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Sarkozy, ritratto di un presidente che vince e convince

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Il quotidiano francese di orientamento conservatore Le Figaro sottolinea che il nuovo sito del Presidente della Repubblica è di fatto un “copia-incolla” del sito dell’uomo politico Nicholas Sarkozy, sarkozy.fr: due siti, un’unica identità. Senza alcuna differenziazione istituzionale, quasi ad accentuare con vigore che Monsieur le President è un’identità politica forte, la stessa individualità espressa dal politico più interessante degli ultimi dieci anni, almeno a mio avviso, cioè Nicholas Sarkozy.

Esiste un unico modello di azione politica per Sarkozy e i suoi gesti sono sempre volutamente invadenti, tanto da suscitare scandalo fra i benpensanti anche di destra, i gollisti vecchia maniera, tanto sobri quanto inefficaci. Sarkozy è l’espressione più geniale e creativa della politica postmoderna, che esibisce un accento esistenziale paradossale per la dottrina politicamente corretta del ‘900: dal temperamento nasce un metodo. E, dunque, un’azione. E’ l’azione del Presidente a travolgere oggi la Francia e pochi anche da quelle parti comprendono che tutto in Sarkozy è espressione di una precisa posizione di fronte alla storia.

Osserviamo i passaggi dominanti della sua vicenda presidenziale fino ad oggi: entra all’Eliseo e cambia tutto, la squadra dei ministri, snella e compatta, creativa, con personalità fortemente connotate, non un gruppo di yes men o yes women, perché ci sono anche molte donne, il tutto senza retorica. Applicando alla realtà le proprie convinzioni. Con spirito anticonformista, senza pose. Facendo errori di comunicazione e con eccessi di frenesia attivistica, ma sempre secondo gli schemi della patinata istituzione repubblicana. Mentre il popolo ama tanto Sarkozy da apprezzarne l’opera fin qui attuata, a giudicare da un qualificato sondaggio commissionato da Le Figaro.

A questo punto, inizia la caccia mediatica da parte della stampa di sinistra al mostro Sarkozy, al vitalista spregiudicato, amico degli affaristi del regime economico. E Sarkozy spiazza tutti ancora una volta. Picchia duro contro Trichet, mette a soqquadro il sancta sanctorum burocratico-burocratico della BCE e inizia a spargere i semi del suo verbo neoliberale populista: al centro della società ci sono il lavoro e l’impresa. Ci vogliono colossi nazionali che fatturino e producano gli assetti istituzionali dell’economia, dopodiché avanti tutta con il lavoro, la qualificazione della manodopera, la società attiva diremmo noi. Chi è avanti deve pensare a chi sta indietro e il liberalismo non è soltanto mercato, ma anche persona, libertà solidale e responsabilità per sé e per gli altri. In modo che chiunque risulti utile a sé ed agli altri.

E la sinistra socialista ha fatto flop: Le Monde mette nero su bianco la sua fine storica da mesi. Uno strazio certamente angosciante per il popolo di sinistra francese. Qualche lezione dovrebbero cavarla fuori da questa dipartita storica del socialismo anche i post-comunisti anch’essi defunti. Nota bene: e i socialisti francesi hanno avuto due settennati del “Re” Mitterrand. E, nonostante ciò, non hanno capito niente della globalizzazione, si sono seduti sulla tecnocrazia gestionale, da un lato, e sul massimalismo sociale e radicaleggiante. Risultato: morte storica. Non di un’idea, ma anche di una politica implementabile a partire da quell’idea. Sarkozy, intanto, andava avanti inserendo socialisti storici nella sua squadra, con il massimo rispetto della libertà, gente come Rocard e Attali, non pivellini qualsiasi. Temperamenti forti che oggi ammirano Sarkozy. E che appoggiano anche la sua riforma costituzionale. Il che non è proprio uguale a zero. Infine, il Presidente si riavvicina all’America e riesce a trarre un vantaggio immediato da questa operazione: la Casa Bianca oggi ascolta Sarkozy come un interlocutore privilegiato. Un’altra rivoluzione per la Francia Repubblicana: non si dà grandeur senza forti alleati. Gli USA sono i più forti e la Francia ha tutto l’interesse a privilegiarli, proprio perché aspira ancora alla sua grandeur. Una rivoluzione copernicana. Attuata attraverso la dirompenza creativa di una individualità umana che traduce le proprie convinzioni in ambito politico, non considerando separata la vita, con gli accenti soggettivi e soggettivistici (ovvero, il temperamento), dalla politica. Un paradigma che la cibernetica definirebbe aperto e certamente vincente.

