Home News Se anche Draghi vuole l’Europa in mano a Berlino

Dopo l'intervista allo Spiegel

Se anche Draghi vuole l’Europa in mano a Berlino

6
70

La tesi dell'onorevole tedesco che, dopo aver sentito il discorso di Mario Draghi al Bundestag, lo ha definito «prussiano dell'Europa meridionale» appariva, sino a venerdì, un po' esagerata. Ma ora, dopo l'intervista di Draghi allo Spiegel, in cui sostiene la tesi tedesca per cui gli Stati indebitati debbono accettare la sorveglianza sulle loro leggi finanziarie e sui loro bilanci di uno speciale Commissario europeo, quell'affermazione del parlamentare tedesco rischia di diventare sin troppo realistica, perché, come detto da Draghi, ciò comporta una cessione di sovranità nazionale «al livello europeo».

Dunque, la preoccupazione di Silvio Berlusconi, per un asservimento dell'Italia al potere finanziario tedesco, non è basata su fantasie, ma su preoccupazioni fondate. Bisogna farsene una ragione e trarne le conseguenze. Draghi - dopo aver affermato che, per ristabilire la fiducia nella zona euro, i Paesi membri devono cedere parte della sovranità al livello europeo -, ha aggiunto che i governi hanno già adottato misure che sarebbero apparse impensabili un anno fa, ma che non sono sufficienti. Poi, tralasciando il linguaggio cauto, proprio dei banchieri centrali, ha detto, con brutalità di sapore prussiano, che «molti governi non hanno ancora capito di aver perso la loro sovranità nazionale da tempo perché si sono pesantemente indebitati e sono alla mercé dei mercati finanziari». Conclusione: ecco come e perché Draghi appoggia la tesi di Wolfgang Schäuble, ministro tedesco delle Finanze, secondo cui occorre il supercommissario Ue che possa non solo supervisionare, ma anche porre il veto ai bilanci nazionali, su singole voci, sovrapponendosi ai ministri dell'Economia.

Il ragionamento è crudo e chiaro. Per mantenere in vita l'euro, la Bce è disposta a fare interventi di stabilizzazione finanziaria di acquisto di titoli degli Stati indebitati, onde alleviarne lo spread elevato che li taglieggia, solo a condizione che essi diano una garanzia permanente di raggiungere e mantenere il bilancio in pareggio. Poiché gli Stati molto indebitati che avrebbero bisogno di questo intervento della Bce non hanno fatto abbastanza per questo obbiettivo, bisogna che agiscano di più. Ma poiché (...)(...) non vi è garanzia che, raggiunto il pareggio e ricevuto il soccorso della Bce in cambio di ciò, lo mantengano e riducano il loro rapporto debito/Pil in modo da tranquillizzare i mercati, è necessaria una vigilanza non solo transitoria, prima di ottenere quell'intervento, bensì permanente, da parte di un'autorità esterna ad hoc per evitare che il beneficio ricevuto li induca, poi, al lassismo.È evidente che, così, dovremmo cedere la nostra sovranità finanziaria pubblica non a un governo, eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei voti, come si usa in una Federazione o Confederazione, ma a un super Vigilante, che non sarebbe in grado di prendere le sue decisioni senza il consenso degli Stati dotati della tripla AAA, ossia soprattutto della Germania e del suo gruppetto: che non sono maggioranza, in termini di voto popolare, ma di potere finanziario e condizionamento della Bce.

Draghi fa il mestiere di difensore dell'euro, costi quello che costi agli Stati ad alto debito. Ma noi, in Italia, che dobbiamo fare per non trovarci intrappolati? Non è il momento di cincischiare. Dobbiamo impedire che l'Italia abbia una maggioranza di sinistra o di sinistra e centro che, nella migliore delle due ipotesi, non farebbe che continuare nella linea del governo Monti, prigioniero di queste ali, di fatto, maggioritarie della sua coalizione. La linea attuale consiste nel pareggio del bilancio premendo sulle imposte, anziché sul taglio delle spese. Non c'è nessuna politica di crescita economica basata sul rilancio degli investimenti mediante iniziative di mercato con contributo della mano Statale, nessuna riduzione dell'area pubblica, con alienazione di beni per abbassare il debito e dare più spazio ai privati. C'è la nuova tassazione della proprietà immobiliare con particolare riguardo al ceto medio, ci sarà la Tobin tax che deprimerà la Borsa italiana collegata a quella di Londra e accrescerà la nostra dipendenza dalla finanza dell'Eurozona.

