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Tra Walter e Tonino un connubio illiberale

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Prendendo atto delle vicende di questi giorni si può ragionevolmente prevedere che di qui al giorno in cui si chiuderanno e si presenteranno le liste si avrà modo di assistere ad altri e non meno intricati fenomeni di accoppiamento elettorale. Inglobando l' IdV di Di Pietro e respingendo (fino ad ora) Socialisti e Radicali, Veltroni ha un po’ offuscato l’indubbio impatto elettorale della sua decisione di correre libero e solo. Perché l’abbia fatto è chiaro e comprensibile; il costo, soprattutto per chi si professa fedele allo ‘stato di diritto’, è decisamente alto.

A Di Pietro, Veltroni ha infatti promesso “che i magistrati devono poter intercettare chi vogliono, quando vogliono e come vogliono”. Purché le informazioni così raccolte non vengano pubblicate sui giornali. Non si tratta di mettere in discussione le prerogative ed i compiti della magistratura inquirente, ma di rendersi conto quanto quei ‘chi’, ‘quando’ e ‘come’ possano incidere sulle libertà individuali annullando qualsiasi garanzia costituzionale e lasciando (se va bene) che esse siano alla mercé della benevolenza e della correttezza degli inquirenti.

Di questa benevolenza e correttezza, Di Pietro si propone come unico e assoluto garante. Questo dovrebbe rassicurare Veltroni sul fatto che i magistrati così garantiti sarebbero incapaci di fare usi personali o politici delle informazioni di cui vengono in possesso.

Da anni, accettandole o subendole per motivi di sicurezza, siamo oggetto di incalzante susseguirsi di misure che restringono le libertà individuali. Se Veltroni dovesse avere la possibilità di mantenere la sua promessa (e magari di affidarne la realizzazione a Di Pietro) è chiaro che a quel restringimento non ci sarà più limite perché esso non sarà più ancorato alla Costituzione (e alle tante leggi e Authority che finora, in realtà, hanno complicato il godimento dei diritti ma senza assicurare la concreta fruibilità) ma alla coscienza dei magistrati.

Che un politico che si dichiara liberal ed amante dell’America (ma evidentemente non della sua Costituzione) possa aver rinnegato così platealmente i princìpi del Rule of Law per affidarsi alla coscienza individuale e collettiva di un sia pure importante organo dello stato, non è privo di interesse. Non soltanto perché fornisce indicazione di ciò che il Pd può essere capace di fare per racimolare voti, ma, soprattutto, perché si tratta di un inequivocabile segnale della considerazione che l’opinione pubblica dell’Italia d’oggi attribuisce alla garanzia dei diritti individuali. In breve, dimentichiamo che l’esperienza storica mostra che il restringimento di quei diritti è il preludio del declino di ogni sistema politico per il fatto che la regolazione ed il controllo dell’agire umano è un’attività costosa che finisce per pesare sull’insieme dei settori produttivi, per limitare la creatività individuale e per danneggiare l’innovazione. Del resto, è noto che l’attrazione dei sistemi istituzionali in cui la libertà individuale può essere soggetta all’arbitrio di funzionari dello stato non è molto alta.

Veltroni, in sostanza, ha così lasciato intendere di essere ancora convinto che la moralità individuale e pubblica possano essere il prodotto di misure politiche e dell’incremento dei controlli che i magistrati possono fare sui cittadini.

Nessun pensatore, nella pur lunga e complessa storia del Costituzionalismo liberale, ha immaginato che alla magistratura inquirente potessero essere attribuiti poteri tanto vasti ed incontrollabili. Così come, oggi, nessuno sembra avere il coraggio di chiedersi e di sollecitare un dibattito pubblico sulla possibilità che delle informazioni raccolte tramite intercettazioni possa essere fatto un cattivo uso.

Si assiste così ad un paradosso che può essere così riassunto: l’incremento delle misure limitative della libertà individuale non ha prodotto nessun incremento della sicurezza. Da tempo il numero dei reati è sostanzialmente stabile e semmai tende ad incrementare tanto per effetto dell’emergere di nuove problematiche sociali (immigrazione, droga, etc.), quanto per l’introduzione di nuove tipologie di ‘crimini’. Il mito della legalità, e la confusione tra vizi e crimini, hanno fatto prosperare l’idea che la sicurezza potesse essere garantita soltanto ponendo dei limiti e dei controlli alla libertà individuale.

Quale è il risultato? Miseramente, che si sa che esiste una quantità difficilmente quantificabile (ma che ci sia lo si può dedurre dalle spese che le procure sostengono per le intercettazioni) di informazioni disperse tra vari organi di controllo, che ‘possono’ essere usate. Come, quando e perché nessuno è attualmente in grado di prevederlo.

Ma che questo inconsulto, inutile e comunque costoso incremento di regole e di controlli possa essere spacciato da Veltroni per una politica di ‘vero liberalismo’ è troppo. In genere, inoltre, avviene che prima si limita l’esercizio delle libertà individuali sottoponendole al controllo di qualcuno, poi si distingue tra libertà ‘buone’ o ‘cattive’ a seconda di una presunta etica ispirata da motivazioni di utilità sociale, ed infine, inevitabilmente, si aumentano le tasse.

