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Succede in Sardegna

Soru si dimette ma Veltroni non lo molla

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L’onda del malcontento interno, dei veti incrociati e dell’incapacità di governare un partito spaccato tra veltroniani e dalemiani si propaga. E dall’Abruzzo arriva alla Sardegna, dove il Partito Democratico consuma un nuovo doloroso strappo con le dimissioni del neo-editore dell’Unità e Governatore Renato Soru, vittima di una guerra intestina che lo ha travolto, ieri, dopo che il Consiglio regionale aveva bocciato con 55 voti contrari e 21 a favore un emendamento voluto dallo stesso presidente della Regione alla nuova legge Urbanistica.

Che Soru da tempo non fosse in sintonia con la sua stessa maggioranza era risaputo ma che si arrivasse alle dimissioni non ci speravano neppure i più feroci avversari che in molte occasioni avevano cercato di fargli lo sgambetto. Soru è sopravvissuto alla tassa sul lusso e alla legge salva coste, provvedimenti che se non hanno portato alla detronizzazione del presidente in carica hanno certamente causato un’emorragia di consensi (rafforzata anche, secondo chi lavora fianco a fianco con lo stesso presidente, da un atteggiamento autoritario quanto inconcludente di Soru). Stavolta però lo scenario politico è cambiato e la partita non si gioca più sul fronte dei consensi: incombono le elezioni e Soru non vuole lasciare la poltrona. Sarebbe addirittura in arrivo una sede dell’Unità in terra sarda e c’è chi sostiene che l’iniziativa sia funzionale alla prossima tornata elettorale.

Anche le dimissioni si inserirebbero in questo tipo di discorso. La mossa del Governatore sardo sarebbe infatti servita per mettere definitivamente a tacere un fronda di consiglieri regionali ex diessini prevalentemente di area dalemiana. Forte dell’appoggio incondizionato del capogruppo dei Democratici alla Camera Antonello Soro, quindi del segretario Veltroni, Renato Soru avrebbe sventolato lo spettro del voto anticipato in modo che la paura di nuove elezioni (quindi di non essere ricandidati) facesse rientrare il dissenso. Il fondatore di Tiscali ha infatti un mese di tempo per ritirare le dimissioni ed evitare lo scioglimento del Consiglio e le elezioni. Le possibilità che faccia dietrofront e che rimanga in carica fino alla naturale scadenza, la primavera del 20009, sono quindi molto alte. Lo stesso Soru ieri ha lasciato più di qualche spiraglio aperto e stamani l'ufficio di presidenza della Regione ha fatto sapere all’Adnkronos che se si fosse ricompattata la maggioranza per poter far approvare due provvedimenti importanti per l'Isola come la legge Urbanistica e la legge Finanziaria il presidente Soru avrebbe potuto ritirare le sue dimissioni.

Dietro le dimissioni si nasconde però anche una crisi che affonda le  sue radici nel partito di cui Soru è espressione: un Pd lacerato dalle correnti interne. Veltroni, quando non è impegnato a respingere l’offensiva portata avanti dagli altri pezzi da novanta del partito, cerca di risolvere i problemi sui vari piani regionali. Ha fatto l’impossibile (ricorrendo all’Udc di Casini) per non soccombere in Trentino, ha dovuto fronteggiare prima la bufera Del Turco e poi l’offensiva di Di Pietro in Abruzzo e da ieri cerca di respingere l’onda d’urto che arriva dalla Sardegna. Il segretario del Pd ha telefonato stamani a Soru. “Veltroni - riferisce un comunicato - ha espresso la propria vicinanza e solidarietà e quella del gruppo dirigente del Pd nazionale a Soru, assicurando l'impegno pieno e comune del Pd perché l'esperienza di governo della Sardegna che in questi anni ha prodotto risultati importanti non si interrompa. Il Pd lavorerà da subito per ricreare le condizioni politiche necessarie a riprendere il lavoro della giunta presieduta da Renato Soru guardando innanzitutto all'interesse della Sardegna”. Nella mente di Veltroni ci sarà pure l’interesse della Sardegna di mezzo, ma che Soru resti in sella interessa sicuramente di più.

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