Torino e Roma vanno alla guerra dei festival del cinema e perdono entrambi

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Torino e Roma vanno alla guerra dei festival del cinema e perdono entrambi

06 Maggio 2012

La decisione del Cda della Festa del Cinema di Roma di spostare la prossima edizione a ridosso del Torino Film Festival riaccende la guerra delle rassegne cinematografiche italiane, sopita nel 2007 quando l’allora ministro Rutelli riuscì a sedare i dissidi tra la capitale e Venezia con un accordo che prevedeva una scansione ordinata tra le diverse manifestazioni.

Non a caso ciò avviene proprio con l’arrivo di Marco Mueller – a onor del vero ancora senza contratto – alla guida della kermesse capitolina, per la quale ha proposto diversi progetti imperniati però su di un’unica costante: spostare l’evento da ottobre alla settimana tra il 9 e il 17 novembre, date assai ravvicinate a quelle del festival di Torino previsto quest’anno tra il 23 novembre e il 1 dicembre.

Gianni Amelio – ultimo Leone d’oro italiano nel 1999 quando al Lido era direttore Alberto La Barbera, oggi tornato sulla plancia di comando della mostra cinematografica più antica del mondo – ha subito manifestato il suo disappunto, ricordando come solo due mesi fa erano state date precise rassicurazioni sia dal versante politico che dai vertici della Festa di Roma. “E’ necessario un distacco – ha detto Amelio – perché anche se sono manifestazioni diverse, il pozzo cui attingono è lo stesso”. Ossia quello sempre più povero del cinema italiano, che difficilmente potrebbe garantire una partecipazione di pari livello qualitativo e quantitativo alle due manifestazioni a poco più di sei giorni di distanza. “Non ho niente contro Roma e non siamo in concorrenza – ha proseguito Amelio – in passato c’è sempre stato dialogo, non capisco perché questa volta abbiano cambiato atteggiamento. Con arroganza”.

Una spiegazione forse c’è. Da Torino arriva colui che è stato preferito a Mueller come nocchiero alla Mostra di Venezia, quel La Barbera che per di più continua a dirigere il Museo del Cinema della città sabauda. Probabilmente nell’improvvisa ostilità si cela anche un intento larvatamente vendicativo. Non sarebbe strano in un’Italia sempre più dominata dai particolarismi, dove le faide e i capitani di ventura che le guidano rischiano di ricordare la fine del Quattrocento: divise e l’un contro l’altro armate, le grandi signorie finirono per essere soggiogate dal dominio delle potenti corone europee. Continuiamo a disperdere energie, finanziamo quanti più festival possibili e mettiamoli in concorrenza tra loro. E alla fine prevarrà definitivamente non solo Cannes, ma anche Berlino.