Sympathy for the Devil

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Sympathy for the Devil

30 Ottobre 2008

In diplomazia si devono stringere le mani. Le mani di tutti, anche dei più orrendi personaggi. Ma è fondamentale saperlo fare. Puoi anche dovere stringere la mano di Pol Pot, o di Pinochet, ma non puoi dare a lui e al mondo l’idea di trovarlo simpatico, di essergli amico, di divertirti. Romano Prodi, invece, ha stretto la mano a Mohammed Ahmadinejad, che di lì a poco gli ripeterà –sia pure con parole contorte- che vuole la fine di Israele, come ad un vecchio, caro amico.

Un sorriso sornione e cordiale sul faccione, i gesti disinvolti e amicali di chi ritrova un vecchio sodale, uno di cui hai fiducia, che rispetti. Questo è intollerabile. Prodi non è un cittadino qualsiasi e non solo perché è un ex presidente del Consiglio italiano e quindi ancora rappresenta in qualche modo nel mondo la nostra comunità nazionale. Prodi oggi ricopre un alto incarico dell’Onu. Quella stretta di mano all’antisemita Ahmadinejad, è dunque, semplicemente oscena e fa pensare, proietta una brutta ombra sul passato recente del governo presieduto da Prodi. Più volte, all’assemblea dell’Onu a New York nel 2007, e poi in molti strani incontri bilaterali con esponenti di primo piano dell’Iran, il governo Prodi ha condotto una strana “diplomazia parallela”, che ha inquietato non poco i paesi membri del “5più 1”. Incontri che hanno fatto sospettare molti che il governo dell’Unione facesse di tutto per mostrare a Teheran che era pronto a fornirgli una sponda per evitare di essere messo nell’angolo dalle sanzioni del Consiglio di Sicurezza per il suo programma nucleare e militare. Oggi, quella foto, quel volto pacioccone e sornione di Prodi, quel sorriso amico e troppo aperto di Ahamadinejad sono più che una conferma di quei sospetti.