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Il pericolo del "razzismo al contrario"

Tirare fuori il meglio dai flussi migratori è l’unico modo per sopportarli

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Penso sia evidente che Gheddafi sta usando l’emigrazione come tattica bellica: lo aveva paventato per chiudere l’annoso accordo con l’Italia. Il Governo tunisino la sta invece usando per ottenere i sostegni politici e economici per consolidarsi e avviare le riforme. Legittimo o meno che sia si devono fare i conti con questo aspetto della politica estera del Nordafrica.

In più: la notizia della facilità di sbarco e ingresso in Italia si sta diffondendo e dopo libici e tunisini iniziano gli sbarchi di somali, eritrei cui seguiranno ivoriani, magrebini, sudanesi ecc.. E’ una marea inarrestabile che crea presenze di numero ingestibile. 

L’immigrazione che l’Italia sta subendo, non ha nulla in comune con quello del XX secolo perchè allora fu un fenomeno intrarazziale mentre oggi le società occidentali, più o meno a torto, percepiscono gli arrivi come rischio di stravolgimento etnico delle società occidentali. I nuovi migranti provengono dai paesi del c.d. Terzo Mondo, hanno un livello medio di istruzione deficitario, bassa propensione all’integrazione e alta di autoghettizzazione. Di qui il rischio di un razzismo etnico-geografico reciproco tra ospiti e ospitanti come il razzismo religioso del XIX e XX secolo. Rispetto a quelle dello scorso secolo le attuali immigrazioni non avvengono sotto la spinta della domanda occidentale di manodopera (penso all’emigrazione verso gli USA e dopo la guerra a quella intranazionale e intraeuropea del Meridione d’Italia verso i triangoli industriali Genova-Milano-Torino e continentale di Belgio, Germania e Francia) questo fa sì che difficilmente i lavoratori immigrati scelgono di rimpatriare ma neppure di integrarsi con la Comunità che li accoglie. Nella maggior parte dei casi costoro vivono nel ricordo di usanze che pretendono di coltivare anche se incompatibili con i principi del paese che li ospita. Forse pensano che in questo modo possono preservare la loro identità di certo affettano la Società ospite si trova di fronte a comunità chiuse e autoreferenziali che rifiutano il rapporto interrazziale.

Il dubbio è che stia prendendo piede un razzismo al contrario, alimentato dal trasferimento in Occidente del millenario risentimento che quasi tutte le comunità di appartenenza dei migranti nutrono, basato sull’imposizione di usi costumi e culture sulle quali far scivolare le regole della Società occidentale come acqua sul marmo. Questo il dubbio su cui si sta infrangendo il sogno progressista del melting pot globale, l’utopia bohemienne di una società benetton nella quale la ricchezza del Primo mondo sarebbe divenuta la panacea per risolvere i problemi del Terzo.

Degli effetti di una politica di accoglienza senza regole l’Italia era destinata a fare le spese. La sua posizione di molo sud del grande porto UE non ha mai fruttato vantaggi ma solo barzellette acide come quella su Napoli "unica città del nordafrica priva di quartiere europeo"! Ora però ai mancati vantaggi e alla beffa si vanno aggiungendo i danni di una immigrazione dai numeri imponenti. Che scelte egoiste di tutti i partners europei rischiano di esponenziare.

Tra gli effetti della "politica di accoglienza senza regole" imposta dalla Sinistra italiana con la complicità di una DC e un Centro disattenti politicamente e impreparati culturalmente, la Lega Nord è stato il primo a contenuto rappresentativo. La facilità con cui questo movimento si è organizzato e poi radicato sul territorio e la velocità con cui si è trasformato prima in partito di rottura poi di indirizzo del governo dovrebbero suggerire l’esistenza in Italia di un sentire l’immigrazione diverso da quello che la cultura accredita e non di minoranza nel Paese.

Nei mercati rionali, nei negozi di periferia, nei bar, nelle stazioni ferroviarie ovvero ovunque la presenza degli immigrati è quotidiana e consistente i mugugni, le riflessioni ad alta voce e purtroppo anche le offese sono continui. E dove non se ne manifestano - per esempio il sabato sera a Campo dei Fiori o Trastevere a Roma - la spaccatura della nostra società balza agli occhi per gli steccati invisibili ma alti, che separano i crocchi dei ragazzi e ragazze che chiacchierano e bevono da quelli di soli ragazzi e uomini che li osservano e riavvicinano con la necessità e talvolta la scusa e di vendere qualcosa. E’ terribile. Perché, una volta raggiunto un certo equilibrio tra i componenti le due compagini, quei luoghi potrebbero diventare i palcoscenici di confronti sociali destinati a infiammarsi per l’età dei protagonisti.

Chiedere alla UE e ai paesi europei di fare la loro parte è dunque un dovere, non un diritto. Anche perché non abbiamo la cultura dell’ordine pubblico francese; nè le certezze etiche per la politica dei respingimenti della Spagna; né la determinazione efficentista della Germania. Siamo un Popolo ancora diviso su tutto, anche sulla festa dell’Unità d’Italia fissata nel 1861 anzichè nel 1870 per rispetto al Vaticano (almeno così s’è lasciato trapelare) ma per qualcun altro perché il 2020 era troppo in là!

In Italia diversamente da quanto si pensa (e comunque per prudenza vista la capacità che abbiamo di accenderci con cuspidi di violenza che non sappiamo poi fronteggiare) dobbiamo procedere autonomamente a disciplinare l’immigrazione (le legge Bossi-Fini è andata) e fare una scelta culturale prima che sociale e politica generosa ma responsabile e realista. Perché lo scontro tra etnie, ancorchè sopito a livello internazionale, potrebbe esplodere all’interno di singole nazioni, risvegliando l’insofferenza xenofoba.

La nostra Costituzione è stata pensata per una società fondamentalmente monoculturale e i principi di libertà che contiene possono diventare il grimaldello per indebolire lo Stato se invocati dagli immigrati per ottenere il rispetto delle loro culture negli aspetti con essi incompatibili.

Rimanere consapevoli del nostro status privilegiato è doveroso ma non possiamo per ciò solo consentire una asimmetria dei diritti in attuazione della quale gli immigrati sono tutelati non solo più di quanto facciano i paesi di provenienza con gli occidentali residenti ma addirittura più di quanto facciano con i nostri cittadini.

La strada su cui la Società globale incamminata è peraltro one way, perchè l’immigrazione non è arrestabile, dunque tiriamone fuori il meglio con generosità e senza temere accuse di razzismo.

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