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Sulla scuola è ora che il centrodestra dica da che parte sta

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Era naturale che dopo l’enfasi posta dal ministro della Pubblica Istruzione Fioroni sulla necessità di tornare a fornire conoscenze agli studenti, da cui il ritorno alle tabelline, si levassero alti lai da parte dei soliti teorici della delirante formula secondo cui bisogna sostituire alla “cultura delle discipline” la “cultura delle competenze”. Ma quelli sono i soliti pedagogisti “progressisti” o “democratici”, la cui matrice ideologica è ben chiara, anche se, per godere di un influsso trasversale, predicano che le loro teorie non sono né di destra né di sinistra, ma semplicemente giuste. Infatti, la loro trasversalità ha funzionato ancora una volta se pure da destra si sono levati gli stessi lai e con gli stessi argomenti “progressisti”.

C’era da sperare che il dibattito che è seguito e un po’ di riflessione avrebbe aiutato. Niente da fare. Di fronte al provvedimento del ministro Fioroni che reintroduce, sia pure in forme nuove, gli esami di riparazione autunnali – e che, diciamolo chiaro, merita un plauso bipartisan, per il coraggio con cui è stata chiusa una tragica esperienza che ha massacrato la scuola italiana – era naturale che i raprpesentanti del pedagogismo progressista, impersonato in questo caso dal suo mentore, il professor Tullio De Mauro, non avrebbero fatto mancare la propria voce. Colpisce, se mai, il tono relativamente moderato con cui De Mauro si è lamentato sul Corriere della Sera, il che dimostra la verità dell’affermazione del matematico Laurent Lafforgue secondo cui «tutte queste persone hanno oggi uno scopo soltanto: scaricare le loro responsabilità e quindi mascherare con tutti i mezzi la realtà del disastro».

E a destra? Si è ricominciato a sparare su Fioroni, sempre con argomenti di tipo “progressista”: non si torna indietro, sempre avanti verso il sole dell’avvenire, il provvedimento è repressivo, ridà fiato a quei professori sadici che vogliono rovinare l’estate agli studenti. E così via.

Ha ben ragione Giovanni Belardelli a chiedersi sul Corriere della Sera: «Il lassismo a scuola è una cosa di destra?». Già, perché l’abolizione degli esami di riparazione fu decisa dal ministro D’Onofrio nel primo governo di centro-destra e il ministro Moratti ha fatto tutto meno che reintrodurre il rigore nelle scuole. Inoltre, la crema del pedagogismo progressista ha prosperato durante il governo di centro-destra, spandendo le sue teorie sessantottine per ogni dove. Ora Fioroni assume quella che Belardelli ha definito «una misura sacrosanta, di fronte a crediti formativi spesso inesigibili, di fronte all’ipocrisia del cosiddetto “sei rosso”», una scelta «in evidente controtendenza rispetto a quel progressismo pedagogico che per decenni ha devastato la scuola italiana». «Non si tratta forse – conclude Belardelli – di una misura che una destra più “di destra” avrebbe dovuto da tempo fare sua?». Neanche per sogno, è la risposta. I rappresentanti ufficiali della destra si schierano con il pedagogismo progressista e sparano ad alzo zero contro i provvedimenti di Fioroni. In tal modo si dimostra l’incapacità di assumere scelte responsabili di fronte a questioni che riguardano il futuro del paese e il futuro dei nostri figli. (Ci siamo dimenticati dell’appello «Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio»?). Casomai, bisognerebbe rilanciare, chiedendo l’inquadramento di questi provvedimenti in una politica organica di ricostruzione della scuola su basi di rigore e di un’impostazione disciplinare. Ma quel che è peggio è che così si dimostra di non avere alcuna cultura propria dell’educazione e della scuola e di non essere capaci di altro che di farsi prestare quella “de sinistra”.

