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Tra polemiche e star, alla Scala va di scena Richard Wagner

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Le stagioni liriche del San Carlo di Napoli e della Scala di Milano sono stati inaugurate da due opere di Richard Wagner: rispettivamente “Parsifal” il 2 dicembre e  “Tristan und Isolde” il 7 dicembre. Ambedue le inaugurazioni sono state precedute da tormentoni. Il San Carlo è in una situazione di debito (rispetto al patrimonio) ed indebitamento aggiuntivo annuo che in base alla normativa in vigore richiederebbe la messa in liquidazione della pertinente fondazione; la legge finanziaria contiene un articolo per dargli (a spese dei contribuenti) una ciambella di salvataggio- ciò che gli economisti chiamano “azzardo morale” (ossia come premiare il figlio che ne fa di tutti i colori riducendo la “paghetta” a suo fratello che, invece, la spende oculatamente e con fatica). Non sono andato all’inaugurazione del San Carlo, la prima volta in oltre tre lustri perché non accreditato. Pare che gli accrediti siano stati distribuiti con criteri di appartenenza politica e di visibilità televisiva. Mi si dice – ma non so se è vero – che dopo il primo atto, scoprendo di stare ad assistere una “sacra rappresentazione per la scena” (secondo la definizione di Wagner in persona), molte veline & Co. se ne siano andate a cena lasciando file intere vuote al secondo e terzo atto. Se l’informazione corrisponde a verità si tratterebbe di un ulteriore esempio della sinistra di malgoverno che spadroneggia alla Regione, alla Provincia ed al Comune.  Ho preferito gustare una “Lucia” a basso costo prodotta da cinque teatri “di tradizione” ed in via di esportazione verso Belgrado, Baltimora ed Astanà – un modo intelligente di utilizzare i denari pubblici.

L’inaugurazione della Scala è stata in forse sino a quasi all’ultimo minuto. Un cavillo giuridico (Sant’Ambrogio è festa e, quindi, non conta nelle 72 ore obbligatorie per i preavvisi in materia di sciopero) e venti professori d’orchestra (si era giunto un lauto accordo con le maestranze ed il resto dell’orchestra) ha tenuto la suspense sino al primo pomeriggio della giornata dell’inaugurazione. La Scala – si è scritto – ha impegnato somme ingenti per la propria ristrutturazione ma è adesso sulla strada del risanamento finanziario. Il consuntivo 2006 ha chiuso in attivo e lo stock di debito è relativamente basso a ragione dei forti contributi (anche di privati) per la ristrutturazione. Mentre il San Carlo propone un cartellone 2007-2008 rachitico (a ragione della gravissima situazione finanziaria), quello della Scala è ricco di ricco di titoli e di novità : promette oltre 300 rappresentazioni per più di 450.000 spettatori, oltre a programmi direttamente rivolti a giovani ed anziani, co-produzioni con i maggiori teatri lirici internazionali ed ampio uso della tecnologia digitale per “dirette” in alcuni grandi teatri ed una cinquantina di piccole sale (il circuito microcinema) sparpagliate per la Penisola.

Le due inaugurazioni con opere di Wagner pongono seri problemi. Mi considero wagneriano dall’adolescenza e viaggio anche in posti lontani per seguire le esecuzioni, soprattutto le nuove produzioni, delle sue opere. I lavori di Wagner però sono, in generale, lunghi e richiedono sempre una profonda preparazione. “Parsifal”, il suo ultimo lavoro, gli costò circa 30 anni di fatiche, filosofiche e religiose oltre che musicali. Per sua volontà, si sarebbe dovuta rappresentare solo a Bayreuth a ragione del carattere “sacro” dei tratti, un inno alla Fede dell’Alto in cui il cristianesimo luterano sempre presente in Wagner si fonde con il buddismo. Senza preparazione non si riesce a gustare Wagner. E si cade nel ridicolo. Alcuni anni fa ad una prima scaligera (un “Parsifal

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