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Il presunto complotto contro gli Usa

Sono le lobby mondiali che vogliono far “fallire” l’America

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E finalmente ce l’hanno fatta. Da tempo lo cercavano. Da tempo si vociferava. Da tempo si scommetteva. Ora è ufficiale. Anche il potentissimo Impero statunitense ha ricevuto la strigliata sui propri conti sovrani. Per il suo debito pubblico, nello specifico. Dopo un iniziale taglio dell’outlook sul debito – da stabile a negativo – effettuato da Standard & Poor’s in aprile, giovedì anche Moody’s ha sventolato il cartellino giallo in faccia all’economia americana. Il debito è troppo elevato – dicono gli esperti – e non si vedono credibili piani di recupero all’orizzonte. Sono parole che abbiamo riportato – quasi in fotocopia – non più di due settimane fa anche per il caso italiano. Ora, è evidente che le conclusioni possibili sono due, solo una delle quali è plausibile: o gli Stati Uniti, l’Italia e tutte le economie affini rischiano seriamente di avvicinarsi a un default sul proprio debito sovrano, oppure si vogliono alimentare voci e presunti scandali sensazionali per soddisfare poteri forti e interessi di lobby e sovrastrutture.

Dal momento che non ci sentiamo di dover nemmeno entrare nel merito delle considerazioni secondo le quali evidentemente un fallimento tecnico di quella che è ancora la Nazione per eccellenza, il perno delle democrazie occidentali, il faro del mercatismo e del liberismo economico, nonché del liberalismo politico e sociale, non è assolutamente possibile, ci riserviamo di fare un paio di ragionamenti sulla seconda ipotesi, vale a dire quella di un presunto complotto contro la potenza americana.

Che il debito USA sia troppo elevato è un dato di fatto, nessuno lo contesta. Che l’economia americana sia in forte crisi è assodato. Che i cittadini americani non siano esattamente delle formichine – come, al contrario, siamo noi italiani – è un altro fatto inoppugnabile. Che l’amministrazione Obama non stia affrontando con la necessaria decisione la questione debito e sostenibilità economica è opinabile nella forma ma pur sempre vero nella sostanza. Quello che però probabilmente sfugge ai più è che la maggior parte del debito statunitense – che si aggira intorno ai 14mila miliardi di dollari – è attualmente detenuto da un paesino di poche decine di abitanti: la Cina.

Ora, questo enorme agglomerato urbano è in fortissima espansione. A breve diventerà a tutti gli effetti una superpotenza economica e dovrà sostenere enormi spese per prendersi carico il welfare di oltre 300 milioni di abitanti che in pochi anni andrà ad alimentare un circuito di consumi – e di conseguenza di domanda di servizi allo stato centrale – di proporzioni pachidermiche.

Prendere anche solo in considerazione l’ipotesi di un default del debito americano vuole dire considerare l’eventualità di un affossamento dell’astro nascente del ventunesimo secolo, vuole dire ipotizzare conseguenze catastrofiche per le economie di tutto il mondo, vuole dire rivolte sociali, non isolate ma endemiche, vuole dire guerre tra stati e sostanziale anarchia. Eccessivo? Forse. Ma già visto e, quindi, ipotizzabile. Anche se pensiamo che ci sia una parte della sinistra italiana che è già al lavoro con macumbe e riti voodoo nella speranza che questo accada, siamo altrettanto sicuri che nessuno con un minimo di raziocinio si auguri una tale situazione.

Quindi siamo punto e a capo. Per quale motivo si permette a umili – relativamente alla drammaticità dell’evento, s’intende – società di ricerche finanziare di seminare il panico con dichiarazioni che se opportunamente pesate e valutate si rivelano tanto ridicole quanto improbabili?

Probabilmente c’è qualcuno – parliamo di singoli, ma molto potenti – che scommette, che punta, che ha creato un business parallelo e lucra, fa profitti reali, tangibili e molto consistenti sulle situazioni di psicosi generalizzata che ogni minima dichiarazione può suscitare nelle masse di investitori ormai fiaccati da anni di continue tensioni sui mercati finanziari. L’America non fallirà, questa è una certezza. L’Italia, verosimilmente, nemmeno.

Quello che deve cadere, quello che deve disintegrarsi per poter riprendere a vivere – nel senso economico del termine, quindi a consumare – è invece lo strapotere della finanza e delle sue avide lobby, ormai svicolati e disinteressati accumulatori di denaro facile a spese di indifesi lavoratori.

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2 COMMENTS

  1. Il costo della stampa
    Come fa a fallire un paese che ha la facoltà di stampare i soldi? Basta stampare 1000 miliardi di dollari di banconote, e voilà! pagati tutti i creditori. Certo, questi forse non sapranno cosa farsene di tutta quella carta: e quindi ci sarà un po’ di inflazione. Ma non è certo un problema di Bernanke. Anzi, Libia Tunisia Egitto Siria sono lì a dimostrare che la cosa potrebbe persino essere positiva.

  2. Fosse così facile!
    Fosse così facile! L’inflazione che se ne ricaverebbe ,con una tale immissione di liquidità, sarebbe letale per il nostro sistema economico! La Cina fra qualche decennio dovrà rendere conto a una sempre più crescente classe media, e la loro rivoluzione costringerebbe la Cina a dover coprire un miliardo di persone, credo inoltre che gli Stati Uniti non siano così sprovveduti-almeno non in campo economico-finanziario-da immettere così tanta moneta, sarebbe come condannare il mondo ( e loro stessi) a pagare la benzina molto di più ( ad esempio…)!

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