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Salvaguardare il centro della civiltà

Sui marciapiedi a Piazza Navona solo Ornaghi può dire una parola definitiva

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Immancabile, alla fine di una settimana di polemiche sulla carta stampata, giunge l’appello al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi. Lo lancia Paolo Conti dalle colonne dell’edizione romana del Corriere della Sera a proposito del paventato restyling di Piazza Navona, che prevede la rimozione dei marciapiedi nel nome di un ritorno alle origini per il celebre sito.

 

Le prime a muoversi sono state le associazioni dei residenti del centro storico, che hanno denunciato nel progetto l’intenzione per gli esercenti ristoratori di poter disporre di un più ampio spazio per i propri déhors. L’accusa innesca le polveri di una battaglia contro le occupazioni abusive di suolo pubblico che il Presidente del Primo Municipio, Dario Corsetti, sta conducendo in perfetta solitudine dall’inizio di dicembre, procurando non poche noie ai vertici politici dell’amministrazione comunale che – per non perdere a un anno dalle elezioni il consenso di un’importante categoria economica della città – ha imposto una sospensiva derogatoria per le festività natalizie alle stringenti misure riguardo gli impianti di riscaldamento esterni e i cosiddetti tavolini selvaggi.

 

Finite le feste, son cominciati i sequestri, con il risultato che ora l’occhio può tornare a godere di spazi e architetture da lungo tempo celati allo sguardo – fermo restando che molto c’è ancora da fare per la sosta selvaggia di auto e motorini, altrettanto lesiva dell’estetica del centro storico.

 

Ma il paventato restyling fi Piazza Navona – che come ha sostenuto in un’intervista a Repubblica l’ex soprintendente archeologo di Roma Adriano La Regina non ha alcuna base storica o scientifica – rischia di portare questo luogo nelle stesse condizioni in cui versa ormai da più di un decennio Campo dei Fiori, nelle mattine di mercato ormai un immenso gazebo inagibile e nelle notti della movida un campo di battaglia presidiato dalle forze dell’ordine.

 

La Soprintendenza per i beni architettonici di Roma, non avendo ancora ricevuto formale richiesta di parere al progetto, non si è potuta pronunciare. Ben venga allora l’appello al Ministro che, libero da obblighi, può esprimere una propria opinione in merito alla salvaguardia di uno dei siti Unesco più vasti al mondo, il centro storico di Roma, che da un decennio sta conoscendo un costante degrado, complice l’espulsione di ceti medio bassi della popolazione – costretti a abbandonare immobili ormai inarrivabili per le proprie capacità economiche – e la trasformazione sregolata di parti considerevoli di esso in luoghi di ricettività turistica improvvisata che non favoriscono certo l’immagine e il decoro della città.

 

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1 COMMENT

  1. basta con Roma Burinopoli!
    Finalmente qualcuno che parla chiaro! Non se ne può più di Roma ridotta a un lunapark per burini e turisti ciabattoni. Da questo punto di vista, Alemanno è in continuità con Veltroni, il quale di suo predilige in più l’immigrazione incontrollata (non dimenticherò mai gli indiani che andavano in pieno giorno a urinare di fianco a San Vito), ma anche Alemanno non scherza nel leccare i piedi ai cinesi. Altro che “immagine di Roma”.

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