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Solo Gianni Vattimo poteva andare al Festival della Filosofia in Iran

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Compito più noto (a detta dei maligni, l’unico) dell’Unesco, agenzia culturale delle Nazioni Unite, è quello di riempire il calendario di “giornate mondiali”: della “diversità culturale”, “del libro e del diritto d’autore”, “della lingua madre” e via elencando. Non manca la “Giornata mondiale della Filosofia”, simposio planetario itinerante fra amanti della Sapienza provenienti da Oriente e da Occidente, che pur essendo una giornata, dura ben quattro dì. Per l’edizione 2010, che si terrà dal 21 al 24 novembre prossimo, la scelta del paese ospitante era sembrata a qualcuno poco saggia, trattandosi dell’Iran. È così capitato che l’Unesco si sia trovata costretta a ritirare il proprio patrocinio dopo il sollevarsi da più parti di voci sdegnate (in Italia quella della rivista “Reset”, in Francia quella del “nouveau filosophe” Bernard-Henri Lévy). In effetti sembrava un po’ contraddittorio benedire ufficialmente l’incontro mondiale fra esploratori del pensiero in un paese dominato da un regime difficilmente accostabile alla libertà speculativa ed al rispetto della dialettica interna ed esterna.

Dovrebbe essere quasi superfluo rammentare le violazioni costanti dei più elementari diritti umani praticate dalla teocrazia degli ayatollah e del presidente Ahmadinejad. Ma è bene ricordare, a mo’ di esempio, la sorte che toccò al filosofo Ramin Jahanbegloo: rinchiuso in una cella di isolamento del famigerato carcere di Evin, una cella bassa al punto da non permettere la stazione eretta ed illuminata ventiquattrore su ventiquattro. La sua colpa? Aver fomentato per mezzo dei suoi scritti, una “rivoluzione di velluto” contro la Repubblica Islamica. Fortunatamente la rivoluzione di Jahanbegloo era di velluto e non di cemento armato: se l’è cavata con soli quattro mesi di reclusione. Ha però preferito abbandonare l’Iran ed ora vive ed insegna in Canada. Anche lui era comprensibilmente rimasto un poco sconcertato dalla notizia del summit filosofico a Teheran. Chi non lo sarebbe stato? Quale filosofo, in effetti, accetterebbe a cuor leggero la discussione sui massimi sistemi o sulla ricerca di un’etica condivisa in un paese in cui le adultere rischiano la lapidazione e gli omosessuali la forca?

In realtà, uno, ben noto, italiano, ci sarebbe: Gianni Vattimo. Lui a Teheran andrà molto volentieri. Mica è pavido come l’Unesco, il filosofo piemontese; non si è arreso alle pressioni degli Usa, che con sfoggio di ironia socratica definisce “paladini del mondo libero”. Non si fa certo dettare agenda e speculazioni dialettiche dalla Cia e dalla sua “disciplina poliziesca”. In fondo, ha tenuto a rammentare, anche negli States vige la pena capitale e tante Sakineh marciscono ignorate dai media nel braccio della morte (che poi non succeda in tutti gli stati dell’Unione e non certo per scelte sessuali o religiose ma casomai per omicidio, saranno dettagli poco significativi, a suo parere).  

In effetti ci sono cose che il professor Vattimo non riesce proprio a prendere con filosofia: gli Usa, Israele (ovvero sempre gli Usa, dato che “la metà delle ragioni per cui non sto con Israele è perché sono culo e camicia con gli Stati Uniti”), il Vaticano ed il “puttaniere” Berlusconi.

Il professore deve la sua notorietà e gran parte dell’autorevolezza attribuitagli all’aver teorizzato “il pensiero debole”, la moda italiana filosofica degli anni ’80; ma è sfuggente nel pensiero quanto risoluto nelle scelte politiche. Certo, nel campo dell’impegno civile ha cambiato più volte casacca, ma mantenendo una certa coerenza di fondo. Cresciuto nell’Azione cattolica, dopo la laurea, gli studi in Germania, la cattedra prima dei trent’anni, contribuì alla ricostruzione morale e culturale dell’Italia postbellica muovendosi fra studi Rai torinesi e soffitte fumose con amici ora non meno famosi: Umberto Eco e Furio Colombo.

