Si chiama Adam Putnam ed è il futuro dei repubblicani Usa

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Si chiama Adam Putnam ed è il futuro dei repubblicani Usa

19 Settembre 2007

Il
futuro dei repubblicani ha la testa rossa e un accento sudista. A 32 anni Adam
Putnam sa che il momento è praticamente arrivato. Presto, ma non troppo: è il
secondo deputato più giovane del Congresso americano e però a Capitol Hill vive
già da sei anni. È entrato quando aveva solo qualche mese in più del minimo
consentito per occupare uno scranno. Ora in quello stesso posto si permette di
portare anche Elizabeth, una delle tre figliolette. Gli altri lo guardano e un
po’ lo invidiano: giovane, brillante, felice. Anche potente, adesso. È l’astro
nascente della politica di Washington: è il numero tre del partito repubblicano
alla Camera dei rappresentanti. È presidente della conferenza repubblicana,
cioè l’organo di coordinamento dei congressmen.

Lì,
lui parla e gli altri ascoltano, lì lui decide e gli altri accettano. Perché
l’essere un prodigio non l’ha mai frenato e poi il vertice del partito sa che
lui è repubblicano vero. Contro l’aborto, contro i matrimoni gay, contro la
ricerca sfrenata sulle cellule staminali embrionali, a favore di una riforma
delle Nazioni Unite, a favore di leggi più severe contro la bancarotta. Putnam
il peso dell’imbarazzo e del timore reverenziale se l’è tolto presto, quando ha
sentito che un pezzo di mondo ce l’aveva contro tutto quello in cui lui ha
sempre creduto: il suo Paese. Era con il presidente Bush la mattina dell’11
settembre 2001, in Florida. Il comandante in capo era tornato nello stato
chiave della sua elezione e Adam faceva gli onori di casa, da parlamentare
appena eletto. Agli amici ha raccontato quel giorno: «Quando ho visto il volto
del presidente cambiare, ho capito che a Washington avrei fatto di tutto per
l’America». Sei anni dopo, agli stessi amici, che poi sono i ragazzi che fanno
parte del suo staff, continua a ripetere le stesse cose. Allora la linea guida
del suo mandato è questa: dura, a costo di fare il guastafeste, oppure il
puntiglioso. Tosto, preferisce lui. Sì tosto gli piace molto. Si addice alla
prima uscita da «graduato» repubblicano all’ala «bassa» Congresso, ovvero la
denuncia dell’uso improprio di mezzi e soldi pubblici da parte di Nancy Pelosi,
cioè la speaker della Camera: qualche mese fa, Putnam ha fatto notare che la
signora in Armani avrebbe il vizio di usare aerei dell’esercito per volare da
Washington a San Francisco, il suo distretto elettorale. «È bastato un mese di
incarico ai leader democratici per dimostrare la loro arroganza». Ne è nato un
caso controverso, nel quale la Pelosi ha portato la testimonianza di un
ufficiale dell’aeronautica che ha spiegato il perché dell’uso di un aereo
militare.

Putnam
ne è uscito con la fama del rigoroso, fama confermata anche successivamente.
Perché nonostante di mezzo ci fosse la Casa Bianca, il presidente della
conferenza repubblicana è stato il primo esponente di rilievo della minoranza
conservatrice al Congresso a chiedere le dimissioni del segretario alla
Giustizia, Alberto Gonzales: «Per il bene della nazione, credo sia arrivato il
tempo di una nuova leadership al dipartimento di Giustizia». L’integrità e la
severità nei confronti di un uomo scelto direttamente dal presidente e dal suo
partito, ha dato ancora più forza al deputato della Florida, sconfiggendo anche
l’ultimo dei dubbi sulla sua inesperienza. D’altronde, l’età non è mai stato un
problema per lui che a 21 anni era già parlamentare al Congresso della Florida.
Lo è stato, invece, per i suoi avversari che l’hanno sempre usata per
attaccarlo. Nel 1996, il rivale per il seggio alla Camera statale portò in un
comizio l’annuario scolastico con una foto di Putnam a 10 anni: «Ecco il
ragazzo che volete eleggere. Era ancora alle elementari, quando io già facevo
politica». Voleva farlo passare per un bambino. Putnam lo sconfisse. Quattro
anni dopo era a Washington.

Oggi è la nuova faccia dei repubblicani, pronto al
salto. «Ha la stoffa per diventare speaker della Camera», dicono i compagni di
partito. A loro piace, perché sanno che con Putnam si può costruire una
generazione nuova. Ma il bello è che piace anche agli avversari. Perché con lui
si scontrano e si scannano, ma si rispettano. È semplicemente la politica.
Allora Rahm Emanuel, nuova guida dei democratici al Congresso, lo vorrebbe
sempre di fronte: «È il miglior avversario che abbiamo. Duro, ma leale».