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Sottosopra

Se i figli degli immigrati hanno accesso agli asili e i nostri no qualcosa non va

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Ci risiamo: come ogni anno migliaia di famiglie di lavoratori italiani si sono viste respingere le domande d’iscrizione alle scuole materne a favore di immigrati. Il fenomeno ha del pazzesco, perché ha dimensioni tali, è talmente fuori controllo che crea una situazione abnorme. I lavoratori italiano sono infatti costretti a sobbarcarsi di fatiche e lavoro in più per riuscire a trovare posti in asili lontanissimi da casa, mentre gli immigrati mandano i loro figli in classi che si possono definire demenziali.

La Cronaca di Milano del Corriere di lunedì scorso riporta i dati di tre asili milanesi da cui risulta che nell’asilo di via dei Narcisi i bambini stranieri saranno 50 su 67, in quello di via Carnia 15 su 29, in via S. Mamete 13 su 26. La ragione di questa palese ingiustizia è ovvia: sul piano formale le famiglie straniere hanno redditi minori e quindi scavalcano gli italiani nei punteggi. Ma è possibile che le ammissioni siano ancora oggi stilate secondo criteri che prescindono da questo drammatico problema? E’ possibile difendere davanti a lavoratori italiani che da sempre pagano le tasse, il fatto che un figlio di immigrati regolari arrivati in Italia da un anno, ha più diritti di loro di pretendere dallo Stato un servizio sociale indispensabile in condizioni di praticabilità?

La cosa più incredibile però, è che questo problema, che in molte zone urbane d’Italia si riverbera anche nelle scuole elementari e medie, è assolutamente senza controllo. Non solo, sfugge ad ogni dibattito. Pure, è evidente, che è proprio qui, nella assenza assoluta di politiche di integrazione degli immigrati regolari la ragione di fondo del voto leghista del Nord. Certo, il tema della sicurezza, del caos dei clandestini è sulla bocca di tutti. Ma è altrettanto certo che se domani, con una bacchetta magica, fosse risolto, il disagio assoluto del nord nei confronti dell’immigrazione sarebbe solo leggermente attutito. D’altronde, la marcia della Lega contro il villaggio dei Rom in costruzione a Venezia non ha nulla a che fare con il tema dei clandestini. Quei Rom sono cittadini italiani e la Lega ha buon gioco a soffiare sul fuoco dell’irritazione di lavoratori italiani che vedono costruire un degnissimo -e utile- villaggio per i Rom, quando nessuno si preoccupa di costruire case popolari per loro.

Qui, sul problema della scuola -a partire dagli asili- e sul problema della casa si gioca in realtà la partita vera dell’immigrazione regolare in Italia. Ma su questo terreno spiace dire, non c’è nulla, assolutamente nulla. A venti anni dall’inizi dei flussi migratori l’Italia non ha nessuna politica per la loro integrazione temporanea. A Milano, a d esempio, il capogruppo della Lega a Palazzo Marino avanza una proposta più che ragionevole, che parte dalla constatazione banale -ma drammatica- che in quegli asili un bambino su tre, quando va bene, ma più spesso la metà o più, non parla l’italiano e che, peraltro gli immigrati parlano due, tre, quattro lingue: “Bisognerebbe concordare un tetto massimo, una percentuale di bambini stranieri ammissibili in ogni classe”. Saggia proposta che però comporta non un esercizio di statistica, ma una discussione seria sui criteri non emergenziali, ma pedagogici e di integrazione da adottare.

La sinistra non ha nulla da dire al riguardo se non promettere accorciamenti demenziali del periodo sufficiente a diventare italiani e quella vera e propria bomba atomica demografica irresponsabile che verrebbe provocata dall'eliminare lo ius sanguinis, sostituendolo con lo ius soli, per cui diventerebbe italiano chiunque nasca in Italia. Una follia. Il centrodestra, da parte sua, tranne la Lega, non ha idee al riguardo. Le hanno i singoli sindaci, le ha la Moratti, ma stranamente nessuno si incarica di occuparsi centralmente del tema. Il centrodestra ha vinto le elezioni perché si è proposto, credibilmente, come forza riformatrice. E’ arrivato il momento di capire che la prima riforma da elaborare è quella che regoli l’integrazione temporanea -e anche quella definitiva, ma parziale- degli immigrati nel nostro paese

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9 COMMENTS

  1. Berlusconi ha governato 5
    Berlusconi ha governato 5 anni.Ora è di nuovo al governo.La Lombardia e Milano sono da anni amministrati dal centrodestra.Il quale non avrà le idee folli di certa sinistra,ma più semplicemente non ha idee.Nessuna visione di lungo periodo.Nessuna riflessione sull’immigrazione nel suo ammontare complessivo e nella sua sopportabilità.Per Berlusconi contano molto le esigenze delle imprese,un pò il problema sicurezza.Stop.