Dagli anni Sessanta affiancò il lavoro esegetico sui classici del nichilismo Nietzsche ed Heidegger alla lotta per i diritti degli omosessuali combattuta con il Partito Radicale. Dopo il crollo del Muro di Berlino, si scoprì, un po’ in ritardo, comunista. Timidamente in uno primo tempo, poiché aderì ai Democratici di sinistra; più convinto in seguito, si accasò fra i Comunisti Italiani di Cossutta e Diliberto. Dopo la scomparsa degli ultimi residui di Pci dal Parlamento, ha rimediato accettando nel 2009 la candidatura europea con l’Italia dei Valori. Ovvio che la stampa non si sia risparmiata nel fare ironia sull’improvviso feeling fra il raffinato filosofo che parla fluentemente l’idioma di Goethe ed il Tonino in trattore più noto per le carenze sintattiche nella lingua madre. Ironie fuori luogo; Vattimo apprezza nell’ex Pm “l’antiberlusconismo adamantino” e la sua “posizione da Cln” esternata con ardore dionisiaco di fronte alle telecamere.

Coerenza politica e lucidità non mancano nelle sue posizioni sulla politica estera. Ha sostenuto il boicottaggio dei prodotti israeliani, anche se non lo ha messo in atto giacché (è stata questa la bizzarra giustificazione) non si occupa di persona delle incombenze domestiche come riempire il frigorifero. Nonostante questa mancanza, evita il biasimo dei tanti compagni antisionisti con puntuali e meditate dichiarazioni: “non c’è un motivo perché Israele esista”, anzi, “gli ebrei starebbero meglio senza”. Ecco perché ha invocato, nel corso di un’intervista al Corriere, l’uso di missili più efficaci dei Qassam da parte di Hamas contro le città dei coloni sionisti.

Lo ricordiamo anche in prima fila, assieme ai “giovani” dei centri sociali che gli misero sulle spalle la bandiera palestinese, nel manifestare sdegno nei confronti del Salone del Libro torinese dello scorso anno, “provocatoriamente” dedicato alla cultura degli “sciagurati” israeliani. Guai accusarlo però di antisemitismo: risponde con un inconfutabile sillogismo aristotelico: “non sono antisemita perché amo Karl Marx” (forse la ripeteva anche Stalin perseguitando gli ebrei russi…).

Non stupiscono, a questo punto, altre sue recenti prese di posizione diffuse attraverso interviste, articoli e il posto d’onore fra i blogger presenti sul sito de Il Fatto quotidiano. Che dire dei cristiani perseguitati in Iraq e nel mondo islamico? Colpa del Papa, reo di aver sostenuto la politica di George Bush (quindi, sotto sotto, queste persecuzioni se le meritano, anche se non appartengono alla confessione cattolica…). Vattimo, fiero cristiano antipapista, rimpiange tra l’altro “che non ci siano stati i cosacchi a San Pietro”. Altri preziosi saggi di limpidezza mentale sono dedicati al centrodestra italiano: i suoi esponenti gli appaiono “moralmente repellenti”, quando vede Maurizio Gasparri gli capita di mettere in dubbio la sua appartenenza al genere umano. Non immune dal fascino complottista, considera l’11 settembre 2001 una gigantesca montatura ordita dai cattivi cow-boys, e l’aggressione di Tartaglia contro Berlusconi una astuta messinscena del regime (anche in questo caso è in buona compagnia). Aggiunse anzi che lo psicolabile col Duomo in mano avrebbe fatto meglio ad usare una pistola per essere più efficace. Forse più condivisibile il suo parere su Gianfranco Fini: “l’ultima speranza per la sinistra”.

