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A proposito di laicismo

Se siamo tutti d’accordo sul crocefisso come mai nelle scuole è sparito?

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Nel territorio fiorentino episodi di laica rimozione del crocifisso dalle aule sono di vecchia data. Un laicismo attivo, se non aggressivo, coltivato in cenacoli radical-socialisti e nella cultura dei pedagogisti della Facoltà di Magistero, la cui memoria è stata celebrata di recente nell’inaugurare la nuova sede.  Il laicismo è filtrato da lì in generazioni di insegnanti, di operatori culturali, di quadri delle amministrazioni locali, e ha prodotto nei decenni questa spoliazione di ambienti e coscienze.  Assente ogni resistenza delle altre culture politiche, minima in Toscana l’opposizione cattolica (laici e clero), quando non siano stati i cattolici stessi, quelli del dialogo e delle sue metamorfosi negli ultimi quarant’anni, a favorire la neutralizzazione degli spazi scolastici. “Nelle scuole fiorentine – scrive Matteo Leoni sul Corriere fiorentino (7 novembre u.s.) – la presenza del crocifisso è ormai un’eccezione. Non è mai stato appeso negli istituti di nuova realizzazione e rimane in poche aule (quasi mai in tutte) in quelli più vecchi. Il simbolo della fede cristiana non è più tra gli ‘arredi’ che vengono forniti da Comune e Provincia e il suo acquisto spetta ai singoli istituti”.  Contro la celebre circolare MPI del 22 novembre 1922 e altre norme regolamentari degli anni Venti, per questo aspetto mai abrogate, e contro la circolare MPI dell’ottobre 1967, Edilizia e arredamento di scuole dell’obbligo.

La breve indagine che il giornalista del Corriere ha condotto presso i dirigenti scolastici e prèsidi (Nelle nostre scuole intanto è sparito) ha dato risultati che confermano un quadro di sorda, passiva, accettazione della perdita di cultura cristiana pubblica che caratterizza la società fiorentina. Non vi è più vis ideologica, se non raramente e in pochi; piuttosto, come tendo a suggerire, una rancorosa trascuratezza, un diffuso impoverimento nella visione del mondo, anche nei colti, aggravati dalla parallela fuga cattolica nel privato “comunitario” e nel parrocchiale. D’altronde cos’è l’emergenza educativa, di cui parliamo con allarme, se non  l’impoverimento, negli adulti, delle istanze a trasmettere all’intero corpo sociale principi e saperi ordinanti?

Nell’università l’impasto di metodo senza contenuti, di generalità (e retoriche civili) senza contraddittorio e di utopismo, che ha nutrito generazioni di educatori nell’intera filiera formativa, ha generato giovani intelligenze in fuga dalla realtà, capaci al più di abitarne gli interstizi necessari alla sopravvivenza. In questa fuga onirica, che qualche volta viene chiamata cultura alternativa, la struttura per sé realissima che è l’ordine cristiano di senso, nei suoi istituti e simboli, resta come fuori portata. Non il cristianesimo è “incapace di parlare” ai contemporanei; ma i contemporanei sono stati resi incapaci, o inidonei, a parlare il linguaggio decisivo della formazione cristiana.

Così, in Toscana, è magari la tipica noncuranza del funzionario, associata ad un anticlericalismo che non sa neppure a cosa si opponga, che decide di ignorare antiche, ma non abolite, norme che chiedono all’arredo scolastico di includere il crocifisso, oltre ad una immagine che rinvii alla patria, e con essa all’ordinamento democratico. Manca spesso anche l’immagine del Presidente della Repubblica; d’altronde l’intelligencija, anche se combatte contingentemente per la “legalità democratica”, è intimamente antistato.

Troviamo sul Corriere fiorentino una curiosa giustificazione, che distingue tra simboli e arredi, contro la competenza linguistica di chi redigeva i testi normativi dei lontani anni Venti. E fa sorridere, poiché sembra venire dall’esperienza di persona concreta per cui gli arredi sono seggiole e tavoli; al più lavagne e carte geografiche (ce ne sono ancora nelle classi?). Sennonché arredo in italiano è proprio la suppellettile fine, fino all’ornamento; ciò che fa di un ambiente più che uno strumento per vivere, uno spazio degno di essere vissuto, e non perché “comodo” ma perché significativo. Vi è poi il dirigente che non aggiunge e non toglie crocifissi.  Ma, dopo un’imbiancatura, il crocefisso spesso non torna a suo posto: è il nuovo che avanza. Vi è chi non vede e vi è chi non chiede. Tutto sembra governato da un’attesa che il tempo operi da solo, non sapendo neppure in che direzione. Alcune di queste attese inadempienti sono certamente deliberate, maliziose, perché un’amministrazione attenta ai propri obblighi eviterebbe omissioni, come in quell’unica scuola pubblica di Firenze in cui si provvede obtorto collo che le aule siano arredate del crocifisso secondo regolamento.

