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Semplificazioni e risparmi

Subito i tagli all’Irap (e alla burocrazia)

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Parlando alla riunione di giovani imprenditori di Confcommercio il ministro Grilli ha fornito uno zuccherino, annunciando che nel 2014 ci dovrebbe essere una riduzione dell'Irap. Ha detto che sarà «strutturale», termine che vuol dire «permanente», ma, potrebbe anche significare «non di poco conto». In attesa, comunque, ribadisce che il rigore per il pareggio è necessario. E su questo non si può non esser d'accordo.

Lo si è meno sul fatto che esso debba esser in gran parte tributario. Ma su questo Grilli fa quel che può, mentre i grillini (cioè i seguaci di Grillo) aizzano la folla a resistere ai tagli, insieme alla Cgil della Camusso. Però non ci sono solo le aliquote da pagare, c'è anche il modo e il costo per pagarle. E qui si potrebbe fare moltissimo, senza spendere un euro, anzi risparmiandone.

Mentre Grilli faceva il suo discorso, a pochi chilometri di distanza, la Cgia di Mestre, ha comunicato che autonomie e piccole imprese nel 2011 hanno sopportato, come costo amministrativo per pagare tributi e contribuiti, quasi 3 miliardi in aggiunta all'importo versato. Fatto 100 il 2mila, le scadenze fiscali sono aumentate a 127 nel 2006 e sono ora 134. In un anno ci sono 134 scadenze su 360 giorni fra imposte, tasse, contribuiti, assicurazioni obbligatorie allo Stato, alle Regioni, alle Province, ai Comuni, all'Inps, alla Camera di commercio, all'Inail e altri.

Nella prima metà degli anni '90, al termine della prima Repubblica e col primo governo Berlusconi, si sono attuate varie semplificazioni fiscali. Poi la rotta si è invertita. E negli anni 2000, dopo che siamo entrati nell'euro, invece che semplificare per esser più competitivi si sono create complicazioni a non finire, ciascuna con la sua sacrosanta ragione, e con il sacrosanto plauso dei tutori del giustizialismo fiscale. La Cgia dice giustamente che questi oneri amministrativi sono particolarmente gravosi per i piccoli operatori.

Infatti, in gran parte, si tratta di costi fissi e semi fissi: il registro e il modulo vanno compilati da chi ha pochi o tanti addetti. Il costo amministrativo non cresce in proporzione al numero di addetti o al fatturato. Nella piccolissima impresa, con pochissismi addetti, il registro lo tiene il titolare perdendo tempo prezioso, o una persona che fa questo lavoro e non produce. Idem per i pagamenti. Nella media e grande impresa gli uffici preposti costituiscono una percentuale limitata del costo complessivo. La Cgia non ha considerato i costi burocratici degli uffici fiscali ma anch'essi si moltiplicano, con l'aumento di obblighi del contribuente e sono costi fissi e semi fissi, che non variano in proporzione per piccoli o grandi contribuenti.

E invece si possono fare molte semplificazioni, con risparmi notevoli di costi. Nel 2010 l'Irap riguardava 5 milioni di contribuenti, un milione di essi (un quinto del totale), con un imponibile Irap massimo di 7.500 euro, al netto della detrazione fissa di 7.500, con una aliquota del 4,5%, pagava in media 110 euro annui. E versava pertanto al Fisco il 3% del gettito. Alzando la franchigia a 15mila euro il Fisco «perde» 1,1 miliardi, che può agevolmente recuperare con migliori accertamenti, in quanto i contribuenti si riducono di un quinto a 4 milioni e il Fisco si libera di molte controversie legate ai contribuenti Iva esenti perché «non strutturati».

E un milione di piccoli operatori esce da questo perverso tributo che esiste solo in Italia. Ciò in attesa di dividerlo in due, trasformandolo, per il costo del lavoro in un'addizionale ai contributi Inps, contabilizzata e versata con essi, e per l'utile lordo dell'impresa in una addizionale all'imposta sul reddito, contabilizzata e versata con questa. Il risparmio di costi amministrativi e di registri, moduli, bollettini cartacei e informatici sarebbe enorme. Se ci vuole rigore per il pareggio, almeno il pagamento non sia vessatorio e non discriminatorio verso le piccole aziende, il vivaio delle grandi.

Tratto da Il Giornale

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