“Turandot” a Torre del Lago.  Teatro nuovo e vecchie polemiche

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“Turandot” a Torre del Lago. Teatro nuovo e vecchie polemiche

27 Luglio 2008

Il 54esimo Festival Puccini è uno dei punti culminanti per le celebrazioni dei 150 della nascita del maestro lucchese. E’ iniziato l’11-12 luglio con una nuova produzione di “Turandot” e la ripresa di un allestimento che ha avuto successo alcuni anni fa. Altri titoli in programma “Madama Butterfly” ed il raro “Edgar”. Termina il 23 agosto. Tra le manifestazioni collaterali, una rassegna (sino a fine settembre) dei film su Puccini o ispirati ad opere del compositore. Evento importante: l’inaugurazione del Grande Teatro. La struttura (una cavea di circa 3400 posti, un teatro al coperto di 400 posti, ampi spazi per prove e servizi) pare un successo: immersa in un parco curatissimo e con vista (da tutti gli ordini di posti) del lago, dell’Appennino e delle Alpi Apuane come fondale palcoscenico, attraente e funzionale.

Non sono mancate polemiche sull’acustica, notevolmente migliorata comunque, rispetto alla traballante struttura precedente: occorre effettuare uno sforzo ulteriore per migliorare ancora la propagazione del suono: il sistema attuale privilegia orchestra e boccascena, provocando squilibri con il canto di chi sta a metà del palcoscenico e nel fondo-scena. Altre polemiche, più strettamente musicologiche, hanno riguardato i tempi di concertazione di “Turandot”; è un dibattito tecnico.

Vale in ogni caso la pena che il maestro concertatore Alberto Veronesi abbia rotto il ghiaccio nei confronti di una supposta tradizione toscaniniana. Toscanini diresse “Turandot” una sera soltanto e non ne esiste alcuna incisione: nel XXI secolo occorre mettere in discussione i “mostri sacri” e le “divinità” del XX secolo anche e soprattutto quando vengono attribuiti loro meriti e demeriti che non hanno.

Il nuovo allestimento di “Turandot” è stato abbondantemente recensito. La produzione (regia di Maurizio Scaparro, scene di Enzo Frigerio, costumi di Franca Squarciapino) è molto accattivante sotto il profilo visivo e drammaturgico. Sotto il profilo musicale, di grande rilievo Francesco Hong nel ruolo di Calaf: il tenore coreano è uno dei pochi in grado di affrontale ruoli di tenore lirico spinto del repertorio italiano a cavallo tra Ottocento e Novecento; inoltre, il suo volume sfida le difficoltà acustiche del luogo e la sua dizione in italiano fa sì che in ciascun ordine di posti si possa comprendere ogni parola del suo canto. La Turandot di Francesca ha, invece, deluso nella grande scena ed aria del secondo atto (ma si è ripresa nel duetto finale).

Vale la pena soffermarci sulla ripresa di “Tosca” con l’impianto scenico affidato allo scultore tedesco Igor Mitoraj che ci porta in una Roma stilizzata ed astratta, molto discussa sia quando il lavoro venne varato sia alla ripresa. Lo spettacolo è, però, inappuntabile sotto il profilo musicale e vocale. Intesa e serrata la concertazione di Yoel Levy. Straordinaria la Tosca di Daniela Dessì che ha ricevuto più volte applausi a scena aperta e richiesta di bis. Di gran livello il Cavaradossi di Fabio Armiliato. Giorgio Surjan è un basso non un baritono, ma ha dato vita ad uno Scarpia sadico ed efferrato.