno dei meriti delle 300 proposte contenute nel testo è quello di essere state formulate consensualmente da un gruppo di persone assai diverse per esperienza professionale e convinzioni politiche: dunque, un gruppo ristretto, rispetto alle grandi consultazioni della Commissione Thelot del 2004, ma che ha potuto fornire un’analisi no partisan dei problemi, ad alto livello e in tempi relativamente brevi. Il Rapporto comincia con la scuola, e comprende 3 grandi Obiettivi e 10 Decisioni, ambiziose e dettagliate, che anche Forza Italia si sente di condividere.
Finestra su “Le 10 decisioni”.
1) OBIETTIVO: Tutti i bambini devono avere gli strumenti per vivere in questo mondo:
DECISIONE 1: Migliore formazione per lavorare in nidi e scuole dell’infanzia
DECISIONE 2: Nello “zoccolo” c’è lavoro di gruppo, inglese, informatica ed economia.
DECISIONE 3: Evitare che i bambini ripetano l’anno nella scuola primaria e secondaria
2) OBIETTIVO: Le scuole primarie e secondarie per il successo di tutti gli alunni
DECISIONE 4: Più autonomia alle scuole primarie e secondarie
DECISIONE 5: Valutare i docenti sulla base dei risultati degli alunni
DECISIONE 6: Ai genitori va la scelta della scuola dei figli, sia governativa che privata
3) OBIETTIVO: Valorizzazione di tutte le intelligenze nella scuola secondaria
DECISIONE 7: Rifondare l’orientamento e tenere conto delle capacità non cognitive
DECISIONE 8: Sviluppare gli stage nelle imprese
DECISIONE 9: Lanciare concorsi per l’innovazione
DECISIONE 10: Nei collège un “servizio civile” settimanale.
Le principali peculiarità delle soluzioni francesi, contenute soprattutto nella Decisione 2, sullo studio dell’inglese, dell’informatica e dell’economia, e nelle Decisioni 7 e 8, sulla personalizzazione e differenziazione dei percorsi e sull’alternanza scuola-lavoro, rimandano ad alcune fondamentali innovazioni introdotte dal Governo Berlusconi, con la Riforma Moratti, e sospese negli ultimi anni dal Governo Prodi.
Merita, poi, particolare attenzione la “Décision 6” della Commissione, che è stata giudicata da alcuni commentatori francesi come l’ouverture d’une brèche bienvenue dans le système ossifié de l’Education nazionale.
Finestra su “La Décision 6 ”
( …) “Dei « Diritti (n.d.r. alla scelta) della scuola» saranno attribuiti ad ogni ragazzo e utilizzabili in tutte gli istituti scolastici: questo dispositivo permetterà di stabilire una reale libertà di scelta, per ogni possibile beneficiario rispetto alla vicinanza della scuola governativa e privata convenzionata. In pratica, lo Stato assegnerà ai genitori una somma in denaro per allievo. Ogni genitore potrà utilizzarla in una istituzione scolastica governativa o privata di sua scelta. Il convenzionamento con le scuole private dovrà essere molto stretto sulla natura degli insegnamenti e il rispetto dei valori della Repubblica. I genitori potranno inoltre beneficiare di una totale libertà di scelta della scuola e beneficeranno di questo finanziamento qualunque sia la loro scelta. La Svezia utilizza già questo sistema con profitto”.