Si sta continuando nella politica di controllo centralizzato del mercato del lavoro, anziché puntare sui contratti decentrati alla Marchionne e sul premio fiscale alla produttività e sulla libertà di contratto, e sul ricorso all'arbitrato invece che al magistrato del lavoro. Questo è il meglio che si possa avere con una coalizione che dopo le elezioni continui quello che è il nostro pasto attuale. Figuriamoci se ci fosse un governo Bersani-Vendola. Allora il nuovo vigilante europeo ci «commissarierebbe» in pieno. La linea va rovesciata, per poter dire «no» all'avvento di un Herr Kommissar e per non avere più paura dello spread, che è il suo profeta.

Tratto da Il Giornale

  •  
  •  

6 COMMENTS

  1. Parole sante.
    Parole sante! Ma quando pensiamo ad un modo coerente per opporsi a questa scempiaggine delle sovranità nazionali….un tanto al chilo, non ne sovviene alcuno. Di fatto, l’Italia ha tuttora dei forti sostenitori dell’euro, costi quel costi, e cioè in mancanza di analisi lucide portate avanti da gente responsabile ed accantonando il richiamo politico in quanto il paese vale ben più di un credo, dicevo, in mancanza di questa seria presa di coscienza, verremo serenamente commissariati. Bella prospettiva davvero se si considera che una volta entrati in casa si prenderanno tutta la libertà di fare ciò che vorranno. Chi potrà opporsi a quel punto?

  2. Allora calcoliamo meglio i
    Allora calcoliamo meglio i debiti…anche della Germania.Dopo di che i controlli ci sono e c ‘erano,basta farli,sempre e per tutti.Di sovranità ne abbiamo ceduta anche troppa.

  3. europa
    sono sempre più certa che c’è un disegno per renderci schiavi : la perdita della sovranità significa, al netto del malgoverno che non si può negare, che dovremo sottostare alle politiche economico finanziarie dei banchieri che dettano legge a Bruxelles.
    Perchè chi guadagna dai debiti? le banche centrali .
    Chi paga gli interessi ? noi.
    Chi stampa i soldi per noi? non più i nostri stati , ma dei privati, che non lo fanno gratis.
    E saràsempre peggio, strozzati come siamo dal pagare interessi su interessi.,
    Quando apriremo gli occhi? L’unica cosa da fare è promuovere in tutta Europa un referndum e chiedere se il popolo vuole ancora stare in questa Europa.

  4. Basta con Monti
    Ottimo intervento (tranne che sulla cosa della mano pubblica in economia). Finalmente qualcuno nel centrodestra che chiama per nome le politiche di Monti: stronzate. Monti sta facendo campagna per sé stesso, incantando alla grande tutti i baluba, annidati sprattutto al centro, che lo venerano come delle scimmie microcefale venererebbero il capo branco. Berlusconi ha ragione, ma, dalle parti del PdL, le palle sono evaporate da un pezzo. Rimangono tanti gattini miagolanti capaci solo di dire “moderati”. L’unica cosa sensata da fare adesso è togliere di torno il cancro statale nei confonti del quale la prosopopea finto sapiente di Monti ha da subito alzato le braccia, preferendo nascondersi vigliaccamente dietro l’arroganza fiscale. Anche i decerebrati della sinistra si sono convinti che così è troppo, nonostante il loro marcio credo statalista. Adesso basta. Se volete il nostro voto, liberateci da Monti e dalle catene europee.

  5. + stato, – stato… anzi, mix
    un’azienda privata deve incassare giustamente più di quanto spende perchè deve fare profitti, questo è ok. ma, spesso, non vogliono fare molte cose che lo stato può permettersi di fare, proprio perchè può permettersi di NON guadagnarci su. poi, anche le aziende private si indebitano, ripagano i debiti e li rifanno e nessuno se ne preoccupa (se non in momenti di crisi, come l’attuale) e l’economia segue il suo corso…

    voglio dire, ciò che vale per uno stato vale per chiunque: il problema non è il debito ma perchè lo contrai. lo stato si indebita per fornire infrastrutture e servizi ai cittadini, servizi che difficilmente fornirebbero i privati per insufficiente redditività (e garanzie di continuità?). allora, diciamolo chiaramente: il problema non è il debito pubblico che, se gestito correttamente, è una fonte di investimento poco rischiosa per i risparmiatori e uno strumento di gestione finanziaria a cui uno stato non può rinunciare, perchè se finanzia la crescita si ripaga… esattamente come quello privato!

    certo, nel contesto attuale di sovranità nazionale e monetaria limitatissima, la gestione del debito non può che portarci a inginocchiarci col cappellino in mano davanti alla merkel… che, ben lieta di lanciarci le briciole, riscuote lauti interessi e ripaga il suo di debito!

  6. @indignata speciale
    Nessun governo ha mai gestito correttamente il debito pubblico, ma tutti hanno sempre approfittato di esso (e del meccanismo dell’inflazione monetaria) per garantire la propria sopravvivenza. Se prima si concede alla politica la possibilità di giocare con il nostro futuro, poi c’è ben poco da indignarsi se quest’ultima ne approfitta.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here