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Tipi da spiaggia ma non troppo

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Sotto l’ombrellone, in prossimità di picchi alpini o più semplicemente in un buen ritiro durante le ferie insomma, si sa, si legge, magari un pochetto di più, ma il segno prediletto deve essere soprattutto quello dello svago, grazie a volumi che abbiano il pregio di essere incalzanti e quindi, all’abbisogna, capaci di distrarre. Per chi non vuol troppi pensieri, ma non disdegna emozioni viene facile pensare alle fiction di genere, un’autentica manna per lettori non troppo impegnati. Si potrebbe allora iniziare, a mo’ di assaggio, con testi più doc e meno stagionali. Un primo suggerimento viene così quasi d’obbligo e va nella direzione di una serie di testi bum bum come quelli racconti dalle edizioni Elliot in un corposo volume, più opere insieme,  sotto il titolo Tre romanzi di Mike Hammer (pagine 788, euro 26,00). Si tratta di fiction di base da un vero duro, siglati Michey Spillane (1918-2006) uno dei maestri indigesti, troppo macho troppo anticomunista e tratti troppo greve del nero d’Oltreoceano. Il protagonista detective privato da modi alquanto spicci è in lotta permanente contro un universo in caduta libera. E’ tipo, per intenderci, che se occorre e dato che ha in odio le lungaggini, si fa giustizia in prima persona. Ecco che cosa Hammer pensa, ad esempio, di cavilli e legulei: “La legge è una cosa meravigliosa. Ma questa volta la legge sono io e non ho intenzione di essere freddo e imparziale”.

Tutt’altro sugo e latitudini agli antipodi si ritrovano invece nella preziosa raccolta  proposta da Sellerio delle imprese molto di testa e altrettanto soft del sergente Studer: Il titolo esatto del volume è Il sergente Studer indaga, tre romanzi polizieschi. Autore un superbo, malinconico e forse un tantino rimosso, Friedrich Glauser. Cittadino elvetico, irrequietissimo, mattocchio, nato nel 1896 scomparso nel 1938. Il suoi noir hanno qualità letteraria da vendere. Propongono storie dense, con poca azione e molte meningi. Siamo al cospetto di un vero romanziere, uno del livello di Georges Simenon, ma assai più cupo del collega belga. Dotato di un talento raro per l’intrico psicologico e ben ferrato in materia psicoanalitica. Tre piccoli girelli, insomma, che si bevono, come si tende a dire, di un fiato, ma che fanno anche riflettere e i cui personaggi hanno qualcosa insieme di profondamente nostro e di inequivocabilmente classico. Un’annotazione sul paesaggio: quella di Studer è una Svizzera non da cartolina, all’inverso plumbea e sommessamente inquietante.

L’ultima segnalazione tocca quasi d’obbligo a un contemporaneo, anche se, nel caso in questione, leggermente agè. Nella fattispecie il prescelto è un catalano, classe 1927, dal rispettabilissimo pedigree narrativo. Il maturo signore in questione ha nome Francisco Gonzàles Ledesma, la sua ultima fatica tradotta si intitola Mistero di strada (Giano, pagine 270, euro 17,00).

Il nostro autore ha un lunga e perigliosa carriera alla spalle con tanto di partenza fulminante, un debutto da appena ventunenne, a cui fa seguito un lungo silenzio durante il franchismo. Ora la fase del riscatto che corrisponde a una notorietà, in terra iberica, assolutamente ragguardevole. I suoi sono gialli ad alto contenuto sociale. C’è in effetti nella scrittura di Ledesma una gran voglia di racconto, attraverso la cuspide particolarissima del fiction di genere, del mondo che lo circonda e delle sue tante magagne. Il protagonista l’ispettore Mendéz è vicino alla pensione e piuttosto nostalgico. Niente di politico sia chiaro, il romanziere è fiore avversario della dittatura, ma nelle sue pagine si avverte un crescente debole per come si era un volta. Per la metropoli di un tempo, oggetto ovviamente la formidabile Barcellona, e per le sue perdute autenticità. Sono in effetti i barrios e la gente comune che li percorre i coprotagonisti del libro. Un thriller di alto profilo sociologico oltre che di intrigante e piacevole lettura. Insomma, alla fin fine, se anche di tanto in tanto costringe per un attimo riflettere, Mistero di strada svaga, e svaga alla grande.

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