Sono questi i frutti del “pensiero debole”, del nichilismo soft, dell’opzione postmoderna contro i dogmi del cristianesimo e dell’hegelismo, unica chiave, almeno così scriveva negli anni ’80, per la democratizzazione della società. C’era posto per Dio, anche se indebolito (la sua incarnazione non rafforzava e dignificava l’uomo ma svuotava di potenza il divino). Idem per Marx scoperto tardivamente e abbracciato in quanto “indebolito”, ovvero “epurato dagli sviluppi storici del suo pensiero, che vanno superati dialetticamente” (come dire, facciamo finta che non vi siano stati…).

Forse discuterà del barbuto di Treviri in quel di Teheran con i colleghi filosofi, o forse rispolvererà le sue interpretazioni di Nietzsche citandolo nell’originale tedesco (lingua che da quelle parti fa probabilmente un certo effetto). Nel caso il testo citato fosse il classico “Al di là del bene e del male”, potrebbe darsi che sorgano nuovi interrogativi. In fondo porsi al di là di questa distinzione presuppone l’aver ben chiaro cosa sia il bene e cosa sia il male. Può comunque telefonare al collega Jahanbegloo per sentirne il parere.

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19 COMMENTS

  1. inadeguatezza imbarazzante
    Martin Heidegger e G.Bernard Shaw erano grandi ammiratori di Hitler. D’Annunzio e Marconi lo erano di Mussolini. Anche Stalin vantava un nutrito gruppo di fans, tra i quali Maxim Gorkji, Pablo Picasso, Chaplin e J.Paul Sartre. Tutti i grandi dittatori, per malvagi che fossero, hanno avuto degli ammiratori in grandi uomini. Ma Ahmadinejad non è un grande dittatore bensì solo un tirannello per procura. E’questo il fatale problema di Gianni Vattimo: lui non è abbasta grande nemmeno per Ahmadinejiad.

  2. Portare spunti di
    Portare spunti di riflessione dove altri porterebbero bombe e armi chimiche è una scelta responsabile per piantare proprio quei semi di cui si lamenta la mancanza.

  3. Omnia munda mundis
    Alla fiera del libro spunti di riflessione per la redenzione di Israele? E per il recupero di Berlusconi, qualche seme, magari a pagamento? No, non basta? Siamo già vaccinati: di furbetti che gli danno dei punti ce ne sono tanti.

  4. ..”dai diamanti non nasce
    ..”dai diamanti non nasce niente – dal letame nascono i fior” … ma questo é vero per una terra “sana” , naturalmente concimata. Per una terra dove GIA’ si annidano le erbacce dell’odio, della violenza figlia dell’intolleranza, della sopraffazione, della menzogna si rischia di far continuare a germogliare i MOSTRI

  5. Se in una nazione manca il
    Se in una nazione manca il confronto, vuol dire che è proprio del confronto che c’è bisogno. Andare a parlare in Iran oggi potrebbe evitare di andarci a bombardare domani. Mi sembra che tra i commenti ci sia chi vuole già la cancellazione dell’Iran dalle carte geografiche, anche a scapito degli iraniani perseguitati che non avrebbero certo da guadagnare da un’eventuale guerra.

  6. Se nella Germania Nazista
    Se nella Germania Nazista mancava il confronto, vuol dire che era proprio del confronto che c’era bisogno. Essere andati a parlare nella Germania Nazista avrebbe potuto evitare di andarci a bombardare. Mi sembra che tra i commenti ci sia chi voleva la cancellazione della Germania Nazista dalle carte geografiche, anche a scapito dei Tedeschi antinazisti perseguitati che non avrebbero evuto certo da guadagnare da un’eventuale guerra.

  7. Vattimo chi!
    Ma lo sanno in Iran chi è il Sig. Vattimo, e lui non trova rischiosa la trasferta? Poi tocca a Frattini dell’odiato Governo, chiedere di non lapidarlo.

  8. @anonimo: sostituire Iran
    @anonimo: sostituire Iran con Germania nazista è un’argomentazione piuttosto debole: l’Iran non ha invaso altre nazioni e non ha compiuto l’olocausto. Evidentemente lei predilige le guerre preventive. Inoltre, non potremmo sapere cosa sarebbe successo se qualcuno avesse aperto gli occhi ai tedeschi ben prima della deriva nazista. L’unica guerra che è possibile fermare è quella che ancora non è scoppiata.