  2. Immigrati e Welfare State
    Ottimo articolo, i problemi derivanti dalle immigrazioni di massa che incessantemente subiamo non riguardano infatti solamente la sicurezza e la criminalità come pare pensi la maggioranza dei nostri politici di centro-destra.

    Spesso a sinistra si ripete acriticamente che dobbiamo ringraziare gli immigrati perchè “pagheranno le nostre pensioni” in realtà però luoghi comuni a parte, non ci si sofferma mai nel riflettere su quanto gli immigrati vanno a pesare sul nostro welfare state.

    E vedere nelle classifiche per l’assegnazione di case popolari (o di un posto all’asilo per i propri figli) degli italiani (che con le loro tasse hanno contribuito da generazioni a rendere l’Italia nel bene e nel male ciò che tuttora è) scavalcati da stranieri provenienti da ogni dove, che prima di emigrare in Italia non hanno versato allo stato italiano nemmeno un euro è semplicemente vergognoso.

  3. pensioni sociali per immigrati
    D’accordissimo con l’articolo e il commento di Claudio V. tra l’altro a chi sostiene che gli immigrati pagheranno le nostre pensioni sarebbe il caso di far presente l’elevato numero di pensioni sociali versate ad immigrati (spesso anziani ricongiunti) che non hanno mai versato alcun contributo pensionistico.

    http://archiviodisupporto.splinder.com/post/16396338/Beffa+all%27Inps

    http://gazzettadimodena.repubblica.it/dettaglio/Pensioni-gratis-agli-stranieri-e-boom/1462503

    Speriamo che il nuovo governo faccia qualcosa…

  4. Sottosopra – Asili e bambini
    Mi stupisce che né l’articolista, né i commentatori abbiamo proposto di avere più asili, invece di distribuire i posti disponibili in base alla nazionalità dei bambini. Una famiglia di amici italiani è in Francia da pochi mesi e non ha avuto nessun problema di graduatorie per mettere una bimba al nido e l’altra alle materne. Semplicemente perché lo stato francese da più di vent’anni ha individuato un numero incredibile di modalità organizzative diverse per rispondere al bisogno di tutte le famiglie (senza distinzione di nazionalità): asili tradizionali pubblici, asili privati, asili aziendali (anche turni serali o di notte), asili parentali (una mamma, o più mamme a turno, retribuite, tengono in casa propria fino a 4 bambini), assistenti materne private a domicilio a qualsiasi ora, su richiesta anche saltuariamente per poche ore : tutte forme controllate dai servizi sociali comunali, e finanziate dallo stato con una parte molto sostenibile a carico delle famiglie(gratis per redditi bassi). Molte di queste forme sono attuabili subito anche in Italia, a costi modestissimi; senza bisogno di nutrire rancore per famiglie di altre nazionalità e per i loro figli. Il problema siamo noi: un paese incapace di organizzarsi, dove tanti parlano e pochi si danno da fare per affrontare davvero la realtà. Avere più posti dove mettere i figli quando lavoriamo è una soluzione che fa stare meglio tutti, senza bisogno di andare a vedere la nazionalità delle famiglie.

  5. asili…
    E’ vero, non dovrebbe essere un problema di nazionalità dei bambini per l’accesso agli asili, ma di fatto lo è !
    Lo è, perchè qualcuno lo ha fatto diventare, con forme di ipertutela per gli immigrati, fregandosene della conseguente inequità di trattamento verso le famiglie italiane. Stesso discorso vale per l’edilizia popolare…

  6. asili…
    E’ vero, non dovrebbe essere un problema di nazionalità dei bambini per l’accesso agli asili, ma di fatto lo è !
    Lo è, perchè qualcuno lo ha fatto diventare, con forme di ipertutela per gli immigrati, fregandosene della conseguente inequità di trattamento verso le famiglie italiane. Stesso discorso vale per l’edilizia popolare…

  7. Se i figli degli immigrati hanno accesso agli asili …
    Anzichè preoccuparci del numero di ragazzi immigrati che si “devono” integrare attraverso l’istruzione ai “nostri valori” andando a scuola, si propone la limitazione degli accessi ai figli dei migranti.
    Perchè invece non moltiplichiamo gli asili pubblici, con orari più consoni alle esigenze lavorative dei genitori, perchè non facciamo lavorare gli insegnanti nelle graduatorie provinciali ed evitiamo il lavoro sottopagato ed in nero degli asili privati e non in regola!

