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La lettera del Cardinale di Milano

Tettamanzi scrive alle suore che ospitano Eluana

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Carissime Suore Misericordine,

mentre in questi giorni si moltiplicano le notizie, le decisioni e le prese di posizione sulla vicenda di Eluana Englaro, ho pensato spesso a voi, ai vostri sentimenti, alla vostra trepidazione, al vostro servizio quotidiano e soprattutto alle vostre preghiere.

Lo sanno tutti che per voi Eluana non è un “caso”, ma una persona, una giovane donna che, con la collaborazione del personale sanitario della vostra Clinica “Beato Luigi Talamoni”, accudite da anni senza clamori, con competenza e gratuito amore. Una donna ferita nel corpo e nella mente, una donna il cui stato di coscienza resta per noi un mistero, ma che è e rimane nella pienezza della sua inviolabile dignità di persona. Avete accolto Eluana nella vostra casa ed è entrata nella vostra vita, ricevendo e donando amore.  

La notizia della recente sentenza della Corte di Cassazione ha riempito di profonda tristezza il mio animo di uomo, di credente e di pastore della Chiesa di Milano. Sino all’ultimo momento ho sperato e pregato che fosse rispettata la vita e la dignità personale di questa giovane donna. Anche ora che la drammatica vicenda della sua esistenza terrena sembra irrimediabilmente consegnata ad una conclusione irragionevole e violenta, rivolgo – sperando contro ogni speranza - la mia supplica a Dio, Signore della vita. A lui chiedo che, secondo i disegni della sua misericordia onnipotente, non lasci mancare un’estrema opportunità di ripensamento a quanti si stanno assumendo la gravissima responsabilità di procurarle la morte, privando dell’acqua e del nutrimento questa Sua amata creatura.

La vita umana rimane sempre, in qualunque condizione fisica e morale, il bene fondamentale, prezioso e indisponibile che Dio consegna a ciascuno di noi e del quale noi tutti siamo custodi e servitori responsabili, non padroni. A questa vocazione al servizio e alla cura della vita, soprattutto se debole e fragile, si è ispirata la vostra opera di misericordia a Lecco nella clinica “Beato Luigi Talamoni”. Qui è stata accolta e abita anche Eluana, alla quale avete offerto con gioia e umiltà non solo tutto ciò di cui il suo corpo ha necessità fisiologica, ma ancor più il calore di una presenza quotidiana, affettuosa e discreta, nel rispetto dei sentimenti dei genitori e anche delle loro intenzioni da voi non condivise.

Di tutto questo vi sono grato, insieme all’intera Chiesa ambrosiana, che ha seguito e segue con attenta trepidazione la sorte di questa giovane donna e ha pregato e prega per lei in questo momento. Vedo in voi, carissime suore, la sintesi viva ed esemplare di ciò che la Chiesa di Cristo è chiamata anzitutto a compiere - con il suo amore quotidiano concreto e nascosto - a favore di chi è più debole e più solo. In realtà sono molti gli uomini e le donne di buona volontà che - nelle nostre comunità e non solo – vivono questa carità autenticamente cristiana nei confronti di chi soffre. Sono convinto che questo esempio di dedizione e di amore resti - al di là delle facili e continue dichiarazioni di principio - un segno preciso e chiaro nel nostro contesto sociale e culturale, così spesso confuso e condizionato da orientamenti non rispettosi, anzi ostili, alla vita umana.  

Auguro che il vostro impegno a servizio dei sofferenti sia sostenuto e consolato da una speranza certa: il Signore da sempre abbraccia e immerge nella sua luce di verità e di salvezza la vita di Eluana e delle tante persone che si trovano in condizioni simili. Una luce che le tenebre dell’ingiustizia e della presunzione umana non possono oscurare né sopraffare. Una luce che continua a splendere e ad offrirsi a tutti, anche a coloro che ancora non la accolgono.

Mentre vi benedico di cuore, sorelle carissime, e imploro ogni grazia necessaria alla vostra missione di carità e misericordia, confermo a ciascuna di voi la mia vicinanza ed il sostegno paterno alla vostra meritoria opera in favore dei malati e dei sofferenti che richiedono particolari attenzioni e cure.

E alla vostra continua preghiera per Eluana, unisco la mia e quella di tante persone che vivono con grande amarezza questi momenti così tragici, ma che non hanno perso la speranza nel Signore della vita.

Con grato affetto

+ Dionigi card. Tettamanzi

Arciv.

Milano, 14 novembre 2008

 

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1 COMMENT

  1. eutanasia
    Per molti anni ho assistito mia madre ,paralizzata con cancrena all’ arti .Una mattina ,il parroco era venuto a darle la comunione,e le parlava.Io pensavo :Ma guarda,invece di andare da una persona che gli può rispndere e parlare con lui , stà quì con mia madre un “corpo senza più reazione “.
    Bene in quel momento mia madre rispose a tono al parroco su un argomento da lui spiegato !!
    Ringrazio sempre Dio per quella lezione meravigliosa ,per quell’ atto di amore che mi fece :Nessuno può giudicare QUANTA VITA è in una persona ,finchè questa vive .
    Togliere il cibo e l’ acqua fu fatto a padre KOLBE ….ma erano tempi diversi o no?

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