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Decisiva la mediazione americana

Turchia-Armenia, l’accordo c’è ma non sappiamo per quanto reggerà

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Il processo di normalizzazione diplomatica fra Turchia e Armenia continua. I due Paesi avevano cessato di avere dei rapporti a partire dal 1991, anno in cui l’Armenia si dichiarò indipendente dall’Unione Sovietica. Nel Dicembre dello stesso anno, Ankara riconobbe il nuovo stato ma senza autorizzare l’avvio di relazioni diplomatiche con Ierevan. Di mezzo c'erano lunghe contese di carattere storico-politico. Il mancato riconoscimento da parte della Turchia del genocidio armeno, a fronte delle sempre più pressanti richieste di Ierevan, negli anni ha contribuito ad alzare la tensione tra i due Paesi del Caucaso. Tra il 1915 e il 1916 un milione di armeni furono deportati e uccisi. Ankara ha difficoltà a riconoscere questa pagina oscura della propria storia e questo in passato è stato un importante fattore di destabilizzazione  dei rapporti con l’Armenia.

La spinosa questione del Nagorno-Karabakh ha accresciuto i sentimenti di ostilità. L’appoggio che la Turchia ha dato all’Azerbajgian tra il 1988 ed il 1994 nella guerra per il controllo della regione, situata in territorio azero e popolata per lo più da armeni, non ha certo facilitato il ricomporsi dei normali rapporti diplomatici. Il conflitto del Karabakh è uno dei principali banchi di prova per la tenuta dell’accordo siglato dai due Paesi sabato scorso. Di fronte ad un quadro così complesso e delicato, la mancata risoluzione della contesa alimenterebbe tensioni e instabilità all’interno della regione caucasica. Ma se pensiamo al ruolo di potenza che la Turchia svolge nell’area, la normalizzazione dei rapporti con l’Armenia diventa più plausibile, quantomeno per intraprendere una comune strategia che metta fine alle ostilità nel Karabakh.

Il processo che ha portato alla firma dell’accordo non è stato veloce. Nel 1993, con la chiusura delle frontiere, la Turchia isolava l’Armenia costringendola, suo malgrado, ad evitare rivendicazioni politico-territoriali in Anatolia. A partire dal 2000, quando Ankara autorizzò una delegazione di uomini di affari a stringere accordi commerciali con partner armeni, la strada verso una riapertura dei negoziati iniziò a delinearsi meglio. Nel 2005 il governo turco ha ufficializzato la possibilità di aprire i negoziati con l’Armenia per il ripristino dei rapporti diplomatici. L’effettivo avvio dei colloqui nel 2006 per due anni non ha prodotto risultati pratici, almeno fino all’aprile scorso quando, dopo la visita ad Istanbul del presidente Obama. Grazie alla mediazione della Svizzera, il 22 Aprile Turchia ed Armenia sono giunte ad un’ intesa di massima. Circa quattro mesi dopo, l’annuncio ufficiale degli accordi di Zurigo.

Malgrado ciò, non sono mancati momenti di tensione. Sabato scorso i due vecchi avversari si sono rincontrati nella splendida cornice dell’Università di Zurigo, alla presenza del segretario di stato americano Hillary Clinton, dei ministri degli esteri della Confederazione elvetica, Micheline Calmy-Rey, della Federazione Russa, Serghiei Lavrov, della Francia Bernard Kouchner e dell’alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea Javier Solana. L’incontro ha avuto luogo con quattro ore di ritardo per il rifiuto di Nalbandian di firmare il documento. Il ministro degli esteri armeno si era contrariato per alcuni passaggi contenuti nel discorso del collega turco. Solo l’intervento del Segretario di Stato americano ha convinto Nalbandian a non disertare la cerimonia. L’accordo c’è, ma i problemi tra Turchia ed Armenia sono ben lontani dall’essere risolti.

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