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Dopo la difesa del mercato

Sui servizi pubblici locali Fini fa il liberale. E fa bene

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Caro Direttore,

due indizi sono una prova? Che Gianfranco Fini stia cercando da tempo di smarcarsi dal mainstream del suo partito, proponendosi come depositario di una visione del mondo diversa da quella di Silvio Berlusconi e del governo, non e’ una novità. Sino ad oggi, peroò, Fini si era mosso sul terreno dei temi etici, al limite su quello delle riforme istituzionali, in un gioco che era assieme di allontanamento da Berlusconi e di avvicinamento a quei settori dell’opinione pubblica che un tempo gli erano visceralmente ostili ma presso i quali, in parte per il suo passato remoto in parte per il suo futuro anteriore, Fini non può che perseguire una intensa opera di accreditamento.

Ora il Presidente della Camera traccia una linea anche sui temi dell’economia. La novità è questa. Introducendo la relazione annuale del Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, Fini ha offerto una lucida analisi della crisi, ricondotta nelle sue determinanti all’azione impazzita di alcuni attori pubblici. Ieri, aprendo un convegno su “I nuovi comuni nella Repubblica federale. La carte delle Autonomie”, ha dedicato parole di fuoco al “socialismo municipale”: è indubbio, ha detto Fini, “che la degenerazione della politica ha trovato non di rado terreno fertile nella gestione opaca, per usare un eufemismo, e non chiara dei servizi pubblici locali che invece di rappresentare dei veri e propri 'servizi' rivolti alla cittadinanza, si sono spesso dimostrati 'serventi' rispetto a esigenze inconfessabili del ceto politico di questo e quel colore”. E ancora: “Il mercato in questo settore rappresenta, invece, non certo un rischio bensi' un deterrente a comportamenti poco virtuosi”.

La battaglia sulle piccole Iri locali ha una valenza politica piuttosto ovvia, dal momento che i difensori a oltranza delle municipalizzate, in questa legislatura, hanno casa nella Lega Nord - che con Fini ha da sempre rapporti di scarsa simpatia. E di per se’, inefficienza e valenza clientelare delle municipalizzate, vero tappo all’apertura di nuovi spazi per l’imprenditoria privata, sono un tema ricorrente nel circuito chiuso della classe dirigente.

E’ il fatto che pero’ Fini dissotterri l’ascia di guerra appena una settimana dopo aver ricostruito le ragioni della crisi senza indulgenza verso Stati e regolatori, e rivendicando di nuovo con apparente convinzione i meriti del sistema di mercato, che fa suonare un campanello. Il Presidente della Camera si è evidentemente convinto che nel futuro del Pdl, e per verificare al suo interno leadership e rapporti di forza, serve una visione del mondo radicalmente diversa da quella, essenzialmente neo-corporativa, riconducibile a Giulio Tremonti. Ci vorrà del tempo, però, per verificare se Fini può davvero farsene portavoce, ed essere credibile.

 

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2 COMMENTS

  1. Socialismo municipale in Caput Mundi
    Il discorso di Gianfranco Fini è semplicemente aria fritta perchè se il Presidente della Camera vuol vestire l’abito del liberale, allora deve correre in sartoria e ordinare un buon lavoro di taglio e cucito per il Comune di Roma e il sindaco Gianni Alemanno: le aziende controllate dall’Urbe sono uno degli esempi di quel socialismo municipale che il parolame di Fini condanna ma l’azione della giunta guidata da un politico proveniente da An difende e promuove. Così, a occhio, mi pare che in termini marxiani – quelli più appropriati in questo caso – si possa dire che notiamo una certa dicotomia tra teoria e prassi. Fini fa la teoria, Alemanno fa la prassi. E se la seconda non segue la prima, siamo al caro amico ti scrivo, così mi (e soprattutto ti) distraggo un po’.

  2. Fini
    Mario Sechi mi ha bruciato sul tempo. Mi sento, però, di aggiungere al suo commento che la stragrande maggioranza degli ex missini la pensano come Alemanno e…Storace

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