Home News Sono stonato ma per Bush canterò

Sono stonato ma per Bush canterò

0
4

Sono, notoriamente, piuttosto stonato ma domani, canterò pure io. in occasione della visita a Roma del Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, invitato dal Governo italiano. Così come lo ho fatto il 4 giugno 2004 quando il Presidente Usa è venuto nella città eterna per la ricorrenza dei Sessanta Anni dalla Liberazione della capitale. Non intonerò, malamente, gli inni nazionali – “Fratelli d’Italia” e “America Forever”. Ci saranno, senza dubbio, cori di professionisti  molto più adatti di me a farlo. Ed  a farsi ascoltare nonostante le manifestazioni di disturbo annunciate da “non global”, “new global”, “disobbedienti” e “girotondini” assortiti, ivi compresi alcuni Ministri in carica del Governo che lo ha invitato (e che non temono di coprire di ridicolo Palazzo Chigi agli occhi del mondo).

Canterò una  canzonetta di George M. Cohen, prolifico autore di commedie musicali, e protagonista di Broadway dagli Anni Venti agli Anni Quaranta: “Overthere, overthere, there are yankees everywhere, everywhere!” (“Laggiù, laggiù ci sono yankee da per tutto, da per tutto!). E’ una canzone leggera, allegra, gioiosa, pur se con un pizzico di melanconia per la lontana terra natìa. Composta, inizialmente, per una commedia in musica a sfondo patriottico (“Anna, get your gun!”, “Anna, prendi il fucile”) diventò il “tune” più fischiettato, oltre che cantato, dai soldati americani nella Prima Guerra Mondiale; si racconta che lo stesso Hemigway la canticchiasse negli altipiani di Asiago così ben descritti in “A farewell to arms” (“Addio alle armi). Diventò, poi, una delle canzoni più care alle truppe Usa, soprattutto quelle sul fronte europeo, negli Anni Quaranta. L’ultima inquadratura di un film biografico in bianco  e nero, su George M.Cohen, mostra Roosevelt il quale sbircia ( e saluta) da una finestra della Casa Bianca, soldati che sfilano a Pennsylvania Avenue al ritmo di “Overthere, overthere, there are yankees everywhere, everywhere!”.,

Perché canterò “Overthere”? In primo luogo,  è la canzonetta più diffusa e più cantata, senza alcun imprimatur ufficiale, dai milioni di ragazzi americani che due volte nel secolo scorso varcarono l’Atlantico  in missione di pace in un Vecchio Continente che aveva innescato la miccia del proprio suicidio. In secondo luogo, questi ragazzi (molti dei quali venivano dall’immenso Mid-West e non avevano mai visto il mare prima di imbarcarsi alla volta dell’Europa) erano pacificatori, come lo sono i nostri (e non solo i nostri) nella tormentate terre dell’Iraq, dell’Afghanistan, del Libano. Con generosità estrema, molti di loro, per dare la pace e la libertà a noi, sarebbero rimasti sul suolo europeo, in immensi cimiteri da Anzio alla Normandia. In terzo luogo, meglio di molti concioni ufficiali, la canzone di G.M. Cohen esprime quella massima fondamentale di Voltaire, iscritta in marmo  nel suo villaggio natale ai confini tra Francia e Svizzera, spesso dimenticata da noi ma metabolizzata negli Usa: l’intolleranza deve essere massima nei confronti degli intolleranti.  In quarto c’è un fatto personale: a 22 anni ho potuto continuare a studiare grazie a borse di viaggio finanziate dai contribuenti americani e a borse di studio finanziate da filantropi  americani; a 26 anni, sono tornato negli Usa, con mia moglie ed con 300 dollari in tasca, in due. Ci sono rimasto 15 anni, compiendo un’intera carriera in Banca Mondiale. Là sono nati i nostri figli. Là ho imparato a lavorare ed ad avere la massima intolleranza nei confronti degli intolleranti. Forse, ho anche appreso un po’ di generosità. “Overthere, overthere, there are yankees everywhere, everywhere!”.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here