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Su Kyoto Pecoraro si tira la zappa sui piedi

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Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, ha forse reso un servigio utile al paese: ha chiesto ed ottenuto – grazie ad un articoletto del decreto fiscale collegato alla Finanziaria – che, dal prossimo anno, il Dpef contenga un aggiornamento sullo stato di attuazione del protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di CO2.

Bene, si potrà - numeri alla mano (almeno si spera) - commentare e contestare la resa del sistema di tetto alle emissioni. Di Kyoto si parla troppo e male, anteponendo una visione ideologica dell’ambiente alla realtà dei fatti. Si dice che fa sempre più caldo, che l’uomo (massimamente quello occidentale) con le sue industrie e i suoi consumi è il massimo responsabile, che il mondo andrà rapidamente alla malora, ma che invertire la retta si può e per farlo s’ha da applicare il Protocollo. Non si dice, invece, che il global warming non ha una chiara evidenza scientifica, che nessun accordo sarà mai credibile senza il coinvolgimento di Cina e India e che – a fronte di scenari tanto apocalittici quanto quelli prospettati da Al Gore & C. - gli effetti di Kyoto sarebbero irrilevanti. Soprattutto, si omette un particolare: che nella UE il protocollo è operativo dal 2005 e il suo bilancio è fallimentare. Il sistema “cap and trade%E2

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