Ci si dimentica inoltre che le sorti della politica sono state spesso determinate dalle scelte compiute nel campo dell’istruzione. Il centro-sinistra pagò caramente le sue scelte e la delusione per le politiche del centro-destra è stata enorme. Ma – e questa è la terza constatazione – la sensibilità per gli umori diffusi è ormai scarsissima. Per parte mia preferisco non aggiungere altro e limitarmi a riportare una selezione di commenti ricevuti sul mio blog. Illustrano benissimo quanto sia limpida la comprensione delle origini del disastro e come le idee siano chiarissime in materia. Salvo che nelle menti dei rappresentanti ufficiali del centro-destra. Il pedagogismo progressista, lui, fa soltanto il suo mestiere.

 «Non ho nulla di personale contro il ministro Fioroni che ha un’aria paciosa e simpatica e se devo dire la mia, è il più presentabile tra i ministri di questo sgangherato governo. Ma temo che ancora una volta dovrà vedersela direttamente coi suoi. Dopo decenni e decenni di “controscuola” sessantottara, di “descolarizzatori della società”, di “pedagogia degli oppressi” (che ancora ci opprime), di docimologia e di “griglie di valutazione”, di mappe di ricognizione e di altro bestiario pedagogico, temo che la sua riscoperta dell'acqua calda (ovvero delle tabelline e della grammatica) nonché di quel sano nozionismo che esercita un po’ le meningi degli alunni – visto che nessun bambino sa più mandare a memoria una poesia – temo troverà non pochi oppositori intestini.
Se anche alla destra mancherà il buon senso di apprezzare i suoi sforzi, significa che la colonizzazione “pedagogica” della sinistra, sfida tutte le latitudini e le longitudini. A prescindere...»

«Due piccole postille che possono ulteriormente chiarire quanto sia giusta e sacrosanta l’affermazione che con l’abolizione degli esami di riparazione ci si è spinti sull’orlo di un baratro. 1) Davanti a un alunno che non ha raggiunto gli obiettivi minimi (fuori dal pedagoghese, a un voto inferiore al 6), la scuola è obbligata ad attivare interventi di recupero. Ciò vuol dire che se l’alunno Pierino ha una serie di 3 perché per tutto l’anno, invece di andare a scuola, è andato giocare a biliardo, l’alunno Pierino ha diritto a partecipare a una serie di corsi di recupero attivati fuori orario scolastico a spese del contribuente. Altrimenti, se lo bocciano, ricorrerà e gli daranno ragione; non solo: dirigente scolastico e docenti possono essere sanzionati. 2) Negli scrutini finali, l’alunno va promosso a meno che non abbia fatto registrare gravi lacune rispetto agli obiettivi minimi (fuori dal pedagoghese, 4 o meno) in un rilevante numero di materie. Ma l’alunno, per essere promosso, deve aver conseguito la sufficienza in tutte le materie. Di conseguenza, se l’alunno Pierino ha uno o due 5, poniamo in matematica e latino, questi saranno automaticamente trasformati in 6 (cosiddetto “6 rosso”). Il calcolo dei crediti scolastici, però, non tiene conto del “colore” del 6, quindi l’alunno Pierino, che non ha studiato matematica e latino perché non gli andava, avrà lo stesso credito dell’alunno Ciccillo che non è un genio ma i 6 se li è sudati studiando tutto l’anno; anzi, se magari fa parte della squadra di pallavolo o di calcetto e ha 9 in educazione fisica, avrà un credito più alto. Entrambi questi dati di fatto si verificano ormai da tre lustri senza che professori o presidi possano farci nulla, perché si tratta di disposizioni di legge, che nessun governo di sinistra o di destra ha pensato, sino a ieri, di modificare. Non solo, ma su di essi vige il più assoluto silenzio stampa: qualcuno ne ha mai sentito parlare entro qualsiasi servizio giornalistico o televisivo che si interroga ansiosamente sul perché la scuola non riesce più a trasmettere cultura e formare ai principi etici?».

