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Solo da oggi liberi dal Fisco

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I dati sulle entrate fiscali aumentano di mese in mese tanto che  il salvadanaio dello Stato può contare su un tesoretto. Forse è per questo che il tax freedom day, spartiacque tra le giornate lavorate per l’Erario e quelli per il proprio portafoglio, è arrivato con 20 giorni di ritardo. Il risultato? Quest’anno si è lavorato 196 giorni per lo Stato (a cui abbiamo regalato 420 ore in più rispetto allo scorso anno) e si lavorerà solo 169 per se stessi. Il tutto mentre l’occhio del Fisco la fa ormai da padrone 365 giorni l’anno. Non solo: da settembre, attraverso una sorta di anagrafe dei conti correnti, il padrone lo potrà fare anche per quanto riguarda gli anni passati.

E poco importa se nel resto dell’Ue i cittadini rimangono prigionieri dello Stato molto meno tempo e in maniera meno incisiva, oppure se negli Usa per il tax freedom day non sia tollerata una scadenza che vada oltre il mese di aprile. O ancora se spagnoli e irlandesi hanno festeggiato già a maggio, in Italia la pressione fiscale c’è e si fa sentire più del dovuto.

Pensare poi che l’anno scorso,  il tax freedom day era caduto proprio il 22 giugno, la stessa data del 2001, quando era iniziato il secondo governo Berlusconi. Allora, il 22 giugno di un anno fa, si parlava di disastro pubblico causato dal centrodestra e di conti allo sfascio: la squadra di Prodi si era insediata da appena due mesi ma già dalla campagna elettorale prometteva conti in ordine, riforme, risanamento e meno pressione fiscale. Sarebbe lecito dunque chiedere al ministro dell’Economia Padoa Schioppa o al suo vice Visco perché,nonostante il miglioramento dell’economia e il surplus finanziario derivante all’extragettito fiscale, rispetto allo scorso anno si sia lavorato 20 giorni in più. Con un’aggravante: il grande fratello Fisco che controlla conti correnti e vita dei cittadini.

La lista dei controlli a cui sono sottoposti i contribuenti è lunga e va dagli obblighi per i professionisti – che non possono più ricevere pagamenti in contanti anche se rilasciano regolare ricevuta e devono inviare all’Agenzia delle Entrate il loro elenco clienti-fornitori  - a quelli per le banche. A richiesta dell'amministrazione finanziaria infatti, gli istituti di credito devono obbligatoriamente fornire dati e informazioni sulle operazioni intrattenute dai propri clienti. Depositi, bonifici, prelevamenti bancomat, emissione di assegni: ogni movimento passa sotto la lente del Fisco. Insomma, ogni movimento deve avere una sua “tracciabilità” se il pagamento supera i mille euro e fra due anni, i cento euro. Come dire, nulla sfugge a Mister Visco. Che da settembre avrà un’arma in più: una sorta di anagrafe dei conti correnti grazie alla quale si potrà fare una radiografia dei contribuenti bravi e di quelli cattivi in base alla condotta passata. I cittadini potranno essere infatti chiamati a rendere conto dei movimenti  effettuati negli anni scorsi. Il nuovo sistema informatico servirà a stanare l’evasore spiando tutti i suoi affetti: da sentimentali (mogli e figli) a quelli materiali (auto, immobili). Il tutto grazie a un banalissimo click sul soggetto indagato.

Con il tax freedom day, da oggi e fino alla fine dell’anno si potrà pure festeggiare la fine della prigionia dall’Erario ma solo per due mesi, perché da settembre, nascoste dietro l’ormai nota frase “lotta all’evasione”, arrivano nuove ganasce fiscali.

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