Servono Cina e Russia per fermare la rincorsa nucleare dell’Iran

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Servono Cina e Russia per fermare la rincorsa nucleare dell’Iran

01 Settembre 2009

Fare il punto sulla corsa iraniana al nucleare, e fermare Teheran prima che sia troppo tardi. Questo, sulla carta, l’obiettivo dell’incontro programmato per mercoledì a Francoforte: attorno al tavolo siederanno i rappresentanti del "5+1" (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania), alla ricerca di una mediazione tra i fautori di sanzioni più dure (Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Germania) e le potenze contrarie (Russia, Cina). L’incontro – oltre che dall’urgenza della questione nucleare – è dovuto in particolare al mancato accoglimento da parte di Teheran del pacchetto di incentivi offerti dal 5+1 in cambio dello stop all’arricchimento dell’uranio.

Il 2009, sino ad oggi, è stato un anno nero per la lotta al nucleare iraniano. Le trattative interne al 5+1 hanno portato a sanzioni del tutto insufficienti: a febbraio, secondo l’Aiea (International Atomic Energy Agency), l’Iran poteva contare su 1.010 kg di uranio arricchito; a giugno, la stessa Agenzia ha calcolato un totale di 7.052 centrifughe sul territorio iraniano, di cui 4.920 già attive nel processo di arricchimento dell’uranio. Stati Uniti, Francia, Germania e Inghilterra dovranno allora convincere Cina e Russia a passare alla fase due: se le sanzioni limitate all’industria nucleare e missilistica hanno fallito, è necessario colpire il settore energetico iraniano. Solo così, infatti, Teheran potrebbe vedersi costretto a scendere a patti con le Nazioni Unite.

Sarà difficile, però, che il progetto occidentale venga accolto senza riserve da Russia e Cina. I due Paesi – da sempre contrari ad un incremento delle sanzioni – vedrebbero infatti direttamente colpiti i propri interessi economici; Mosca e Pechino potranno poi far valere l’ultimo rapporto pubblicato dall’Aiea, che contiene giudizi sull’Iran meno allarmanti di quelli lanciati in passato. Ma a fianco di europei ed americani, contro l’Iran nucleare, vanno schierandosi anche i protagonisti del mondo musulmano: dall’Egitto di Hosni Mubarak – secondo il quale “un Iran nucleare con ambizioni egemoniche rappresenta oggi la più seria minaccia alle nazioni arabe” (marzo 2009) –  al Kuwait, passando per Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, tutto il Medio Oriente sembra aver compreso negli ultimi mesi il pericolo rappresentato dal regime degli Ayatollah.

A Francoforte, insomma, bisognerà trattare. L’arco delle possibili sanzioni, del resto, è molto vasto: secondo un prospetto redatto da The Israel Project – un’organizzazione internazionale per la promozione della sicurezza di Israele, di stanza negli Stati Uniti – ci sarebbero almeno 12 diverse possibilità per mettere alle strette il regime di Ahmadinejad. Dopo aver colpito l’industria nucleare e missilistica, il 5+1 potrebbe tagliare le forniture energetiche e gli investimenti economici, pressare le banche straniere affinché non finanzino più le industrie iraniane, e inoltre mettere la parola fine alla vendita di armamenti a Teheran. Le possibilità sono molteplici: gran parte di queste, però, andrebbe a colpire anche gli interessi dei Paesi facenti parte del 5+1. Cina e Russia su tutti.

Al di fuori del 5+1, Israele resta ovviamente il Paese con maggiori interessi legati ad un inasprimento delle sanzioni. La scorsa settimana, nel corso di una visita a Berlino, Benjamin Netanyahu ha messo le cose in chiaro: “Israele si aspetta che tutti i membri della comunità internazionale valutino con attenzione la questione iraniana”. La minaccia di Teheran, come Netanyahu e gran parte dei politici israeliani vanno ripetendo da tempo, mette del resto in pericolo tanto Gerusalemme quanto il mondo intero: “La cosa più importante da fare – ha continuato Netanyahu – è mettere sul tavolo sanzioni più dure”. Un compito che spetterebbe al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite o, in alternativa, a quella che Netanyahu definisce “una coalizione di volonterosi”.

Il problema però – come il cancelliere Angela Merkel ha spiegato chiaramente a Netanyahu – resta  l’appoggio della Russia e della Cina. Senza le due potenze è pressoché impossibile che le sanzioni producano qualche risultato. Ecco perché, dicono i tedeschi, l’opposizione all’Iran nucleare sarà “un processo lungo e difficoltoso”. Germania, Francia e Inghilterra, sul fronte europeo, restano però molto determinate: “L’Iran deve sapere che stiamo prendendo la questione molto sul serio”, ha affermato ieri la Merkel in una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Nicolas Sarkozy. La data ultima perché Teheran accetti di negoziare sul suo programma nucleare resta intanto quella stabilita dal presidente americano Barack Obama: fine settembre. Poi entrerebbero in gioco le nuove sanzioni di cui si parlerà a Francoforte.

Per tornare ad Israele, a far discutere in questi giorni è soprattutto l’atteggiamento dell’Aiea. Infastidita dalla pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’Agenzia – giudicato troppo ottimistico ed in contrasto con le segnalazioni che periodicamente giungono dall’intelligence israeliana – Gerusalemme richiede la pubblicazione di un altro documento riservato sempre in possesso dell’Agenzia. Secondo il “Jerusalem Post”, il rapporto  – redatto con la collaborazioni dei servizi segreti di diversi Paesi – conterrebbe tutte le informazioni sul reale avanzamento del progetto nucleare iraniano. Secondo l’Associated Press, che ha rivelato per prima l’esistenza del documento, il capo dell’Iaea El Baradei sarebbe contrario alla pubblicazione del rapporto, in quanto finirebbe per irrigidire ulteriormente le posizioni di Ahmadinejad.

In vista dell’incontro di mercoledì, il “Jerusalem Post” pubblica poi il risultato di un sondaggio secondo cui per l’81 per cento degli americani l’Iran rappresenta una seria minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti. Il 66 per cento degli americani – secondo un altro sondaggio pubblicato il mese scorso – riterrebbe inoltre Obama troppo morbido nei confronti del regime di Ahmadinejad. Dati che non stupiscono, se pensiamo all’eco mediatica suscitata dalle recenti elezioni iraniane: ma non sarà certo un sondaggio ad ammorbidire le posizioni di Cina e Russia, veri protagonisti del tavolo di Francoforte.