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L'ultimo discorso da governatore di Bankitalia

Su giustizia e federalismo Draghi serve un assist a Berlusconi

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Nel giorno in cui il mondo politico riceve un forte segnale dalle masse evidentemente esauste di molte promesse ma – comunque la si voglia vedere – poche di queste mantenute, nel giorno in cui alcuni esponenti del Pdl decidono di provare a scaricare le colpe della debacle della recente tornata elettorale sulla politica economica messa in piedi dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in questo stesso giorno Mario Draghi pronuncia il suo ultimo discorso nelle vesti di governatore di Bankitalia.

A dire il vero ci si attendevano parole molto più taglienti e forse meno concilianti nei confronti della politica italiana. Non per questo la linea seguita dal neo governatore della Banca Centrale Europea è risultata più morbida. Il discorso, al contrario, ha toccato più o meno tutte le problematiche che soffocano le economie mondiali, in primis, per poi concentrarsi sull’andamento del mercato italiano, spaziando dal tema dell’occupazione a quello della finanza pubblica, dall’istruzione alla giustizia. Ed è proprio quest’ultimo il tema che forse meno ci si attendeva in un discorso di addio. Il governatore uscente ha in effetti alzato una bella palla in favore di Berlusconi, proprio nel giorno più duro per il suo governo e per la credibilità della sua figura politica. A detta di Draghi – che ha poggiato le sue considerazioni su studi effettuati da Bankitalia – la giustizia italiana è troppo lenta e le sue lungaggini causano la perdita di circa un punto di PIL all’anno per il sistema paese nel suo complesso. Secondo stime effettuate dalla Banca Mondiale l’Italia occupa infatti la 158esima posizione nella graduatoria che calcola la durata media dei processi ordinari di primo grado – che supera i mille giorni. Una posizione francamente squalificante per un Paese del G8, che aspira a posti di rilievo nel panorama politico ed economico mondiale.

Il discorso si è poi soffermato sull’occupazione al quale è strettamente connesso quello di un’adeguata istruzione. Su questo tema Draghi ha ribadito la fotografia – tutt’altro che capzioso ma solidamente basato sui fatti – che vede sostanziali differenze tra Nord e Sud e addirittura tra scuole della stessa area. Per quanto concerne le Università i dati portati sono impietosi: “il distacco del sistema educativo italiano – sostengono le rilevazioni dell’Ocse – dalle migliori pratiche mondiali potrebbe implicare a lungo andare un minor tasso di crescita del Pil fino a un punto percentuale”.

Prima di passare al quadro economico, in pieno stile cerchiobottista di fine mandato, non poteva mancare una tirata d’orecchie generale per il basso tasso di occupazione femminile, giudicato – a detta del governatore – “fattore cruciale di debolezza del sistema”.

Passando invece alla disamina dell’intricata situazione economica Draghi non ha riservato particolari sorprese. I problemi sollevati sono nel complesso sempre i soliti: la riduzione della spesa pubblica come fattore necessario per il riavvio di una crescita sostenibile nel tempo, l’eccessivo nanismo dell’impresa italiana – con conseguenti problematiche di sottocapitalizzazione del sistema bancario e non –, l’insufficiente e pessima gestione nella realizzazione delle infrastrutture – fattore basilare per lo sviluppo di un certo tipo di discorsi di rilancio economico-sociale –, e i maggiori incentivi all’intrapresa personale e alla crescita delle dimensioni industriali al fine di assicurare un mercato concorrenziale a tutela di tutti.

Se su questi argomenti non è necessario aggiungere commenti, una considerazione a parte meritano alcune dichiarazioni che potrebbero portare un po’ di sollievo in casa del centrodestra. Secondo Draghi infatti, “il federalismo fiscale, può aiutare, responsabilizzando tutti i livelli di governo, imponendo rigidi vincoli di bilancio, avvicinando i cittadini alla gestione degli affari pubblici.” A patto – dice Draghi – che la gestione dei tributi locali sia compiuta in maniera oculata e con logiche economiche e non assistenziali e che sia preservata la legalità.

A parte un paio di spunti interessanti il discorso di Draghi è comunque apparso quasi scontato nel complesso. Se non altro però ha avuto il grande vantaggio di presentare una situazione chiara e proporre soluzioni radicali, scomode ma assolutamente necessarie. Draghi è stato chiaro: non si può più attendere. Che la gente lo voglia o no.

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