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Trazione tedesca

Semestre tedesco dell’UE: prove d’orchestra

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Si inizia a delineare all’orizzonte il semestre di presidenza dell’Unione Europea: a luglio, infatti, il testimone della presidenza di turno dell’Unione passerà dalla Croazia alla Germania, che a sua volta lo passerà al Portogallo alla fine del 2020. I semestri di presidenza non sempre rappresentano, per la loro brevità, momenti definitori di nuove politiche. Hanno però una grande importanza nell’ottica del consolidamento e della specificazione degli indirizzi esistenti, soprattutto se i paesi messi in tandem mostrano, al di là delle formalità, un’effettiva convergenza di intenzioni.

Quella che si profila all’orizzonte sembra, almeno in prima battuta, una congiunzione astrale perfetta: la Germania, che già esprime il presidente della Commissione nella persona di Ursula von der Leyen (per gli amici UvdL), è anche il paese che al momento ha avanzato, assieme alla Francia di Emmanuel Macron, la proposta più avanzata e strutturata di rilancio dell’Unione Europea a fronte dell’emergenza Coronavirus. Che vi sia una perfetta sintonia di fondo lo dimostra la recente pubblicazione delle raccomandazioni della Commissione al governo federale tedesco in vista del semestre: a Berlino si chiede di mettere in pratica misure efficaci, soprattutto sotto il profilo delle politiche pubbliche, per affrontare la pandemia, il tutto promuovendo politiche fiscali che confermino la sostenibilità dei debiti pubblici e che guardino in chiave di stabilità all’orizzonte di medio periodo. Nulla di più in linea con gli orientamenti della cancelleria federale, al punto che si ha quasi l’impressione che il copione sia lo stesso per tutti gli attori coinvolti in questa rappresentazione.

Se è innegabile che la Germania si trovi in una posizione di favore in termini di leadership, è altrettanto vero che Angela Merkel si troverà di fronte a una serie di problemi strutturali di non facile soluzione, tanto più se la sua strategia di uscita dalla pandemia è altamente ambiziosa come sembra. Nell’attesa che la strategia tedesca di lungo periodo si definisca a pieno è possibile individuare due priorità fondamentali sulle quali sembra difficile che si faccia marcia indietro: la prima riguarda la volontà di “sfruttare” l’emergenza Covid per operare una grande trasformazione della Germania e, potenzialmente dell’UE, in chiave di modernizzazione sostenibile; la seconda riguarda l’ambizione a dare finalmente all’Unione Europea quello standing internazionale al quale ambisce, soprattutto in rapporto agli altri attori globali.

Sul primo versante – quello della trasformazione interna dell’Unione – si tratta, infatti, di trovare un difficile compromesso non solo sull’impiego delle ingenti risorse che si stanno mettendo a disposizione e sulle regole di finanza pubblica che devono sottendere a questa profonda ristrutturazione. Altrettanto complessa è la questione del ruolo internazionale dell’UE, in considerazione del fatto che quello in corso non è un “semplice” scontro tra grandi potenze, bensì una sfida tra diversi modelli di funzionamento del sistema internazionale. Per Berlino questa è forse l’ultima occasione per riaffermare un modello di interazione basato sulle regole e sul diritto, in un mondo in cui i soggetti che spingono in direzione ostinata e contraria sembrano preponderanti.

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