Ultimo atto: l’educazione. Sarkozy si rivolge agli insegnanti chiamandoli “educatori” e ribadendo la sua spietata critica all’ antiautoritarismo sessantottino. L’educazione laica non può essere avalutativa e deve essere una creazione di individualità forti e capaci di affrontare un mondo insicuro e insieme affascinante. Questa la filosofia di fondo dell’intervento. L’obiettivo non è tanto il “che fare” immediato, quanto soprattutto il “come fare” affinché la realtà sociale, istituzionale, economica e culturale possa cambiare stabilmente e durevolmente. Anche nell’età della globalizzazione, che molti analisti inscrivono nella permanente rivoluzione del re-immaginare, del distruggere ogni tre anni, tutto, dall’economia ai modelli comportamentali.

Il progressismo francese non comprende quest’aspetto, ricacciando l’idea di “progresso” negli scantinati della storia, facendo una battaglia di retroguardia ad un Presidente che non cessa di essere politico, rifiutando di farsi astrattamente “statista”. L’individualità creativa, nella politica, fa riemergere proprio quello spirito civile e quel consenso democratico che in Italia reclamiamo a gran voce. Una riemersione dovuta all’impatto di un’individualità e di un temperamento sulla realtà quotidiana e sulle istituzioni. Un temperamento che accetta di sbagliare ma non accetta il fatalismo della decadenza e della crisi storica di un Paese. Gordon Brown sta ritrovando smalto, smentendo chi lo voleva solo un burocrate intellettuale prestato alla politica, e, con un balzo in avanti, sta riconquistando la società impegnata nel no profit, molto importante in Inghilterra e non solo da quelle parti, e il suo partito.

Le circostanze aprono la strada ai leaders, come sapeva Churchill. Anche in un chiaroscuro umano insopportabile per gli schematismi ideologici. Una “zona grigia” che fa tanto temperamento e tanto politica come avventura personale. Il solo modo per cancellare dal vocabolario la banale invenzione linguistica oggi sulla bocca di tutti: antipolitica.

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1 COMMENT

  1. Sarkosy, ritratto di un presidente che vince e convince.
    A me personalmente piace molto Sarkosy. Ne vorrei
    uno anche qui da noi. Uno che si avvicina un pò a
    al presidente francese è Il Cavaliere. Purtroppo
    in Italia abbiamo ancora una visione della politi-
    ca troppo legata ai particolarismi. (Il mio orto
    no si tocca, ma quello degli altri si). Il Cava-
    liere ritengo sia una specie di cometa che transi-
    ta nell’orizzonte politico italiano ma temo che
    poi ritornerà tutto come prima. Raccomanadazioni,
    ammiccamneti, favoritismi e chi più ne ha più ne
    metta. Quel signore che abbiamo adesso a Palazzo
    Ghigi mi sembra un burocrate tipo URSS. Grigio,
    impacciato, poco attraente, e poi dice sempre le
    stesse cose. Mai una volta che abbia infondere
    fiducia nel popolo italiano. Sempre tasse, sacrifici (Poi vengo a sapere che ha elargito agli
    sttali ben dicansi @ 3.700 milioni ) a una categoria che come minimo dovrebbe dimagrire
    della metà. Noi è con queste cose che dobbiamo fare i conti e devo dire che sono molto pessimista in un cambio di rotta.
    Cordiali saluti daniele.martarelli@alice.it

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