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Documento di Economia e Finanza e il PNR

Tremonti è ottimista sulla crescita dell’Italia ed esclude lacrime e sangue

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Tremonti parte per Washington, dove è in programma l’appuntamento primaverile del Fondo Monetario Internazionale, lasciandosi alle spalle le dicerie che lo avrebbero visto al centro di critiche e malumori da parte di alcuni colleghi di Governo. Soprattutto, fa capolino al summit internazionale dopo aver incassato il via libera del Consiglio dei Ministri al Documento di Economia e Finanza, sbarcato per la prima volta a Palazzo Chigi da quando è stata introdotta la nuova legge di contabilità nazionale. E sempre il Cdm, ieri, ha dato il disco verde al Piano Nazionale delle Riforme (Pnr) che l'Italia al pari di ogni paese membro dovrà presentare a Bruxelles entro fine mese. Due documenti strettamente legati tra loro, frutto di mesi di lavoro da parte dei tecnici e consulenti di via XX Settembre.

Tremonti ha seminato e dopo tre anni presenta il raccolto, regalando due immagini dell’Italia che fanno ben sperare: “Non siamo più il terzo debito pubblico del mondo” e con ogni probabilità “non ci sarà bisogno di una manovra bis”. E nel Cdm durato poco meno di un'ora - si è svolto nella sala del governo della Camera durante la pausa nelle votazioni del processo breve – fissa il vero obiettivo, quello che sta alla base dei documenti:  "Superare i colli di bottiglia che ancora costituiscono un impedimento alla crescita del Paese".

Il piano è diviso in nove aree d’azione. Si va dall’occupazione al federalismo passando per il consolidamento della finanza pubblica, il lavoro e le pensioni, il mercato dei prodotti, la concorrenza e l’efficienza amministrativa. Poi l’energia e l’ambiente, l’innovazione e il capitale umano, le infrastrutture e lo sviluppo e, infine, il sostegno alle imprese. Una tabella di marcia che l’Italia dovrà seguire mettendo in campo le necessarie riforme, ma rispettando i paletti imposti dall’Ue.

Le stime.  Scende la crescita (all'1,1% dall'1,3% inizialmente previsto) ma in linea con gli istituti internazionali (Fmi e Ocse). Poi risale all'1,3% nel 2012 e all'1,5% nel 2013 in attesa che il Piano nazionale per le Riforme dispieghi i suoi effetti 'benefici” (un aumento di 0,4 punti di Pil l'anno). Il deficit intanto si riduce al 3,9% quest'anno, fino ad andare sotto il 3% l'anno prossimo (2,7%) e arrivare intorno allo “zero” nel 2014. Ma il debito resta decisamente alto: 120% quest'anno, 119,4% nel 2012 e al 116,9% nel 2013. E proprio per questo parte la “caccia grossa” al debito. È  la parola d'ordine ripetuta dalle più alte cariche dello Stato, ad iniziare dal Presidente, Giorgio Napolitano, proprio mentre il Cdm varava il nuovo Documento di Economia e Finanza.

Napolitano ribadisce l'impegno del Governo e "sia pur nella diversità delle posizioni, del Parlamento italiano a ridurre nettamente il debito pubblico che si è creato in Italia per accumulazioni successive. Siamo orientati a farlo - aggiunge - con misure adeguate discusse nelle sedi parlamentari". Rassicura, il capo dello Stato, anche sulla situazione dei conti pubblici: bisogna anche tenere conto di altri fattori, che sono positivi: il basso indebitamento delle famiglie e delle imprese e la solidità del sistema bancario". Un'analisi perfettamente in linea con quella del titolare di via XX Settembre e del premier.

Silvio Berlusconi detta il calendario del risanamento che è poi quanto stabilito dal recente vertice dei Capi di Stato europei. “Dobbiamo arrivare – spiega - a deficit zero nel 2014 e dal 2015 dobbiamo ridurre la montagna del debito pubblico: un ventesimo per la parte superiore al 60%”. Operazione che sarebbe possibile grazie ad un avanzo primario che quest'anno tornerebbe positivo (per lo 0,2%) e crescerebbe poi fino a coprire la manovra di aggiustamento sul debito.

Una linea d’azione confermata dal ministro Tremonti. "Siamo impegnati a ridurre il debito a partire dal 2015 – spiega il ministro dell’Economia - Quello che abbiamo definito in Europa, fermo restando il dovere di ridurre a partire dal 2015, è che si tenga conto di altri fattori rilevanti. Su quella base noi manteniamo l'impegno a ridurre il debito, ma crediamo di avere un logico  spazio di flessibilità". Ancora: “Il nostro debito è salito - dice ancora il ministro – ma non perché abbiamo fatto più spesa pubblica, ma perché è sceso il Pil. Altri hanno avuto una salita enorme debito, sia perché il Pil è sceso sia perché è stata enorme la spesa pubblica". E la manovra bis? "Non abbiamo emergenze o urgenze - taglia corto Tremonti - Fare un drammatico intervento su 2011 è una visione pessimistica. Noi abbiamo per obiettivo il pareggio 2013-2014 e in funzione di quello dobbiamo fare calcoli e conti. Escludo lacrime e sangue".

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