Sulla scuola è ora che il centrodestra dica da che parte sta

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Sulla scuola è ora che il centrodestra dica da che parte sta

08 Ottobre 2007

Era naturale che dopo l’enfasi posta dal ministro della
Pubblica Istruzione Fioroni sulla necessità di tornare a fornire conoscenze
agli studenti, da cui il ritorno alle tabelline, si levassero alti lai da parte
dei soliti teorici della delirante formula secondo cui bisogna sostituire alla
“cultura delle discipline” la “cultura delle competenze”. Ma quelli sono i
soliti pedagogisti “progressisti” o “democratici”, la cui matrice ideologica è
ben chiara, anche se, per godere di un influsso trasversale, predicano che le
loro teorie non sono né di destra né di sinistra, ma semplicemente giuste.
Infatti, la loro trasversalità ha funzionato ancora una volta se pure da destra
si sono levati gli stessi lai e con gli stessi argomenti “progressisti”.

C’era da sperare che il dibattito che è seguito e un po’ di
riflessione avrebbe aiutato. Niente da fare. Di fronte al provvedimento del
ministro Fioroni che reintroduce, sia pure in forme nuove, gli esami di
riparazione autunnali – e che, diciamolo chiaro, merita un plauso bipartisan,
per il coraggio con cui è stata chiusa una tragica esperienza che ha massacrato
la scuola italiana – era naturale che i raprpesentanti del pedagogismo progressista, impersonato in questo caso dal suo mentore, il
professor Tullio De Mauro, non avrebbero fatto mancare la propria voce. Colpisce, se mai, il tono relativamente moderato con
cui De Mauro si è lamentato sul Corriere della Sera, il che dimostra la verità
dell’affermazione del matematico Laurent Lafforgue secondo cui «tutte queste persone hanno oggi uno scopo
soltanto: scaricare le loro responsabilità e quindi mascherare con tutti i
mezzi la realtà del disastro».

E a destra? Si è
ricominciato a sparare su Fioroni, sempre con argomenti di tipo “progressista”:
non si torna indietro, sempre avanti verso il sole dell’avvenire, il
provvedimento è repressivo, ridà fiato a quei professori sadici che vogliono
rovinare l’estate agli studenti. E così via.

Ha ben ragione
Giovanni Belardelli a chiedersi sul Corriere della Sera: «Il lassismo a scuola
è una cosa di destra?». Già, perché l’abolizione degli esami di riparazione fu
decisa dal ministro D’Onofrio nel primo governo di centro-destra e il ministro
Moratti ha fatto tutto meno che reintrodurre il rigore nelle scuole. Inoltre,
la crema del pedagogismo progressista ha prosperato durante il governo di
centro-destra, spandendo le sue teorie sessantottine per ogni dove. Ora Fioroni
assume quella che Belardelli ha definito «una misura sacrosanta, di fronte a
crediti formativi spesso inesigibili, di fronte all’ipocrisia del cosiddetto
“sei rosso”», una scelta «in evidente controtendenza rispetto a quel
progressismo pedagogico che per decenni ha devastato la scuola italiana». «Non
si tratta forse – conclude Belardelli – di una misura che una destra più “di
destra” avrebbe dovuto da tempo fare sua?». Neanche per sogno, è la risposta. I
rappresentanti ufficiali della destra si schierano con il pedagogismo
progressista e sparano ad alzo zero contro i provvedimenti di Fioroni. In tal
modo si dimostra l’incapacità di assumere scelte responsabili di fronte a
questioni che riguardano il futuro del paese e il futuro dei nostri figli. (Ci
siamo dimenticati dell’appello «Se
ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio
»?). Casomai,
bisognerebbe rilanciare, chiedendo l’inquadramento di questi provvedimenti in
una politica organica di ricostruzione della scuola su basi di rigore e di
un’impostazione disciplinare. Ma quel
che è peggio è che così si dimostra di non avere alcuna cultura propria
dell’educazione e della scuola e di non essere capaci di altro che di farsi
prestare quella “de sinistra”.

