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L'Europa nel pallone

Spagna vs Francia, purché in finale…

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"Francia o Spagna, purché se magna": un quarto di finale così certe frasi te le offre su un piatto d'argento. Per chi, sui banchi di scuola, digeriva con fatica la sintassi proto-italiana con cui il Guicciardini illustrava il concetto di "particulare", ecco che arrivava in soccorso il celebre detto popolare, che in sei parole chiariva tutto. Quando l'Italia del XVI secolo era in gran sostanza la medesima "serva, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello" stigmatizzata da Dante, Spagnoli e Francesi avevano eletto lo Stivale dei mille campanili a loro territorio di bisticci sanguinosi, di deliri d'onnipotenza, di acrimoniose dispute senza esclusione di colpi.

In mezzo a tutto questo belligerante trambusto, la vox populi replicava con l'espressione che più di tutte riesce a incollare insieme sentimenti di rassegnazione, cinismo, assuefazione, opportunismo. Fate come vi pare, basta che a fine giornata ci sia la pagnotta sul tavolo. Anzi, lunga vita a chi ci permetterà di mangiare la pagnotta più fragrante, croccante e farcita. I nocchieri risorgimentali dovevano ancora abbeverarsi alla fonte del fiume Lete e prendere spoglie umane quaggiù sulla Terra.

Poi, vabbè, si dirà che al giorno d'oggi non è che sia cambiato poi molto, che la democrazia di casa non sia proprio 100% pura lana vergine e che le 'teste coronate' straniere - che nel XXI secolo vestono in giacca e cravatta e passano gran parte delle loro giornate nelle City - abbiano in dote un ampio potere decisionale, più o meno occulto, sulle sorti degli Stati sovrani. In un secolo come il sedicesimo, però, le potenze estere avevano scambiato l'Italia per un parco giochi, fatto di assalti, cannonate e cariche di cavalleria. Premio finale: essere elette a regine d'Europa.

Stasera, Spagna e Francia si troveranno di fronte con lo stesso obiettivo. Solo che, invece del campo di battaglia, la tenzone avrà come palcoscenico la Donbass Arena di Donetsk. Chi uscirà vincitrice dallo scontro affronterà in semifinale il Portogallo, ultimo ostacolo prima della gran finale di Kiev. Stavolta la sfida non potrà terminare in pareggio, come avvenne nel 1559: a sancire il triplice fischio finale quella volta fu la Pace di Cateau-Cambresis. Se i novanta minuti non consegneranno un responso valido, si andrà ai tempi supplementari e, se necessario, anche ai tanto vituperati rigori. Appendici che non servirono il 27 giugno 1984: nella finale dell'Europeo, i francesi padroni di casa, guidati dal generale Michel Platini, sconfissero 2-0 i sudditi di Juan Carlos e festeggiarono il primo trofeo internazionale della loro storia. Neanche la rivincita sorrise agli spagnoli: agli ottavi dei Mondiali 2006, i galletti prevalsero per 3-1. La vendetta, si sa, è un piatto che va consumato freddo e stasera la nazionale Campione del Mondo e d'Europa in carica ha l'occasione giusta per rifarsi. I Bleus sono tutt'altro che irresistibili, mentre la sapienza tecnica di Iniesta e compagni non conosce confini.

Per ora, la sfida tra i due Paesi pirenaici non interessa più di tanto le sorti della nostra Nazionale. Il tabellone ha voluto che i ragazzi di Cesare Prandelli li possano incrociare, al massimo, in finale. E quindi, come recitava quel detto? "Francia o Spagna, purché in finale incontrino l'Italia!".

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