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L'ideona

Ti servono i Tracciatori di contagio? Beccati le SpritzTruppen

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C’è un consenso diffuso tra gli addetti ai lavori sul fatto che da quando siamo tornati a mescolarci, sia pure con tutte le cautele raccomandate, il “tracciamento” del contagio attraverso i tamponi ha assunto un ruolo strategico. Qualche regione sembra che abbia anche iniziato. Noi che non siamo addetti aspettiamo con fiducia che si materializzi su tutto il territorio nazionale ed esca decisamente dal limbo del “si vedrà”. 

A supporto del tracciamento dovrebbe essere diffusa una app da installare volontariamente sul telefonino. Ci sono state discussioni sulla privacy e sulle potenzialità tendenzialmente intrusive che qualcuno ha paventato, vedendola come un embrione di “grande fratello” al nostro seguito. Oltre tutto non ha convinto neppure la procedura con cui si sarebbe arrivati alla scelta di Immuni da parte del governo.

Ma, al netto di queste problematiche, che sta succedendo in pratica? In pratica ci sono vari ma. Uno, forse il principale, è che la buona riuscita della app necessita di figure abbastanza preparate, i cosiddetti “tracciatori”. Linkiesta, Il Foglio e il Sole 24 ore ne stanno parlando dall’inizio di maggio: senza i tracciatori manuali la app non è in grado di risalire oltre il 9% dei contagiati. E difatti dal Sole del 12 maggio apprendiamo che Francia, Germania e UK ne stavano già prendendo a migliaia.

In Italia siamo arrivati alla terza decade del mese, ed ecco come il Corriere (19 maggio) riassume la situazione: «Nella fase 2 non manca solo Immuni, che non ha ancora iniziato i test sul territorio … Manca anche lo schieramento di persone dedicate in modo specifico al tracciamento dei contatti manuale… In Francia, dove il sistema digitale è in preparazione, si era parlato di 30 mila tracer. Negli Usa di 300 mila, e per ora al lavoro ce ne sono 11 mila. Con il decreto firmato il 30 aprile, il ministero della Salute aveva fissato un numero “non inferiore a una persona ogni 10 mila abitanti”. Sei mila risorse» E non si tratta certo di persone qualsiasi: si parla di operatori di tipo sanitario, appositamente formati, in grado di fare interviste agli infetti, come possiamo capire dall’esempio veneto: «A Vo’ abbiamo ricostruito tutti i percorsi e i contatti dei 66 positivi con l’ausilio di una decina di neolaureati. Abbiamo disegnato le mappe a mano individuando ogni singolo microfocolaio, ricostruendo i contatti fra sintomatici e asintomatici e concludendo che dove non ci sono stati contatti con dei positivi il virus non è arrivato». 

Si va avanti? Forse, ma intanto, mentre maggio volge alla fine, arriva il vero colpo di scena. Dilaga l’onda mediatica della nuova emergenza sanitaria, quella per cui “vedrai, tra due settimane saremo di nuovo tutti rinchiusi in casa”: sono i giovani che si assembrano per bere le birrette. Ora, senza voler sminuire i pericoli dell’eccessiva disinvoltura nella contiguità, a me – che sono malpensante – sembra un po’ la fase 5 del nemico pubblico da additare per coprire i ritardi le omissioni. Ripercorriamole brevemente: il pisciatore del cane, il genitore con bambino, la signora che va in coop più volte al giorno col vecchino che compra solo il vino e, i più malefici di tutti, il runner e il camminatore solitario da inseguire col drone. 

Sia come sia, per fronteggiare l’emergenza di maggio il ministro Boccia annuncia l’ideona: il reclutamento di 60mila persone: operatori sanitari per tracciare e monitorare i contagi? Ci mancherebbe altro: si tratterebbe di ben «60mila volontari a cui i sindaci potranno assegnare il patentino di “assistenti civici” … Per il nuovo incarico di “assistente civico” si cercano, sempre su base volontaria, inoccupati, chi non ha vincoli lavorativi, chi percepisce in questo periodo forme di sostegno al reddito, come la Cig o anche il reddito di cittadinanza. …Una volta reclutati sarà la stessa Protezione civile ad indicare alle Regioni le diverse disponibilità sull’intero territorio nazionale. Saranno i sindaci a impiegare i nuovi volontari in attività di sostegno alle categorie più deboli ma soprattutto per collaborare al rispetto del distanziamento sociale» (Sole 24 ore, 24 maggio).

È troppo chiedersi di quali mezzi sarebbero dotati, che poteri avrebbero e soprattutto che tipo di preparazione giuridica e professionale? 

Purtroppo nella fase più dura del lockdown non sono mancati abusi e interpretazioni cervellotiche delle regole. E adesso? C’era proprio bisogno di rincarare la dose con la proposta di 60mila guardiani supplementari, probabilmente preparati zero virgola, muniti di pettorina della Protezione Civile e Dio non voglia subito animati dal solito italico spirito del lei non sa chi sono io? 

Mi sa tanto che non c’è da aspettarsi niente di buono: l’unica speranza è che alla fine li utilizzino solo come “SpritzTruppen” e li facciano giocare coi droni, per colpire sui banconi i bicchieri troppo ravvicinati. 

C’è da dire che col passare delle ore la proposta sembra traballare, ma comunque vada a finire resta emblematica di una mentalità che vede come migliore risposta alla crisi sanitaria e sociale l’estensione del controllo occhiuto sui comportamenti personali. Forse questa di Boccia è stata veramente esagerata, ed è stata sommersa non solo dalle critiche feroci degli oppositori, Salvini e Meloni tra i primi, ma anche dalla levata di scudi di parte del PD, di Renzi, di settori dei 5 stelle. E non ultima, dalla presa di distanza della ministra dell’Interno Lamorgese. Insomma, forse a questo giro l’abbiamo scampata, ma è meglio non abbassare le difese: il virus del controllo sociale e dello sguardo sulla vita del vicino è ancora pericolosamente molto attivo.

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