I principi espressi dalla Decisione diventano significativi per uno Stato che fino a ieri ha incarnato il modello burocratico e centralista della scuola. La proposta suggerisce di assegnare ai genitori una somma in denaro per allievo perché siano scelte le scuole governative o private ritenute migliori, dando inizio ad una competitività nel sistema. “Le esperienze internazionali – commentava Blair già nel 2005 – suggeriscono che le risorse governative che seguono l’alunno (fair funding which follows the pupil) assieme ad una buona informazione e al sostegno ai genitori, svolgono un’importante funzione nel portare a successo le scelte educative”. Tali passi, in Francia, dimostrerebbero una maggiore libertà di giudizio nei confronti dei sindacati della scuola (che pure rappresentano una fetta considerevole della popolazione), peraltro meglio disposti verso il Governo dopo gli aumenti in termini reali degli stipendi, dovuti alla defiscalizzazione di alcune voci. Al flexiprof, come lo chiamano ormai oltreconfine, sarà inoltre riconosciuto uno stipendio variabile, con consistenti aggiunte se dimostrerà di saper lavorare per il miglioramento degli standard. Ma il nuovo scenario si è potuto presentare all’opinione pubblica francese, considerando anche le performance negative dell’intero sistema educativo francese (in termini di risultati negli apprendimenti, di crescente ineguaglianza e mancato contenimento degli abbandoni, nonostante le ingenti risorse spese per flessibilizzare il collége). Risultati definiti molto deludenti dallo stesso Rapporto che sentenzia senza appello: “La France peut faire beaucoup mieux avec les mêmes moyens”.
Considerando la situazione, non molto diversa, purtroppo, da quella italiana in termini di risultati di apprendimenti e di mobilità sociale, la Francia si apre dunque, prontamente al dibattito internazionale ponendosi sulla scia di quanto era emerso nelle indagini dell’OCSE del 2004 sugli scenari della scuola del futuro e nei rapporti inglesi sull’evoluzione dei sistemi (NCSL, 2003) e sulla necessità di aprire ad una competitività tra le scuole (Rapporto O’Keeffe, 2007). Nello stesso periodo venivano pubblicati il Documento Clarke “Five Year Strategy for Children and Learners” (2004) che poneva l’attenzione sull’anacronistica standardizzazione della scuola, mentre il rivoluzionario White paper dell’anno successivo (“Higher Standards, Better Schools For All”) spingeva Blair ad indicare la necessità di far passare lo Stato da provider a commissioner. Una vision già condivisa da alcuni degli Stati che presentano ottime performance PISA, come Finlandia, Svezia, Irlanda.
Da noi, lavorando di anticipo, proposte per uno Stato più di guida che di mera gestione e indicazioni per una riallocazione delle risorse finanziarie partendo dalla libera scelta delle famiglie sono state avanzate da Forza Italia, sia a livello nazionale (Proposta di Legge N. 2292 – A.C) che regionale (“Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia”). Forza Italia le ha rilanciate come priorità nel dibattito politico, introducendo anche la possibilità per le scuole autonome di trasformarsi in Fondazioni e di aver partner, anche non governativi, che le sostengano. Tali partner potrebbero entrare nell’organo di governo della scuola se accettano di contribuire a migliorare gli standard di competenza dei singoli studenti, e quelli di qualità complessiva dell’istituzione scolastica. Con l’avanzare delle nuove sfide dovremo, inoltre, intervenire prioritariamente sull’autogoverno delle scuole, sul perfezionamento dei sistemi di valutazione e, prima ancora, su un’efficace preparazione degli insegnanti. Da parte nostra siamo, dunque, già da tempo pronti a fronteggiare le sfide in atto, rispondendo con decisione ai mutamenti degli scenari europei ed internazionali.
Sarebbe auspicabile su questo terreno registrare, anche nel nostro Paese, convergenze al di là degli schieramenti nell’interesse del futuro delle giovani generazioni. Non si vede, del resto, perché le stesse persone italiane che hanno contribuito alle proposte Attali non debbano sostenere le nostre che ne sono, per così dire, state un’anticipazione.
