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Telefonica ha il diritto di veto

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Il primo atto del dossier Telecom è andato in scena (con apparente successo) sul palcoscenico spagnolo. Rimangono i nodi legati alla cessione della Rete e al nuovo management e Prodi, dopo la fatica per essere riuscito a scongiurare il rischio Berlusconi, mettere fuori gioco Tronchetti e rafforzare il rapporto con Zapatero, non può certo abbassare la soglia d’attenzione sulla questione. Il tutto mentre saltano fuori i primi punti salienti dell’intesa italo-spagnola. Secondo i termini dell’accordo, resi noti stamani dalla stessa Telefonica, la società madrilena avrà infatti diritto di veto su alcune materie e diritto di prelazione sulla eventuale vendita di azioni della Telco.

Nella newco che ha rilevato il 100% di Olimpia (controllata al 42,3% dai partner madrileni e al 57% dagli italiani), gli spagnoli che siederanno nel board della società avranno “un diritto di prelazione sulla vendita di azioni e inoltre un diritto di veto su alcune materie che riguardano la modifica dell'azionariato, politica dei dividendi e disinvestimenti”. Con questa operazione, si puntualizza nel comunicato diffuso solo oggi sul sito della Consob spagnola, “Telefonica rafforza le relazioni con Telecom Italia, compagnia con cui ha già stretto accordi di collaborazione in Germania, e consolida la propria posizione in Europa e Sudamerica”. Pur rimanendo “autonoma e indipendente” la gestione delle due compagnie, è previsto dall’accordo che “i due consiglieri di amministrazione Telecom espressi da Telefonica si asterranno dal voto nelle riunioni degli organi sociali su decisioni riguardanti Paesi in cui entrambe le compagnie sono presenti”.

Intanto, Telco non convince del tutto i mercati, considerato che ieri in Borsa di spumeggiante c'è stato solo l'avvio per proseguire poi tra alti e bassi. Certo è che l’intesa italo-spagnola va a rafforzare l’asse Roma-Madrid. La cordata composta da Telefonica (che controllerà il 42,3% della newco), Mediobanca (10,6%), Generali (28,1%), Intesa Sanpoalo (10,6%) e dai Benetton (8,4%) va a saldare la trama di relazioni tra Prodi e Zapatero. Solo all’apparenza Prodi si è tenuto a debita distanza. Ha infatti  lasciato che a seguire la vicenda per il governo fosse il ministro dell'Economia Padoa Schioppa (il presidente delle Generali Bernheim, a poche ore dalla conclusione dell’accordo, aveva annunciato di essere stato contattato proprio dal numero uno di Via XX Settembre) ma non ha mai nascosto di desiderare un intervento italiano (che non coinvolgesse Silvio Berlusconi) o al massimo europeo. E così è stato.  La “benedizione” all’ingresso degli spagnoli almeno per ora ha permesso a Prodi di allontanare lo spettro di un eventuale ingresso nella partita di Silvio Berlusconi (anche se è previsto un aumento di capitale che potrebbe portare nuovi soci all’interno della compagine di Telco).

Ma soprattutto, l’intesa raggiunta con gli spagnoli ha consentito al presidente del consiglio di rispettare gli accordi del vertice bilaterale di Ibiza di due mesi fa, nel corso del quale, i due premier, Prodi e Zapatero, avrebbero fatto il punto su tre importantissimi dossier. Due erano aperti e ora sono chiusi, uno è ancora in stand-by. Il primo riguardava l’energia: Endesa rischiava di finire sotto Opa tedesca ma è stata salvata dall’Enel di Fulvio Conti. Il secondo nodo era appunto  rappresentato da Telecom. E gli spagnoli hanno restituito il “favore”. Rimane aperta invece la terza questione. Che riguarda quella fusione annunciata a Borse chiuse e in un momento di vuoto governativo tra Autostrade e Abertis. Con l’arrivo di Telefonica e messi in soffitta gli incubi di nuovi soci a stelle e strisce, si potrebbero infatti riaprire li risiko delle autostrade.

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