«Sono anni che sono, come padre, testimone dello sfacelo del sistema educativo. Non sopporto più quei genitori che, di fronte a ogni problema, sono sempre alla ricerca di una colpa da addebitare ai professori o alla scuola pur di non risparmiare fatiche e preoccupazione per i loro figli. Non è più tollerabile la prevaricazione di minoranze di studenti prepotenti che occupano gli Istituti. È assurdo che ogni mese si tengano assemblee durante l’orario didattico. Non è possibile che i nostri figli siano molestati con corsi di “Educazione affettiva” (come si fa ad insegnare l’“affettività

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8 COMMENTS

  1. Bestiario pedagogico
    Onorata delle citazioni che ho rilasciate quale commento sul blog del prof. Israel. Non credevo che le mie geremiadi personali di “oppressa dalla pedagogia oppressi”, raggiungessero il giornale. Grazie!


  2. Il contributo di Israel è

    Il contributo di Israel è molto interessante.
    Condivido una buona parte del suo testo
    Trovo un po’ banalizzanti le sue affermazioni circa il tempo pieno a scuola (qualunque famiglia abbia entrambi i genitori lavoratori con orari dalla mattino alla sera sa bene quanto sia utile il tempo pieno.Se poi il tempo pieno viene gestito male il problema non è nell’istituzione del tempo pieno) e circa i testi “descolarizzare la società” e la pedagogia degli oppressi.

    Questi ultimi due testi visti fuori dal loro contesto e dalla loro epoca probabilmente acquistano un significato diverso ma ciò non toglie che hanno dato un contributo rilevante alla pedagogia.
    Anche qui poi magari sono stati citati stracitati ed abusati
    quando non era necessari….ma una loro cattiva interpretazione non autorizza una loro delegittimazione.

    Per quanto riguarda l’appello “Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio?” io non mi trovavo per niente in accordo con quel testo.
    Anche perchè il testo di Israel va contro le “educazioni a” ma poi è favorevole alla “educazione di popolo”.

    Totale accordo ovviamente per quanto riguarda le griglie di valutazione e l’eccessivo uso di progetti e progettini nella scuola che poi non servono a niente.
    Discorso analogo per quanto riguarda l’eccesso di utilizzo delle varie “educazioni a”.. lo scopo della scuola (in particolare di quella superiore) è quello di istruire.

  3. Commento a Israel
    Il centrodestra dovrebbe porsi il problema di un riassetto della scuola e dell’università devastata dalla cultura sessantottara e soprattutto inadeguata alle sfide poste dai cambiamenti in atto nel mondo. Contestare Fioroni per il ripristino delle tabelline è sciocco, perché essere abituati al calcolo è una ginnastica mentale benefica, però credo oltre a riportare serietà, occorre una riforma delle discipline e dei metodi dell’insegnamento scolastico e universitario. Giustamente Giorgio Israele sottolinea lo stato allucinante dei libri di testo di geografia, lo stesso potrebbe dirsi dei libri di storia, dove è stata soppressa la storia événementielle e per conoscere la storia p.e. della storia della repubblica romana o le vicende dell’impero è necessario leggersi Tito Livio o Tacito. Non credo che l’alunno delle elementari o delle secondarie possa andare a leggersi Livio o Tacito, ne abbia gli strumenti per leggerli anche criticamente. Inoltre mentre la scuola delle Annales in Francia ha sviluppato studi seri di antropologia e geografia di altri continenti, noi non abbiamo cattedre di storia cinese, indiana, araba, etc., né conoscenze dell’economia, della cultura di queste aree importanti del globo. Abbiamo cattedre di “storia antica”, “storia moderna” “storia contemporanea”, ma non abbiamo cattedre specializzate in storia inglese, francese, olandese, russa, tedesca: non abbiamo centri di studi europei, americani, africani, asiatici, mediorientali. La riorganizzazione degli studi universitari sotto questo aspetto è essenziale per affrontare i problemi che ci attendono. Andrebbe tenuto presente l’ordinamento americano per il quale si hanno dipartimenti di storia specializzati in storia diversamente secondo le diverse università ( alcuni dipartimenti di storia sono specializzati in storia italiana medievale e rinascimentale, altri in storia cinese, p.e.), e anche quello francese, dove p.e. la filosofia si studia secondo le lingue: filosofia tedesca, anglo-americana, francese, italiana, ebraica, araba, etc.. Va anche sottolineato che non abbiamo strutture adeguate per formare classe politica, funzionari di stato: a questa funzione finora hanno pensato le scuole di partito, le quali però formavano funzionari di partiti e intellettuali organici; abbiamo visto quali sono stati i risultati. L’attuale ministro degli esteri D’Alema ha imparato l’inglese recentemente e ciò è senz’altro meritevole, ma se avesse avuto un dottorato e una borsa di studio a Cambridge a venti anni, forse sarebbe stato meglio. Noi abbiamo deputati europei che non sono in grado di parlare inglese, i più attenti e seri sentono questo problema e dovremo porci questo problema per il futuro. Noi avremmo bisogno di una classe politica capace di parlare lingue, informata, specializzata anche nei problemi tecnici e per questo in generale il centrodestra dovrebbe porsi il problema della scuola e dell’università in senso globale. Il problema non è semplicemente riformare i concorsi o le lauree, ma gli stessi contenuti delle materie fondamentali e i metodi d’insegnamento arretrati. Giorgio Israel ha aperto una questione che è indispensabile affrontare per una forza politica seria che intende governare e cambiare il paese.