OECD/CERI (Centre for Educational Research and Innovation) “Schooling for Tomorrow“, 2004. Lo studio dimostra che gli scenari possibili sono vari, ma vanno verso un ruolo alternativo delle istituzioni rispetto al modello burocratico dei nostri giorni. Modelli alternativi sono determinati dalla già diffusa disaffezione degli utenti strategici (in primo luogo il mondo produttivo) che non incontrano più la scuola, fallita soprattutto negli aspetti educativi e attinenti le capacità metacognitive e trasversali. Per altro verso, al centro del processo emerge la domanda organizzata ed esigente dei genitori/studenti, che non si presenta compatta ma variegata, con differenti opzioni (key role of choice by different “users”) per nuovi e differenziati enti gestori (providers) che dalla società civile scendono in campo operando accanto alle scuole “pubbliche”. Questa trasformazione è accompagnata da riforme radicali sia nel finanziamento, per quota capitarla, che va a genitori e studenti attraverso vaucer e buoni studio, sia negli incentivi e nelle “infrastrutture” educative: prima fra tutte la capacità del sistema di formare i docenti con percorsi selettivi, lunghi e di alto profilo.
NCSL – National College for School Leaders (il College nazionale dei dirigenti scolastici inglesi), Possible Futures: four scenarios for schooling 2030, Londra, 2003.. Lo studio offre quattro possibili scenari per l’istruzione del futuro per i prossimi 25 anni. Anche qui, le istituzioni educative tradizionali sembrano perdere progressivamente il monopolio a favore di altre agenzie e, contemporaneamente, assumere la funzione di parametro di riferimento per gli altri enti erogatori dei servizi educativi.
Economic Research Council,The Spectre at the Economic Feast: Why our schools should be privately financed, by professor Dennis O’Keeffe, June 2007, Edited by Dan Lewis, Erc Comparative advantage series – Paper 3. Lo studio individua le cause della crisi del sistema educativo inglese nell’eccessiva presenza dello Stato nel sistema di istruzione e nel finanziamento degli istituti governativi. il Governo dovrebbe liberare il mercato dell’istruzione aprendolo il più possibile all’iniziativa privata, ovvero promuovendo una capillare ed efficiente competizione. Ciò – si legge nella ricerca – è realizzabile attraverso una politica fiscale che incentivi e sostenga i piccoli istituti scolastici a livello di comunità, e promuova l’ingresso delle organizzazioni no-profit nel campo dell’istruzione. Per O’Keeffe la competizione nel sistema scolastico premia il talento e la mobilità sociale.
Il Documento Clarke, l’allora Ministro dell’Educazione, partiva dalla constatazione che, a differenza di altre attività pubbliche come i servizi postali, il modello britannico di servizio scolastico è monolitico, con un prodotto di base e standard uguale per tutti. Pertanto si proponevano alcune piste di azione: maggiore personalizzazione e più ampia offerta a partire dai bisogni dei ragazzi, dei genitori e degli alunni; apertura a nuovi provider e a nuove modalità di offerta del servizio educativo; maggiore autonomia finanziaria; più responsabilità allo staff nello sviluppare supporti di qualità per la valutazione e l’insegnamento; sinergie tra gruppi di genitori, docenti ed organizzazioni del volontariato per fornire una più ampia gamma di opportunità inclusi più alti livelli di attività sportive e culturale fuori orario come club, associazioni e attività residenziali.
“Higher Standards, Better Schools For All”. Nel nuovo sistema, ogni scuola decide se diventare una Fondazione (Trust), con la possibilità di avere nuovi partner che la sostengano, entrando nell’organo di autogoverno della scuola e contribuendo ad innalzare gli standard. Questi partner sono Enti, fondazioni, gruppi di genitori o di cittadini, altre organizzazioni non-profit. Anche le aziende possono partecipare valorizzando il curriculum nazionale e adattandone le indicazioni “to suit their circumstances and ethos”. Le Trust school, definite come “independent, non fee-charging schools”, mirano ad immettere nel sistema educativo una concreta e diversificata iniezione di risorse (real diversity of provision), bilanciata dalla possibilità di accesso anche per le fasce più deboli della società (ensure that the benefits of chioce are available to all). Ciò avvantaggerebbe soprattutto la classi povere e medie, che non hanno i mezzi per accedere alle migliori scuole non sussidiate. Particolarmente forti, in ogni caso, sarebbero, per un verso, i controlli ispettivi da parte delle autorità pubbliche e, per altro verso, le azioni di informazione e orientamento per genitori e ragazzi.
