Scontro Cuffaro-Lombardo: in Sicilia è tutti contro tutti

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Scontro Cuffaro-Lombardo: in Sicilia è tutti contro tutti

09 Febbraio 2009

 

All’oggi, sotto il cielo politico di Sicilia, è l’incertezza a far da padrone. Incertezza grande, a cui va affiancato un altrettanto cospicuo fattore imprevedibilità. Difficilissimo per non dire impossibile infatti anticipare quali saranno gli scenari, le alleanze, le rotture e così via, che emergeranno nelle prossime settimane. Specie dopo che l’Assemblea regionale avrà deliberato in materia di riforma della Sanità e parallelamente  si  sarà schiarito quale futuro europeo (anche se l’orientamento attuale sembra quello della corsa solitaria) toccherà in sorte al governatore Raffaele Lombardo e al suo partito autonomista, il Mpa.

Questi i nodi essenziali intorno a cui ruotano una serie abbastanza consistente di fattori collaterali che abbracciano l’intera maggioranza composta a Palermo dalle forze del Pdl con l’aggiunta dell’Udc (fortissima al di là dello Stretto), ma anche la formazione  capitanata dal presidente della Regione e l’opposizione, debolissima per quanto concerne i numeri eppure non meno nervosa e frammentata.

Nella giornata di venerdì, intanto, sono successi i seguenti eventi. A Roma Lombardo ha avuto un colloquio piuttosto lungo con il Cav. Presumibilmente, si è parlato delle divisioni che lacerano la maggioranza locale e i destini elettorali del Mpa. In merito, sono poche le indiscrezioni se non una smilza e anodina  dichiarazione di Lino Lenza, uno dei colonnelli lombardiani,  sulla “solidità” del rapporto fra premier e presidente della Regione. Intanto, sempre venerdì l’ex governatore e leader incontrastato dell’Udc, Totò Cuffaro  – ai ferri cortissimi da mesi con Lombardo, dopo esserne stato lo sponsor – ha smentito piccato le voci ricorrenti che parlano di un suo imminente passaggio fra i berluscones, dichiarando al contrario fedeltà incontrastata a Pierferdinando Casini. E ancora venerdì è proseguito il tira e molla delle prese di posizione, per nulla rassicuranti, fra i big della maggioranza. Nel mirino, ma lo è da settimane, l’assessore alla Sanità, l’ex piemme Massimo Russo, contro cui è in corso un autentico tiro al bersaglio. Sabato, poi, l’ulteriore botta con Cuffaro che, fuori dai denti,  ha affermato di non condividere punto le scelte del suo successore, mentre un luogotenente del governatore in carica, Giovanni Pistorio, dice che “Totò abusa della pazienza del presidente”.

Martedì prossimo se ne discuterà in commissione mentre il giorno diciassette dovrebbe essere l’aula del palazzo dei Normanni a deliberare sull’oggetto del contendere. All’oggi, si è all’incirca allo stallo. Mentre nei giorni precedenti si era all’incomunicabilità se non all’insulto personale. Certo: fra il responsabile della Sanità e il grosso del Pdl esistono da sempre forti distanze suoi modi di intendere il riordino della spesa ospedaliera, decisamente fuori controllo.

All’inizio della settimana sembrava che grazie al lavoro dei non pochi pontieri si fosse in zona schiarita e in prossimità di portare a casa qualche risultato. Molti garantivano un’intesa prossima e una via di mezzo possibile. La tregua però è durata letteralmente lo spazio di un mattino e le cattive parole sono seguite a ruota. I plenipotenziari del Pdl e dell’Udc sono giunti a affermare: “Con lui non trattiamo più e siamo pronti a querelarlo”, dopo che Russo aveva alluso neppure tanto fra le righe al malaffare e alle smanie di “poltrone” a proposito dei veri intenti dei suoi critici. Insomma, ancora riforma in alto mare e di converso fibrillazione a mille.

Lo stato dell’arte promette alternativamente burrasca ma anche voglia di evitare la rottura senza ritorno. Sicuramente nei prossimi giorni, in vista delle scadenze istituzionali in agenda, si proverà a ricucire. Si tornerà sull’ipotesi mediatoria, improvvisamente saltata, e insieme l’ Mpa cercherà di valutare, a livello nazionale, quali sono gli sbocchi di dialogo ancora potabili (al riguardo i lombardiani fanno intendere di un colloquio tuttora aperto con il Cav) per una sua presenza, non virtuale, alle prossime elezioni comunitarie.