  4. La scuola del centrodestra
    Affermare che “il centrodestra dovrebbe porsi il problema della scuola”, come sritto nei commenti e nel pezzo di Israel è troppo elusivo delle responsabilità politiche personali. Letizia Moratti ha prodotto un disastro di non poco conto. Svolgo il compito di coordinatore della Consulta Universitaria di Forza Italia per la Toscana. Ho assistito con orrore e sconfitte personali allo sfascio prodotto dalla riforma di Luigi Berlinguer del 1999. La parte migliore del mondo dell’Universita’ è stata, in virtù di questa riforma, sopraffatta dalla parte peggiore che ora imperversa in lungo e in largo negli atenei italiani. La vittoria del centrodestra del 2001 venne attesa con la speranza di vedere bloccato lo sfascio. Letizia Moratti e, suppongo malconsigliato, Silvio Berlusconi si presentarono a Porta a Porta e magnificarono la riforma Berlinguer. Fui giustamente sberleffato. Chi debbo ringraziare?
    Letizia Moratti propose un ddl che passò come ‘riforma Moratti’. L’impianto era molto pregevole ma fu lasciato agli stravolgimenti operati nelle commissioni parlamentari (responsabili per Forza Italia il senatore Asciutti e l’onorevole Pepe). Letizia Moratti non si curò dei peggioramenti introdotti e pretese di passare all’approvazione della ‘sua’ riforma indipendentemente dagli stravolgimenti introdotti. Preoccupato delle polemiche dirette sulla riforma Moratti cercai il responsabile del settore istruzione di Forza Italia. Scoprii che era l’europarlamentare Mario Mauro. Cercai di contattarlo, ma i suoi ‘collaboratori’ mi dissero che per i tre mesi successivi sarabbe stato totalmente assorbito dalla campagna elettorale di Formigoni.
    Venerdi’ si terrà un convegno annunciato nel sito http://www.cnadsi.it/.
    Visitatelo e vedrete che il problema del centrodestra che dovrebbe affrontare il problema della scuola lo fa invece da una vita, ma disgraziatamente nomi e cognomi ben precisi%2C inopinatamente posti a guardiani delle decisioni politiche, contrastano – spesso con grande efficacia – anche l’impegno di persone come Rita Calderini

  5. Risposta a Grassini
    Anch’io sono rimasta delusa dalla Moratti; credo che il
    2° governo Berlusconi abbia deciso di non intervenire su scuola e
    università, perché non aveva la forza, temeva di essere travolto da
    scioperi universitari e assemblee. D’altronde il movimento dei
    girotondini partì subito all’attacco e l’obiettivo reale era difendere
    lo status quo universitario e impedire così qualsiasi riforma.
    Per questo è ora importante creare un dibattito nazionale su scuola e
    università riunendo tutte le forze culturali aperte a queste esigenze:
    sarebbe importante creare un movimento per la riforma, utilizzando le
    riviste che abbiamo, dandoci appuntamenti, essendo anche presenti
    nell’università con convegni, etc. Magna Carta fece un manifesto
    sull’università, fu firmato da molti universitari, ora è necessario
    fare qualcosa di più. Sarebbe importante un bollettino da inviare per
    email a tutti i firmatari del manifesto di Magna Carta, chiedere di
    intervenire. nella discussione sulla riforma dell’università.Occorre
    anche riuscire a coinvolgere gli studenti: fare capire loro che pagano
    tasse universitarie per diventare futuri laureati disoccupati.
    Daniela Coli

