“Sotto l’immondizia niente”. E ora ripartiamo dalla tregua di Napolitano
30 Giugno 2009
L’appello di Napolitano a una "tregua" in vista del G8 dell’Aquila rinvierà, forse, l’attacco finale. E serve a spiegare, a chi non l’avesse ancora capito e ai tanti anti-italiani che circolano nell’opposizione, in cosa consiste l’interesse della nazione, al quale tutti coloro che temporaneamente calcano il proscenio della politica dovrebbero inchinarsi.
Utilizziamo la tregua per fare il punto. E’ passato oltre un mese da quando i giornali si sono trasformati in rotocalchi rosa e il pettegolezzo ha invaso tutti gli ambiti della politica, ufficiali o ufficiosi che siano.
Fino ad ora, "sotto l’immondizia niente". Ma in queste settimane l’Italia ha perso qualcosa e qualcosa, forse, ha anche guadagnato.
Ha perso ciò che stava conquistando: diventare un Paese nel quale la sovranità del popolo è indiscussa; una maggioranza governa nell’interesse della nazione, sfidando la proposta alternativa dell’opposizione e il naturale logorio del potere, e attende la successiva occasione elettorale per vedersi confermata o bocciata dagli elettori. In questo schema, le istituzioni di diritto e quelle di fatto – magistratura, mass media e via discorrendo – fanno da contrappeso al potere costituito. Lo controllano e lo criticano. Ma non puntano programmaticamente ad abbatterlo, sostituendosi al giudizio dei cittadini in nome di una presunta moralità superiore.
Per un breve ma inebriante momento ci era sembrato che tutto ciò non avesse più bisogno d’essere ribadito, poiché l’Italia stava finalmente diventando un Paese normale. Un Paese nel quale una tornata elettorale europea e amministrativa che conferma la politica del governo è di fatto un suggello all’esecutivo e un rafforzamento in corso d’opera nel cammino destinato naturalmente a concludersi solo con la scadenza naturale della legislatura.
Invece siamo di nuovo al palazzo contrapposto al popolo, agli strappi, allo spettro degli intrighi e persino all’evocazione del 25 luglio. E il dubbio è che, in fondo, fosse proprio questo il risultato al quale i "promotori" e i registi di questa campagna miravano: impedire che l’Italia divenisse un Paese normale.
Dall’altra parte, però, vi è un aspetto che non va sottovalutato. Questa volta il tentativo di infangare Berlusconi non è bastato a fermare il centrodestra. E’ noto quale forza Berlusconi sia capace di esprimere in campagna elettorale. Ed è scontato che qualcuno abbia pensato che per ovviare a una vittoria annunciata fosse necessario fermare lui: impedirgli di partecipare alla competizione. L’operazione non è andata a buon fine. Perché se si dà uno sguardo al risultato complessivo delle elezioni di giugno, e in particolare quello delle amministrative, si comprende che la campagna di fango non è servita ad allontanare il leader dal suo popolo. E si comprende anche che accanto al leader vi sono ormai una classe dirigente e un partito che iniziano a radicarsi nel territorio. E questa è una novità positiva. Non solo per il centrodestra, ma anche per quella "normalizzazione" della politica che in tanti dicono di volere ma che pochi realmente perseguono.
