Sulla lettera del Cardinal Martini

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Sulla lettera del Cardinal Martini

21 Gennaio 2007

La lettera del Card. Martini pubblicata sul Sole 24 Ore è sottoscrivibile da ogni persona di buon senso quando, esprimendosi in termini generali, prende le distanze sia dall’accanimento terapeutico che dall’eutanasia. È discutibile quando sembra proporre la lettura di un fatto, come il “caso Welby” – di un fatto, non di un dogma di fede o di un principio morale –, in difformità da ciò che è stato accertato obiettivamente. È singolare che il fronte laicista, mentre grida all’indebita ingerenza per ogni dichiarazione del Papa su temi etici, poi preferisca le parole del card. Martini al responso, frutto dell’esame concreto del “caso Welby”, dato dalla Commissione ministeriale voluta dal ministro Turco, per la quale in quella vicenda non vi era alcun accanimento terapeutico in corso. Scopriamo così che esiste un clericalismo laicista, capace di sostituire le parole di un prelato alla valutazione medica di un dato clinico, salvo poi a dimenticare, sugli aspetti di principio, che anche il Papa è cattolico, almeno quanto il card. Martini.