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Le due linee della Chiesa

Sulla polemica tra la Lega e Tettamanzi è stato detto troppo ma non tutto

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Sulle critiche del giornale “La Padania” al cardinale Tettamanzi sono state dette molte cose, ma non è ancora stato detto tutto. D’accordo con il segretario di Stato vaticano cardinale Bertone, che a Milano ha elogiato il pastore della più grande diocesi del mondo. D’accordo con i moltissimi fedeli che inviano e-mail alla curia ambrosiana esprimendo solidarietà verso il loro arcivescovo. D’accordo con il Presidente della Repubblica che, dopo aver riconosciuto il significato “essenziale” della presenza della Chiesa nella società, ha pure lui difeso l’arcivescovo di Milano. D’accordo con Gianni Alemanno che ha auspicato che la Chiesa sia lasciata fuori dal confronto politico. Per niente d’accordo con chi sostiene che le sciocche accuse leghiste siano motivate da manovre per il dopo-Tettamanzi. Per niente d’accordo anche con chi, da una parte e dall’altra, usa con la Chiesa due pesi e due misure a seconda delle convenienze. Detto tutto questo, dato ad ognuno il suo, chiarito quello che c’è da chiarire, bisognerà però pur dire che nella Chiesa italiana ci sono due linee d’azione ed una sembra passare anche dal cardinale Tettamanzi. Non c’era bisogno delle buzzurrate leghiste per vederlo, ma fatta la tara delle buzzurrate leghiste, si può dire che sarebbe auspicabile che ci fosse maggiore unità nella Chiesa attorno alla linea tracciata dal papa e che non è certamente positivo che si facciano discorsi troppo diversi o addirittura contrapposti?

Al convegno della Chiesa italiana tenutosi a Verona il 19 ottobre 2006, hanno parlato sia l’arcivescovo di Milano Tettamanzi sia il Papa. Il primo ha aperto il convegno in Arena e il secondo ha incontrato i partecipanti alla Fiera a metà dei lavori. I due discorsi sono stati molto diversi. Mentre Tettamanzi ha proposto una Chiesa estroversa ed a priori solidale con il mondo, il papa ha parlato della missione di verità della Chiesa, la qual cosa comporta non solo accompagnare ma anche giudicare il mondo, che non sa darsi da solo la sua salvezza.

Proprio a Verona il cardinale Tettamanzi, commentando Paolo agli Efesini, pronunciò la frase che poi divenne famosa: “meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo”. Tutti avevano pensato che il suo bersaglio fossero i cosiddetti “atei devoti”, oppure gli stessi leghisti, che talvolta strumentalmente si fanno tutori della cosiddetta identità cristiana, e forse si trattava di ipotesi centrate. Ma l’affermazione del cardinale poteva anche essere intesa come diretta all’insegnamento del papa che, come noto, è molto critico vero i “cristiani anonimi” e continua ad affermare che i cristiani devono lottare perché nel mondo si faccia spazio a Dio. Altri ancora avevano letto quella frase come diretta al cardinale Ruini che, lasciando la presidenza della Cei, aveva affermato: “E’ preferibile essere contestati che essere irrilevanti”.

I cristiani della diocesi di Milano sono fedeli al loro pastore e gli vogliono bene. Non mancano però coloro che fanno notare una eccessiva orizzontalità del suo insegnamento. La solidarietà, l’accoglienza, la sobrietà sono certamente valori anche cristiani. La diocesi di Milano è partita per prima nella creazione di un fondo di solidarietà a favore delle famiglie colpite dalla crisi economica ed ha poi trascinato altre diocesi italiane e la stessa Conferenza episcopale che ha fatto proprio il progetto. Si tratta senz’altro di un merito, che va riconosciuto unitamente a tanti altri. Però talvolta si ha l’impressione che l’approccio del cardinale sia fin troppo sociologico fino a sbiadire la specificità della presenza cristiana nella società di oggi. Come se i cristiani dovessero solo amare, ma senza alcuna relazione con la verità, mentre, come dice Benedetto XVI, non si può amare se non nel rispetto della verità di chi si ama. Non pochi fedeli milanesi raccontano che è ormai difficile sentire a Milano un discorso di presenza cristiana nella società a tutto tondo – né tantomeno di “identità” cristiana - e non limitatamente ai doveri dell’assistenza e della convivenza pacifica.

In occasione dell’”occupazione” musulmana del sagrato del duomo di Milano del gennaio 2009, la curia ambrosiana era stata piuttosto sfumata, richiamando il diritto di tutti alla preghiera e il dovere dell’accoglienza. Trascurando che quell’atto era ben più di una preghiera. Era una prova di forza, una sfida e una intimidatoria promessa di quanto potrebbe avvenire in futuro. Allora intervenne il ministro leghista Maroni per impedire simili manifestazioni in futuro, mentre la curia di Milano si limitava a dichiarare di aver ricevuto una delegazione che aveva portato all’arcivescovo le sue scuse ed rassicurazioni.

Oggi inizia a Roma il grande convegno: “Con Dio o senza Dio niente è come prima”. Con esso il Comitato per il Progetto culturale presieduto dal cardinale Ruini si fa carico di una vivissima preoccupazione di Benedetto XVI: “Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio”. Questa frase era contenuta nella Lettera ai vescovi del mondo sul ritiro della scomunica ai lefebvriani, ma il concetto ricorre continuamente negli interventi del papa. Dietro c’è la convinzione che non sarà solo con la solidarietà o l’accoglienza che si potrà rendere Dio presente in questo mondo.

Nella Chiesa di oggi ci sono quindi due linee. L’una dice che il cristianesimo è utile ma non necessario per la costruzione della società; l’altra dice che è non solo è utile ma anche necessario. Per la prima i cristiani devono praticare solidarietà ed accoglienza accanto agli altri uomini e come gli altri uomini; per la seconda la solidarietà e l’accoglienza devono essere inserite in Cristo se vogliono essere veramente liberanti per tutti. Le semplificazioni sono sempre pericolose. Ma talvolta c’è l’impressione che queste due linee passino anche per il Duomo di Milano.

Cosa c’entra “La Padania” con tutto ciò? Assolutamente niente ed è per questo che le accuse al cardinale Tettamanzi di essere un “imam” sono state un brutto incidente. La Chiesa non ha certo bisogno di simili grossolani interventi per guardare dentro di sé e ancor meno per trovare un compromesso tra due linee. Le due linee però ci sono.

 

 

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3 COMMENTS

  1. Dubbio
    Egregio Fonte, Lei asserisce:“La Chiesa non ha certo bisogno di simili grossolani interventi per… “. E se invece ne avesse bisogno?

  2. Analisi sbagliata
    Ritenere che per il Cardinale di Milano il Cristianesimo non sia necessario alla costruzione della società significa non averlo capito ( o forse non averlo nemmeno ascoltato)

  3. Dopo la dose di “buzzurrate”
    Dopo la dose di “buzzurrate” e simili,alcune cose serie.Anche se,quanto scritto da Meotti sulla curia di Milano,forse alcune buzzurrate le giustifica.Comunque, che cardinali alla Martini,abbiano contestato e contestino il Papa è cosa chiara.Anche se un cardinale,per di più gesuita,dovrebbe avere tutt’altri obblighi di lealtà e obbedienza.Ed anche l’idea che vi debba essere un compromesso!Il Papa che,su materie dottrinali e morali,fa un compromesso!

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