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Sui rifiuti De Magistris temporeggia senza dare risposte concrete

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“Tra due giorni firmo”, ha detto De Magistris. Speriamo solo che i due giorni non siano rinnovabili come i due anni di Totò in “Miseria e nobiltà”. Il dubbio potrebbe esserci, visto che l'accordo in questione per spedire all'estero via nave i rifiuti di Napoli doveva essere già concluso la settimana scorsa. Ora, il Sindaco si è impegnato di nuovo, promettendo che in due giorni l’accordo sarà siglato.

La destinazione non si sa, o meglio, noi poveri mortali non la sappiamo. Al limite, possiamo solo ipotizzarla. C’è un piccolo dettaglio, però, che genera un po’ di timore per il futuro delle tonnellate di rifiuti che giacciono ancora a terra: anche se l’accordo si siglasse tra due giorni, i beninformati affermano che i primi carichi partirebbero solo a inizio settembre. Infatti, proprio su questo si è svolta una riunione ieri sera tra Provincia e Comune, cioè tra Luigi Cesaro e Tommaso Sodano. Massimo riserbo su tutto; sulla destinazione (forse sarà una nazione del nord Europa), sui tempi e sui costi.

Intanto, volendo fare il punto della situazione sulla questione dei rifiuti, potremmo dire che il presidente della Regione, Stefano Caldoro, ha evitato il peggio, firmando l’ordinanza che permette di sversare i rifiuti di Napoli fuori provincia, suscitando, così, le proteste delle Province di Caserta e di Avellino, che hanno fatto già ricorso al Tar di cui si aspetta il pronunciamento. Ma c’è anche, fortunatamente, qualcuno che sta dando una mano, visto che sono ripresi i trasferimenti verso la Liguria. Resta il fatto che tra impianti Stir e siti di trasferenza, l’ASIA ha comunicato che per le strade di Napoli ci sono ancora mille tonnellate da smaltire, senza contare quelle che quotidianamente andranno ad accumularsi nei prossimi giorni.

Sembra davvero che “adda passà ‘a nuttata”, nel senso che i napoletani possono solo aspettare che la raccolta differenziata inizi a tutto spiano, con macchine, uomini, mezzi e materiali; che arrivi questa benedetta firma (che almeno farebbe tirare il fiato ai cittadini esasperati, i quali per ora sentono soltanto olezzi maleodoranti); che si realizzi presto e senza intoppi l'impianto di digestione anaerobica della frazione umida del rifiuto nello stir di Tufino; che si trovi, insomma, una soluzione definitiva e valida per la risoluzione di questa situazione assurda.

Resta un grande dilemma: una volta che i rifiuti avranno completato tutto il loro ciclo, dove andranno a finire quelli non recuperabili? Caldoro chiama in causa De Magistris e afferma che “in tutta Europa non esiste un impianto finale che non sia il termovalorizzatore. Sui rifiuti è necessario mettere da parte le posizioni ideologiche, perché occorre fornire risposte strutturali ai cittadini, cosa che non è avvenuta negli ultimi vent’anni. Il Comune ci dica quali sono le alternative sul fronte dell’impiantistica che deve chiudere il ciclo”. Dal canto suo, però, il Sindaco di Napoli ha sempre detto che nella sua idea di gestione dei rifiuti non esistono né termovalorizzatori, né discariche. Quindi? Chi vincerà la partita? Noi ci auguriamo che la vincano, per una volta, Napoli e i napoletani.

 

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