    Perchè non ci sono i soldi risponderete tutti!

    FALSO!

    I soldi ci sono ma vengono spesi per fare “becero clientelismo”; eliminiamo qualche assessorato, tagliamo le consulenze clientelari, risparmiamo sui privilegi della “casta” eliminiamo lo stupido federalismo, dove ognuno si vuole gestire i soldi delle tasse a suo beneficio personale, fissando stipendi e prebende in maniera autonoma.
    Il federalismo propugnato dalla Lega è anti economico, il numero di assessori, gli uffici e gli stipendi dei “cosidetti manager” devono essere uguali a Udine ed a Palermo.
    Le convenzioni con le AZL devono costare al Nord ed al Sud allo stesso modo.
    Il potere legislativo deve tornare al Parlamento (magari eletto con una diversa legge elettorale).
    Regioni, Province e Comuni devono amministrare, non legiferare.
    Ma tutto questo non fa comodo a chi dovrebbe decidere per il benessere dei cittadini, ma invece pensa solo ai propri “amici”.

  8. immigrati, welfare e asili…
    Io non riesco proprio a capire il discorso secondo il quale poichè abbiamo pagato le tasse fino ad ora , noi italiani abbiamo più diritti degli immigrati.
    Primo: chi stabilirebbe quanti anni di tasse sarebbero sufficienti agli immigrati per raggiungere i ‘nostri livelli’ ? 20, 50, 100 anni?
    Secondo: ma di quali tasse parliamo? non faccio di tutta un’erba un fascio, ma se parliamo al plurale (noi italiani), allora ricordo che in Italia c’è la più alta evasione fiscale d’Europa. E’ facile fare i furbi aggirando il fisco in continuazione, e poi parlare delle tasse degli altri!
    La soluzione è molto semplice: più asili, più posti per tutti.

  9. Ma di quale bomba demografica stiamo parlando?
    Certo che il ragionamento dell’autore di questo articolo è a dir poco curioso, per non dire a volte, prendendo a prestito un aggettivo a quanto pare ad esso molto caro, “demenziale”.

    Lo jus soli c’è in quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale e del Nord America, e non solo tra questi.
    E non ha implicazioni da “covata di pollaio”.
    Il pulcino non è marchiato italiano appena nato, deve comunque avere alcuni requisiti che al momento della nascita sono i requisiti richiesti ai suoi genitori.

    E’ invece intollerabile uno jus sanguinis che preveda accessi estremamente facilitanti per discendenti da cittadini italiani fino al quarto grado residenti ad esempio in Argentina e in Brasile e che non parlano una parola di italiano, non ne conosco la storia, le leggi, la “cultura”…mentre un ragazzo nato in Italia da genitori stranieri resta straniero al 100% fino al 18° anno di età, e a quel punto ha tempo un anno (fino alla mezzanotte del 19° compleanno) per provare una residenza ininterrotta in Italia…

    QUESTO E’ INCIVILE!

    E poi cos’è l’INTEGRAZIONE? Cos’è questa parola se gli immigrati non possono votare, nè per il loro Comune, nè per la Provincia, Regione, Parlamento Italiano ed Europeo?
    Che senso ha?
    “No taxation without representation”, ci hanno insegnato a scuola. E quindi cos’è l’integrazione?
    Per le tasse degli immigrati decidono legislatori italiani. Dov’è l’integrazione? Sugli asili decidono politici e amministratori italiani. Dov’è l’intergrazione? Per i programmi scolastici decidono politici e amministratori italiani. Dov’è l’integrazione?
    La destra e la sinistra sono la destra e la sinistra dei cittadini italiani. E allora dov’è l’integrazione?

    Semplicemente questa parola non ha senso e non l’ha mai avuto.

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