Ci si dimentica
inoltre che le sorti della politica sono state spesso determinate dalle scelte
compiute nel campo dell’istruzione. Il centro-sinistra pagò caramente le sue
scelte e la delusione per le politiche del centro-destra è stata enorme. Ma – e
questa è la terza constatazione – la sensibilità per gli umori diffusi è ormai
scarsissima. Per parte mia preferisco non aggiungere altro e limitarmi a
riportare una selezione di commenti ricevuti sul mio blog. Illustrano benissimo
quanto sia limpida la comprensione delle origini del disastro e come le idee
siano chiarissime in materia. Salvo che nelle menti dei rappresentanti
ufficiali del centro-destra. Il pedagogismo progressista, lui, fa soltanto il
suo mestiere.

 «Non ho nulla di personale contro il ministro Fioroni che ha
un’aria paciosa e simpatica e se devo dire la mia, è il più presentabile tra i
ministri di questo sgangherato governo. Ma temo che ancora una volta dovrà
vedersela direttamente coi suoi. Dopo decenni e decenni di “controscuola”
sessantottara, di “descolarizzatori della società”, di “pedagogia degli
oppressi” (che ancora ci opprime), di docimologia e di “griglie di
valutazione”, di mappe di ricognizione e di altro bestiario pedagogico, temo
che la sua riscoperta dell’acqua calda (ovvero delle tabelline e della
grammatica) nonché di quel sano nozionismo che esercita un po’ le meningi degli
alunni – visto che nessun bambino sa più mandare a memoria una poesia – temo
troverà non pochi oppositori intestini.
Se anche alla destra mancherà il buon
senso di apprezzare i suoi sforzi, significa che la colonizzazione “pedagogica”
della sinistra, sfida tutte le latitudini e le longitudini. A prescindere…»

«Due piccole postille che possono ulteriormente chiarire
quanto sia giusta e sacrosanta l’affermazione che con l’abolizione degli esami
di riparazione ci si è spinti sull’orlo di un baratro. 1) Davanti a un alunno
che non ha raggiunto gli obiettivi minimi (fuori dal pedagoghese, a un voto
inferiore al 6), la scuola è obbligata
ad attivare interventi di recupero. Ciò vuol dire che se l’alunno Pierino ha
una serie di 3 perché per tutto l’anno, invece di andare a scuola, è andato
giocare a biliardo, l’alunno Pierino ha diritto
a partecipare a una serie di corsi di recupero attivati fuori orario scolastico
a spese del contribuente. Altrimenti,
se lo bocciano, ricorrerà e gli daranno ragione; non solo: dirigente scolastico
e docenti possono essere sanzionati. 2) Negli scrutini finali, l’alunno va
promosso a meno che non abbia fatto registrare gravi lacune rispetto agli
obiettivi minimi (fuori dal pedagoghese, 4 o meno) in un rilevante numero di
materie. Ma l’alunno, per essere promosso, deve aver conseguito la sufficienza
in tutte le materie. Di conseguenza, se l’alunno Pierino ha uno o due 5,
poniamo in matematica e latino, questi saranno automaticamente trasformati in 6 (cosiddetto “6 rosso”). Il calcolo
dei crediti scolastici, però, non tiene conto del “colore” del 6, quindi
l’alunno Pierino, che non ha studiato matematica e latino perché non gli
andava, avrà lo stesso credito dell’alunno Ciccillo che non è un genio ma i 6
se li è sudati studiando tutto l’anno; anzi, se magari fa parte della squadra
di pallavolo o di calcetto e ha 9 in educazione fisica, avrà un credito più
alto. Entrambi questi dati di fatto si verificano ormai da tre lustri senza che
professori o presidi possano farci nulla, perché si tratta di disposizioni di
legge, che nessun governo di sinistra o di destra ha pensato, sino a ieri, di
modificare. Non solo, ma su di essi vige il più assoluto silenzio stampa: qualcuno
ne ha mai sentito parlare entro qualsiasi servizio giornalistico o televisivo
che si interroga ansiosamente sul perché la scuola non riesce più a trasmettere
cultura e formare ai principi etici?».

«Sono anni che sono, come padre, testimone dello sfacelo del
sistema educativo. Non sopporto più quei genitori che, di fronte a ogni
problema, sono sempre alla ricerca di una colpa da addebitare ai professori o
alla scuola pur di non risparmiare fatiche e preoccupazione per i loro
figli. Non è più tollerabile la prevaricazione di minoranze di studenti
prepotenti che occupano gli Istituti. È assurdo che ogni mese si tengano
assemblee durante l’orario didattico. Non è possibile che i nostri figli siano
molestati con corsi di “Educazione affettiva” (come si fa ad insegnare
l’“affettività