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Tps non rispetta il Programma di Stabilità presentato a Bruxelles

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Il dibattito sullo scalone soffre sempre più dell’invadenza delle forze di sinistra. Pretendono che gli impegni elettorali della coalizione prodiana vengano rispettati. I Ferrero, i Giordano, i Damiano sono comunisti che rivendicano il diritto a non rispettare i pilastri della nostra Repubblica, che, in quanto borghese, a parer loro deve essere abbattuta, e tantomeno a onorare gli obblighi che lo Stato italiano ha verso le istituzioni europee che ha contribuito a costruire. Il dibattito sulla riforma delle pensioni ne è una prova lampante.

I Paesi dell’Unione Europea hanno deciso di sottoporsi a un processo di sorveglianza multilaterale diretto a controllare soprattutto la finanza pubblica. che deve adeguarsi all’andamento delle loro economie. Il Patto di Stabilità e Crescita (Psc) è lo strumento in vigore che, circa dieci anni fa, tutti i Paesi, inclusa l’Italia, hanno deciso di adottare. Il Psc obbliga ogni Paese a presentare un Programma di Convergenza che per i Paesi dell’Eurozona prende il nome di Patto di Stabilità, proprio perché gli impegni verso la moneta comune richiedono un controllo più attento della finanza pubblica.

L’Italia ha presentato il suo Programma di Stabilità aggiornato al dicembre 2006 dopo l’approvazione della Legge Finanziaria. Un capitolo di questo programma è dedicato alla "Sostenibilità delle finanze pubbliche". In esso viene sviluppata una attenta analisi sull’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulle spese pubbliche (2005-2050). Questo lavoro non è il frutto di un eccesso di zelo verso gli organi comunitari, ma un compito svolto secondo criteri concordati nell’ambito della sorveglianza multilaterale.

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Fonte: Programma di Stabilità dell’Italia 2006, Ministero dell’Economia e delle Finanze

In questo capitolo del Programma di stabilità, dove vengono analizzate le spese per pensioni, sanità, istruzione e indennità di disoccupazione in percentuale del Prodotto Interno Lordo, per quanto riguarda le pensioni si dichiara che: ‘Nella proiezioni relative alla spesa pensionistica si assume la piena revisione dei coefficienti di trasformazione che legano i benefici pensionistici all’aspettativa di vita al momento del pensionamento, come previsto dalla riforma del 1995 il cui importante effetto sulla spesa è messo in luce dalla figura 6.”

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Fonte: Programma di Stabilità dell’Italia 2006, Ministero dell’Economia e delle Finanze

Questa figura (linea nera) illustra l’impegno del Governo italiano assunto nel Programma di Stabilità per l’anno in corso. La Commissione Europea lo ha analizzato, ha predisposto le sue raccomandazioni e il Consiglio Europeo nella seduta del 27 febbraio 2007 ha espresso il parere sul Programma di stabilità dell’Italia sottoscritto anche dal ministro Tommaso Padoa Schioppa. In esso si legge (come pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea): "In Italia, l’impatto a lungo termine dell’invecchiamento demografico sul bilancio è inferiore alla media europea, con un incremento della spesa pensionistica mediamente più limitato che nell’UE, grazie alle riforme pensionistiche adottate, sempre che vengano attuate pienamente, compreso in particolare il previsto adeguamento attuariale periodico in linea con le aspettative di vita. Un aumento del tasso di occupazione, in particolare per i lavoratori di età più avanzata, migliorerebbe le pensioni in futuro e contribuirebbe al successo delle riforme pensionistiche". E dopo una attenta disamina del Programma di Stabilità, "Il Consiglio ritiene che il programma sia compatibile con una correzione del disavanzo eccessivo e il Consiglio invita l’Italia, in considerazione dell’altissimo livello del debito, a dare piena attuazione alle riforme adottate in materia di pensioni, compreso il previsto adeguamento attuariale periodico in linea con le aspettative di vita, al fine di evitare significativi aumenti della spesa connessa all’invecchiamento".

Questi sono gli impegni assunti dall’Italia. E quando nel dibattito politico compaiono proposte che li contraddicono, i richiami delle autorità monetarie europee e del commissario Joaquin Almunia sono più che pertinenti.

In queste ore si annuncia la morte dello scalone, ma i becchini dovrebbero mostrare gli effetti delle loro proposte con grafici come quello della Figura 6. Inoltre la sciocchezza del tesoretto dell’Inps dovrebbe essere subito rimossa dalle trattative. L’Inps è parte del settore pubblico allargato e la sua situazione finanziaria concorre al computo del debito pubblico. I 3 miliardi di euro di attivo non sono una risorsa finanziaria di cui disporre a piacere: se spesi producono un deficit della Pubblica amministrazione di 3 miliardi e non il pareggio dell’Inps.

Delle sorti dello scalone si può discutere, ma per gli impegni assunti a livello europeo eventuali modifiche sarebbe corretto farle in occasione della presentazione del prossimo Programma di Stabilità.

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