Sovversione post-moderna e jahdismo militante insieme a Chianciano

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Sovversione post-moderna e jahdismo militante insieme a Chianciano

23 Marzo 2007

Tutti a Chianciano contro l’Occidente. Tutto si tiene.
L’analisi latitante sui nessi oggettivi e straordinariamente capaci di
costruire soggettività violente e, si badi, assai ben organizzate, lascia il
segno. L’assenza della comprensione e della percezione, da parte della
politique politicienne, apre il varco all’anatema fine a se stesso, alla
posticcia retorica democraticistica: così la sinistra soprattutto, anche i
sedicenti “riformisti”, hanno sempre affrontato l’emergenza e l’onda travolgente
delle moltitudini sovversive. Ripeto: moltitudini sovversive. Ovvero, le truppe
scelte del nuovo terrorismo che, a Chianciano, in questo fine settimana,
troverà convegno sotto le bandiere molteplici dei gruppi e delle associazioni
anti-capitalistiche, alloggiate nel borghesissimo albergo di una cittadina di
provincia; la cosa può destare stupore solo in chi non abbia conosciuto il vero
ideologo di questa potentissima soggettività sovversiva postmoderna: Toni
Negri.

Qual è il punto vero della questione, anzi
dell’emergenza-moltitudini sovversive? Sostanzialmente uno: essendo chiusa la
stagione culturale ed ideologica della Grande Narrazione marxista-leninista, la
sovversione riprende fiato e corpo a partire dall’esplosione di un melting pot
che va dai Carc, su cui converrà dire qualcosa subito, all’Ucoii. D’altra
parte, il passo storico è chiaro e definito: l’Occidente americano, cioè
“yankee”, come scrivono sul sito antimperialista.org, essendo imperialistico e
unico mondo insistentemente contro la sovversione e il jihadismo, unifica
proprio la sovversione postmoderna e il jihadismo militante. Lo dicono oggi i
volantini dei nuovi brigatisti e paradossalmente il fronte anti-imperialista
oggi sembra riecheggiare la spinta contro il capitalismo mondiale delle
multinazionali e degli Stati, il cavallo di battaglia delle Br per così dire
“classiche”. Tutto si tiene. L’Europa è la culla di questo sovversivismo
postmoderno, che poco o niente deve a Marx e molto deve invece a Deleuze e
Guattari, nonché a Toni Negri.

Secondo livello della questione legata alle moltitudini
sovversive: vi è una stratificazione di elaborazione ideologica e culturale,
che comprende il pensiero accademico di Paolo Virno e Augusto Illuminati, per
ridondare infine nella retorica new-global e radicallibertaria di Bifo. Cioè,
attenzione, c’è un mondo ideologico strutturato dietro tutto questo e c’è anche
un pezzo di mondo accademico accanto ai sovversivi di Chianciano. Un mondo
altro dal marxismo leninismo per così dire “classico”, tant’è vero che il PMLI,
partito marxista leninista italiano non lesina critiche durissime ai Carc, che
accusa di essere fiancheggiatori di gruppi “paraterroristi”, il tutto si può
leggere al seguente indirizzo: http://www.pmli.it/chesonoicarc.html.
Roba pesante e dirimente, che richiede nuova e soda analisi di fase, strategie
solide e compatte, durezza e pugno di ferro preventivo, perché si tratta di un
bubbone che rischia di espolodere nel ventre molle di un’Europa senza identità
e senza cuore occidentale. Stiamo nutrendo e pascendo i nostri nemici che si
alleano strategicamente con il jihadismo radicale, tanto che è del tutto
corretto dire che Lenin, in veste postmoderna, sia sbarcato in Arabia.

Avviso alla politique politicienne, agli accademici del nulla che
discettano di riforme in un paese aggredito e invaso dagli anti-imperialisti:
era già tutto scritto in Empire di Negri e Hardt, tant’è vero che un
filosofo marxista di orientamento lukacciàno, Costanzo Preve, che ho conosciuto
negli anni ottanta, si è scagliato contro Moreno Pasquinelli, altro guru
anti-imperialista, maoista-nazista, e contro Negri, l’operaismo nichilista e
sovversivo (in un luminoso libretto pubblicato negli anni ottanta): perfino il
marxismo classico aborre questo melting pot sovversivo. Negri scrive in Empire:
“L’impero genera un potenziale rivoluzionario assai più grande di quello creato
dai moderni regimi di potere, poiché ci mostra, accanto alla macchina di
comando, un