  9. L’Iran non ha compiuto
    L’Iran non ha compiuto (ancora) nessun olocausto. Nega solo che altri (i nazisti) lo abbiano fatto.

  10. Vattimo sarebbe stato
    Vattimo sarebbe stato sicuramente l’uomo che avrebbe potuto aprire gli occhi ai tedeschi prima della deriva nazista. Ed è ora l’uomo che gli aprirà di certo agli Iraniani (!).

  11. Ci sta provando, ed è
    Ci sta provando, ed è qualcosa. Molto meglio del manicheismo saccente che pretende di sapere “chi sono i cattivi e come punirli”. Non le viene in mente che in Iran ci sono persone estremamente intelligenti che umilmente, silenziosamente, si stanno adoperando per un cambiamento?

  12. @lucia:
    non esiste

    @lucia:
    non esiste un’entità compatta, omogenea, che corrisponde al nome di Iran. Quando lei dice “l’Iran nega l’olocausto” si riferisce a un leader che non rappresenta gli iraniani ma una forza all’interno dell’Iran.
    L’isolamento culturale non porta benefici, lo sostengo anche nel caso contrario, cioé quando Vattimo ha erroneamente invocato il boicottaggio culturale verso Israele. Nel mondo ci vogliono più voci libere, non più bombe.

  13. Sillogismi
    Dato che qui ci si esercita in filosofemi, facendo sfoggio di distinzioni causidiche, mi ci provo anch’io con un piccolo sillogismo. Premessa maggiore: il Professor Vattimo è un aperto sostenitore della politica iraniana (afferma che l’Iran ha diritto a dotarsi di armi nucleari, che Israele non dovrebbe esistere etc.). Premessa minore: il Professor Vattimo va in Iran per partecipare a un congresso filosofico (sdegnato dalla maggior parte dei suoi colleghi e sbugiardato dall’Unesco). Conclusione: il Professor Vattimo rende omaggio al regime iraniano con la sua visita e lo legittima culturalmente. Commento: ovviamente, il professor Vattimo ha diritto ad essere filo-iraniano quanto gli pare; meno certo è il diritto di altri a spacciare per una missione in favore della libertà di pensiero quella che è invece una genuflessione agli Ayatollah. QED.

  14. @Yanez:
    mi sembra un

    @Yanez:
    mi sembra un processo alle intenzioni che non mi sentirei di avallare. In linea di principio penso che non ci sia niente di sbagliato nel dialogare anche dove il dialogo sembra impossibile, che si tratti di Iran, Cina o Libia.

  15. @yanez:
    la Stampa ha

    @yanez:
    la Stampa ha pubblicato parte dell’intervento di Vattimo, una critica ragionata agli assolutismi. Il che rende i postulati del suo commento sopra decisamente infondati. Quindi: 1.la invito a leggere Vattimo con più attenzione; 2. qui non si parlava solo di Vattimo, ma sull’opportunità o no di parlare di filosofia a Teheran. Per quanto riguarda Vattimo, la risposta è giunta con i fatti, per la questione più generale ritengo sempre opportuno dialogare anche in situazioni controverse. E non si tratta di sofismi.

  16. Veramente è il Presidente
    Veramente è il Presidente dell’Iran a volere la cancellazione di Israele dalle carte geografiche. Come ha più e più volte detto e ribadito.

  17. Se fosse coerente, da
    Se fosse coerente, da omosessuale, dovrebbe lamentarsi pubblicamente con il regime iraniano per le uccisioni e le torture inflitte agli omosessuali in Iran, ma se ne guarderà bene dal farlo.

  18. Vattimo per sempre in Iran
    Speriamo decida di restare per sempre in Iran. In fin dei conti, dice di essere tanto a disagio a restare in Italia..Inoltre va laggiù proprio per genuflettersi, rendere omaggio e leccare i piedi ai mullah, alla faccia dei diritti dei Gay. Speriamo quindi se lo vogliano tenere proprio i mullah. D’altra parte è un grande intellettuale di cui l’Italia si priverebbe per il bene della cultura iraniana..

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