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Sovversione post-moderna e jahdismo militante insieme a Chianciano

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Tutti a Chianciano contro l’Occidente. Tutto si tiene. L’analisi latitante sui nessi oggettivi e straordinariamente capaci di costruire soggettività violente e, si badi, assai ben organizzate, lascia il segno. L’assenza della comprensione e della percezione, da parte della politique politicienne, apre il varco all’anatema fine a se stesso, alla posticcia retorica democraticistica: così la sinistra soprattutto, anche i sedicenti “riformisti”, hanno sempre affrontato l’emergenza e l’onda travolgente delle moltitudini sovversive. Ripeto: moltitudini sovversive. Ovvero, le truppe scelte del nuovo terrorismo che, a Chianciano, in questo fine settimana, troverà convegno sotto le bandiere molteplici dei gruppi e delle associazioni anti-capitalistiche, alloggiate nel borghesissimo albergo di una cittadina di provincia; la cosa può destare stupore solo in chi non abbia conosciuto il vero ideologo di questa potentissima soggettività sovversiva postmoderna: Toni Negri.

Qual è il punto vero della questione, anzi dell’emergenza-moltitudini sovversive? Sostanzialmente uno: essendo chiusa la stagione culturale ed ideologica della Grande Narrazione marxista-leninista, la sovversione riprende fiato e corpo a partire dall’esplosione di un melting pot che va dai Carc, su cui converrà dire qualcosa subito, all’Ucoii. D’altra parte, il passo storico è chiaro e definito: l’Occidente americano, cioè “yankee”, come scrivono sul sito antimperialista.org, essendo imperialistico e unico mondo insistentemente contro la sovversione e il jihadismo, unifica proprio la sovversione postmoderna e il jihadismo militante. Lo dicono oggi i volantini dei nuovi brigatisti e paradossalmente il fronte anti-imperialista oggi sembra riecheggiare la spinta contro il capitalismo mondiale delle multinazionali e degli Stati, il cavallo di battaglia delle Br per così dire “classiche”. Tutto si tiene. L’Europa è la culla di questo sovversivismo postmoderno, che poco o niente deve a Marx e molto deve invece a Deleuze e Guattari, nonché a Toni Negri.

Secondo livello della questione legata alle moltitudini sovversive: vi è una stratificazione di elaborazione ideologica e culturale, che comprende il pensiero accademico di Paolo Virno e Augusto Illuminati, per ridondare infine nella retorica new-global e radicallibertaria di Bifo. Cioè, attenzione, c’è un mondo ideologico strutturato dietro tutto questo e c’è anche un pezzo di mondo accademico accanto ai sovversivi di Chianciano. Un mondo altro dal marxismo leninismo per così dire “classico”, tant’è vero che il PMLI, partito marxista leninista italiano non lesina critiche durissime ai Carc, che accusa di essere fiancheggiatori di gruppi “paraterroristi”, il tutto si può leggere al seguente indirizzo: http://www.pmli.it/chesonoicarc.html. Roba pesante e dirimente, che richiede nuova e soda analisi di fase, strategie solide e compatte, durezza e pugno di ferro preventivo, perché si tratta di un bubbone che rischia di espolodere nel ventre molle di un’Europa senza identità e senza cuore occidentale. Stiamo nutrendo e pascendo i nostri nemici che si alleano strategicamente con il jihadismo radicale, tanto che è del tutto corretto dire che Lenin, in veste postmoderna, sia sbarcato in Arabia.

Avviso alla politique politicienne, agli accademici del nulla che discettano di riforme in un paese aggredito e invaso dagli anti-imperialisti: era già tutto scritto in Empire di Negri e Hardt, tant’è vero che un filosofo marxista di orientamento lukacciàno, Costanzo Preve, che ho conosciuto negli anni ottanta, si è scagliato contro Moreno Pasquinelli, altro guru anti-imperialista, maoista-nazista, e contro Negri, l’operaismo nichilista e sovversivo (in un luminoso libretto pubblicato negli anni ottanta): perfino il marxismo classico aborre questo melting pot sovversivo. Negri scrive in Empire: “L’impero genera un potenziale rivoluzionario assai più grande di quello creato dai moderni regimi di potere, poiché ci mostra, accanto alla macchina di comando, un

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