  6. Aggiunta al mio articolo sulla scuola
    Vorrei precisare che tutte le frasi riportate fra virgolette sono commenti inviati al mio blog. Pertanto non è che ne condivida tutto per riga. Dirò a Davide che sono d’accordo con lui che il tempo pieno non è affatto una cosa negativa e difatti non è una mia affermazione. Ho due bambini che vanno a tempo pieno… Ma è altresì vero che si lamentano dicendo che in tanto tempo a scuola non si fa niente e si annoiano… Una denuncia più atroce dello sfacelo della scuola non si potrebbe immaginare: dei bambini che si lamentano perché studiano troppo poco…
    Ho riportato tutti quei commenti perché volevo testimoniare di un certo clima circolante e questi commenti venuti al mio articolo ne costituiscono una prova ulteriore. Il malcontento è straordinariamente diffuso. Tanto più rappresenta una cecità assoluta continuare sulla vecchia strada, non comprendere che vanno corretti gli errori del passato, che è una follia insistere sullo stesso lessico pedagogista e, soprattutto, che bisogna rompere ogni connivenza col berlinguerismo e con la casta del pedagogismo “progressista” e dei docimologi. Non è pensabile che il centrodestra torni al governo senza cambiare radicalmente la rete dei consulenti che hanno sfasciato la scuola e continuano allegramente a impazzare. Come professore di matematica sono semplicemente inorridito da come viene insegnata e dalle motivazioni deliranti dei programmi che hanno raggiunto il loro vertice nelle Indicazioni del 2004, in cui si trova tutto il peggiore ciarpame sinistrese, inclusa la “matematica del cittadino” zapaterista.
    Cosa bisognerebbe fare? Negare l’evidenza, e cioè che il ministro Fioroni ha avuto un coraggio lodevole? Aver convertito i fondi per le assurde e deliranti iniziative esterne a favore del recupero dei debiti formativi è una cosa ottima. Certo, rida spazio alla figura dell’insegnante, che è proprio quel che non vogliono i pedagogisti “progressisti” i quali predicano che va distrutta la cultura degli insegnanti sostituendo la cultura delle discipline con la cultura delle competenze. Ma non è quello che una forza liberale dovrebbe cercare? Ovvero ridare fiducia e spessore al rapporto tra persone, al rapporto tra docente e studente, invece di indulgere a forme di regolazione scientista tipiche di una cultura collettivista.
    Chi è interessato ad altri interventi che ho fatto su questi temi, segnatamente sul Foglio e su tempi, li può trovare in buona parte sul mio blog http://gisrael.blogspot.com/

  7. Oscure spiegazioni
    Concordo su tutto quanto ha scritto il professor Israel.
    Riguardo i libri di testo voglio segnalare,oltre alle tesi politicamente ignobili di cui spesso sono infarciti e che anche in questa sede sono state messe in rilievo,la mancanza di chiarezza che caratterizza molti volumi di materie tecnico-scientifiche,si tratti di matematica,fisica,chimica o disegno tecnico (mi riferisco alle medie superiori non avendo esperienza di studi universitari in quest’ambito).
    Ai miei occhi è un grave difetto che per la verità è presente da sempre,perlomeno in Italia;pare che molti autori non vogliano abbassarsi a spiegare in modo piano e comprensibile,con tanti esempi e illustrando ogni singolo passaggio tanti argomenti potenzilmente ostici,dalle equazioni di 2^grado all’assonometria isometrica,o diano già per scontate alcune conoscenze.

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