So che i puristi cristiani si scandalizzano di queste recriminazioni. Meno crocifissi e più vangelo! ci dice la figliolanza del sentimentalismo roussoviano. In realtà evitiamo, con ostilità attiva, ma nascondendo la mano, o con resistenza passiva che i forti segni che il Crocifisso concentra in sé giungano dall’anonima (ma così non più anonima) parete di un ufficio o di un’aula alle nostre anime e a quelle dei nostri figli.

La pretesa di giudici europei senza giurisdizione, e senza vera cultura europea, di dare il colpo di grazia alla residua memoria pubblica, negli spazi formativi, del sacrificio e della regalità di Cristo, è solo quello che ci meritiamo, se alla consolante reazione identitaria di questi giorni non corrisponderà una rianimazione di pareti (e di anime) vuote. Sapremo farlo? Vedo troppi attori pubblici con la coda tra le gambe, nonostante la sentenza non sia giustiziabile. Comprensibilmente una mia nipote diciottenne mi chiede se la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo le consentirà almeno di portare una piccola croce al collo.

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4 COMMENTS

  1. Questo articolo è in fondo
    Questo articolo è in fondo la conferma del fatto che il crocefisso, se preso seriamente, ha nella scuola la funzione di un simbolo religioso forte.
    Quindi (semplice conclusione logica), non laico.

  2. Coraggioso e stimolante il
    Coraggioso e stimolante il tuo articolo professore.
    Dici bene caro de Marco, il non citare o l’occultare le verità ultime ”è dei colti”, dei “maestrini” che tutto sanno, tranne che operare e agire concretamente per il bene della collettività. Sappiamo che imitare lo straniero è un vezzo tutto italiano, questa volta pèro la ragione della rimozione del Crocifisso andrei a ricercarla tra le radici del periodo preunitario, laddove i repubblicani predicavano l’odio verso la Chiesa, il cui strapotere economico e finanziario li infastidiva… Dunque essi “rivoltavano” il trascendente a proprio tornaconto, e Firenze, fugace capitale, non fu esente.
    D’altronde l’altra capitale, Napoli, se non ricordo male, alle pendici del promontorio di Capodimonte fu la prima “loggia segreta”, a partorire idee illuministico-rivoluzionarie. Guarda caso perpetuata nel magistero di Suor Orsola Benincasa, (basta leggere la composizione dei relatori dei convegni che negli anni settanta organizzava quel rettorato).
    Se oggi si rischia di restare nuovamente mutilati della nostra identità cristiana, l’ordine proviene da un nucleo di personaggi stranieri non ancora bene identificati. Domandiamoci dunque da quale cultura proviene la rimozione della croce – simbolo di morte per la redenzione – se non da un incrocio di quelle ideologie preunitarie con gli alienanti atteggiamenti laicisti d’oltralpe. Secondo me, vista da un’angolatura più ragionevole, la rimozione del crocifisso equivarrebbe alla rimozione dell’ineluttabilità della morte o meglio ancora, in quel senso di onnipotenza e di sfida che l’uomo moderno ha intrapreso con il soprannaturale.

  3. Evidentemente..
    Evidentemente in Toscana le “radici Cristiane” sono meno radicate che in altre regioni d’Italia e allora??? cosa vogliamo fare? se non se ne sente l’esigenza li vogliamo obbligare?

  4. Nel 1986, andavo alle scuole
    Nel 1986, andavo alle scuole medie a Torino…salii ad inizio anno su una sedia e tolsi il crocifisso, lo nascosi in cartella e NESSUNO mai si accorse della sua assenza, MAI. Lo tolsi,supportato da alcuni compagni, perché ci deprimeva e ci schifava la vista mattutina, continua e aggressiva, di un corpo sanguinante appeso su una croce in una smorfia di sofferenza. Dissi ai miei compagni se non si sentivano nauseati e offesi da un simile orrore (visto che poi vietano i film horror ai 14enni, dovrebbero vietar le chiese ai minorenni), e in effetti raccolsi una marea di sì, così, indignati dalla presenza del corpo semimorente, ci simo chiesti se il cristianesimo non avesse qualche turba necrofila o qualche vena sadica, e con buona pace di tutti, lo abbiamo fatto sparire…

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