Stati Uniti, il paese di Dio e delle Chiese libere

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Stati Uniti, il paese di Dio e delle Chiese libere

09 Marzo 2008

Un recente sondaggio, pubblicato
questa settimana dal Pew Forum on Religion and Public Life, riguarda il
panorama religioso americano e conferma la tendenza al dinamismo dell’esperienza
religiosa statunitense, favorito dalla diffusione delle Chiese libere. I dati riportati sono in controtendenza rispetto
all’Europa, dove l’osservanza della religione cristiana si è andata
inesorabilmente assottigliando a causa del legame di tipo concordatario tra lo Stato e le Chiese.

Circa il 60% degli
americani ammette che la religione è “molto importante” per loro. Questo dato è
rilevante, specialmente quando confrontato al 12% dei francesi e al 25% degli
italiani. Lo studio descrive infatti l’America come un “mercato religioso
competitivo”, all’interno del quale l’84% dei cittadini statunitensi si
riconosce in uno tra le centinaia di varie forme religiose – dal giudaismo ai
pentecostali, dall’islam ai mormoni.

Forse il dato più sorprendente è che il 44% degli
adulti negli Stati Uniti hanno cambiato religione in un determinato momento
della propria vita. Ci sarebbero motivazioni per considerare preoccupante
questo elemento: tra tutte, il fatto che la gente che abbandona una fede per
un’altra può essere più disposta ad appagare desideri effimeri di
soddisfacimento di una qualsiasi spiritualità, piuttosto che cercare di vivere
seguendo gli obblighi morali di un gruppo religioso o i dettami di una
dottrina. Il fatto che quasi un terzo degli intervistati dichiari di aver
sposato qualcuno appartenente ad un credo differente sembrerebbe confermare che
la fede è divenuta più una questione di coscienza individuale che una
tradizione o un cammino verso la continuità.

Esiste ciononostante qualcosa di notevole all’interno
di una tale eterogeneità religiosa. In altre parti del mondo, le differenze
religiose sono sovente causa di violenza o ostracismo. In America invece, si
onora il principio della tolleranza religiosa che le ha generate. I dati
statistici forniti dal sondaggio Pew riguardo al cambiamento di fede potrebbero
dunque non indicare una certa frantumazione spirituale, bensì rappresentare un
emblema di libertà.

È opportuno infatti notare che un terzo dei
“convertiti” del sondaggio sono passati da una congregazione protestante ad
un’altra. In breve, ciò significa che l’America non sta complessivamente rinunciando
ad una religione autorevole a favore di banalità New Age. Inoltre, la metà
degli americani che sono cresciuti senza un’educazione religiosa hanno cercato
la fede nell’età adulta. È chiaro che i cittadini statunitensi sono fermamente
convinti che esistano quelle che possiamo definire “verità religiose” e che
valga la pena passare il loro tempo a cercarle. Ci dispiace, caro Hitchens.

Il sondaggio promulgato dal Pew conferma ciò che gli
studiosi dicono già da anni riguardo ai perdenti e ai vincitori dell’“economia
religiosa”: le religioni che avanzano maggiori pretese nei confronti dei propri
seguaci sono quelle che crescono più rapidamente. Le principali Chiese
protestanti – con le loro convinzioni salvifiche lassiste, le meno rigide norme
riguardo al comportamento sessuale e i loro sermoni sulla giustizia sociale –
sono in rapido declino, in particolar modo dai primi anni Novanta. Il numero
degli iscritti alle Chiese evangeliche più tradizionaliste continua a crescere.

All’interno della Chiesa cattolica si sta verificando
una dinamica simile. In generale, il cattolicesimo sta perdendo rapidamente membri,
in particolare fino ad un terzo della popolazione cattolica di nascita. Allo
stesso tempo, attrae consensi specificamente tra i cittadini stranieri (quasi
prevalentemente gli ispanici), che guardano spesso a parrocchie e sacerdoti più
conservatori. Vorremmo spingere i nostri amici a destra, che vogliono limitare
l’immigrazione, a guardare alla salute delle nostre chiese. 

E poiché stiamo seguendo questa linea di ragionamento,
vale la pena considerare le accuse che ci muovono i nostri detrattori in patria
come all’estero, i quali affermano come gli americani siano in realtà moderni
crociati, impegnati a imporre con la forza in ogni parte del globo la propria
concezione del mondo. Beh, se esiste una singola persuasione “americana”,
questa è la convinzione che gli uomini “sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili”. Ma la teoria che ci
vede come risoluti sostenitori di una singola ideologia male si allinea con lo
studio del Pew, il quale invece presenta un paese ricco di dozzine di religioni
di nicchia, che si esprimono attraverso credenze diverse e variegate, e lo
fanno libere da ogni coercizione.

© Wall Street Journal

Traduzione di Alia K. Nardini