Che il liberal Veltroni potesse staccarsi da questo trend tipico della cultura di sinistra da cui proviene era possibile. Il prezzo pagato a Di Pietro lascia pensare che sarà comunque molto difficile.

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2 COMMENTS

  1. il trucco di Veltroni
    Confesso che sono rimasto un pochino deluso dall’atteggiamento dislessico del nostro “nuovo” attore della politica italiana. Tutti hanno letto ed ascoltato il roboante programma elettorale di Veltroni che a guisa di sfida ha gettato davanti all’avversario Berlusconi per vedere se il medesimo avesse avuto il suo coraggio di correre da solo a questo appuntamento elettorale. Tutti, e anche quelli che non lo hanno applaudito, hanno dovuto riconoscere una discreta aria di novità da parte del leader del centrosinistra. E’ su questa linea di pensiero, pienamente condivisa, che Berlusconi ha raccolto subito la sfida lanciando fin dallo scorso anno ai propri alleati l’invito a correre insieme sotto una unica lista, quella del PdL. L’invito è stato accolto da Fini che si è allineato al nuovo quadro di riferimento, mentre Casini ha preteso un trattamento particolare per potersi muovere liberamente, come fino ad oggi ha fatto ,rifiutando ogni benchè minimo condizionamento e/o scrupolo nei confronti di chi, secondo il suo ragionamento, gli dovrebbe fornire, anche esoprattutto al di fuori del suo partito CDU, i numeri per formarsi una bella schiera di deputati e senatori da utilizzare poi, spregiudicatamente,per tutta la legislatura, come arma di ricatto per i propri fini politici. Il Cavaliere però questa volta, non sembra abboccare alle richieste e alle raccomandazioni/minacce che il furbo Casini ha cercato di diffondere sulla stampa e nelle interviste televisive per “convincere” gli “amici” del centrodestra a lasciarlo salire (solo lui) sull’aereo del PdL con la subdola “arma” del suo simbolo che potrebbe consentirgli, in ogni momento del volo, di poter innescare quella discontinuità alui tanto cara, dirottando l’aereo verso rotte diverse da quelle programmate con gli elettori. Su questo Berlusconi che onestamente pensa di dare vita ad una legislatura con caratteristica costituente, non può rischiare il nulla di fatto per i veti e i contro veti dei nanopartiti, ben consapevole che il suo avversario politico, dal fronte opposto è della sua stessa idea su questo e che pertanto le riforme importanti da mettere in agenda, verranno portate avanti dai due più importanti schieramenti in un quadro di riferimento costruttivo e orientato all’interesse degli italiani. Purtroppo la scelta di Veltroni di apparentarsi con Di Pietro, il farisaico giustizialista, che abbiamo conosciuto,non consentirà ai due leaders di portare a compimento una delle grandi riforme attese, quella della giustizia, segnando un notevole punto di demerito su colui che aveva annunciato con roboanti e tronfie dichiarazioni di volersi liberare dalle pastoie della nanopartitocrazia che così pesantemente hanno condizionato la breve vita del precedente governo facendo perdere solo tempo agli italiani sul fronte dell’impellenza del risanamento economico.
    Forse Veltroni, e questo sarebbe più grave, con quella concessione (di cui si è appropriato la facoltà senza averne diritto) sulla libertà dei magistrati di poter intercettare “chiunque” , “come” e “quando” solo per il fatto di averne acquisito non legittimamente il potere (chi glielo ha dato?) e in virtù del “non dimostrabile postulato” che asseveri ogni magistrato quale persona corretta e rispettosa dei diritti di ognuno, ha voluto precostituirsi un paracadute politico per il suo schieramento e anche la (inconfessabile ma intuibile)possibilità di avere la “necessaria%22 visibilità politica (e non) sulle vicende che si accompagnano alla politica e che qualche volta possono accadere “spintaneamente” più che spontaneamente… Certamente questa scelta non passerà inosservata a chi ha un minimo di obiettività ma sono sicuro che a Veltroni, a parte la manciata di “lenticchie” di consensi elettorali che raccatterà, avrà modo di pentirsi della scelta fatta. Meglio e più coerente si sta dimostrando Berlusconi!

  2. PD capace di tutto ?
    Nel suo articolo si legge che l’alleanza del PD con IdV “(..) fornisce indicazione di ciò che il Pd può essere capace di fare per racimolare voti…”.
    Con rispetto ma mi sembra che lei non valuti bene il peso delle parole che impiega…
    Orbene, ieri sera mentre ero in viaggio ho appreso da una trasmissione di radio 24 che, da fonti
    parlamentari, risultano finanziamenti effettuati da Forza Italia a Lambertow Dini (due versamenti da 46.000 e 250.000 euro), De Gregorio, Alessandra
    Mussolini ed alt.
    Di conseguenza, combinando quanto appena detto con le telefonate Berlusconi-Saccà, sarei un po più prudente…
    E poi mi scusi, ma la Lega è così Liberal e garantista..

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