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Tutta la storia di Giovannino Guareschi

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Di Guareschi – per molti, per tanti, semplicemente Giovannino - si sa parecchio, quasi tutto. E’ stato certamente il giornalista-scrittore e polemista più popolare e, forse, più misconosciuto del Dopoguerra. Inventore di certe definizioni e di talune paroline che sono entrate nel gergo comune, trovando perfino spazio nei dizionari. Su tutti, il termine “trinariciuti” ha fatto epoca. Descrive in maniera figurativa e precisissima certa ottusità del militante politico, nella fattispecie quello rosso e amico del Cremlino, pronta subordinare ogni senso critico o semplicemente qualsivoglia buonsenso, ai diktat del partito.

Guareschi è stato peraltro tante cose assieme. Un vignettista di vaglia e un narratore popolare senza eguali nel secolo breve. La saga di Peppone e don Camillo è un ritratto dell’incandescente stagione seguita al 25 aprile così perfetto da esserne diventato quasi una metafora e un emblema. I due nemici per la pelle (e, sotto sotto, amici per la pelle), danno un’idea così realistica e buffa delle contraddizioni, fra ideologia e vissuto quotidiano, che ha di certo fatto scuola.

In quel della bassa, nel bel mezzo di una guerra civile cruentissima, dove ragioni politiche e motivi privati troppo spesso si confondono, alla fine il sindaco capopopolo piccì e il pretone burbero trovano sempre modo di scendere a patti, di trovare un punto di equilibrio. Sono certi valori umani a far aggio sulle incrostazioni di parte, è una certa praticaccia dell’esistenza e delle cose che consentono la quadratura del cerchio. E non è un caso che l’anticomunista “senza se e senza ma”, il militantissimo Giovannino, è stato in passato notato ai piani bassi della scala sociale, anticipando, in qualche modo e alla sua maniera, un qualcosa che più avanti sarebbe diventato moneta corrente nello scacchiere politico nazionale: l’intesa fra cattolici e rossi, il berlingueriano compromesso storico.

Ma quando il segretario di Botteghe Oscure lanciò la celebre svolta, lui era oramai fuori scena, scomparso da qualche annetto e in credito con il suo mondo: giornali, editori, letteratura italiana.

Terminata non proprio bene l’esperienza de “Il Candido”, il periodico umoristico con cui aveva spadroneggiato negli anni Cinquanta, più scontento che non per le trasposizioni cinematografiche dei suoi eroi, nelle quali si riconosceva punto o poco, rientrato definitivamente in Emilia, manteneva ancora un certo rapporto con il suo immenso pubblico di lettori con i pezzi e le vignette che uscivano su “La Notte” e “Il Borghese”. Intanto, continuava a scrivere le sue storie e soprattutto a guardare di tralice gli scivoloni del suo amatissimo Belpaese. In fondo, nel suo isolamento paesano si era messo fra parentesi. Una scelta, questa, che gli sembrava il male minore. La sua grande stagione volgeva dunque al termine, la rivalutazione, ancora parziale e ancora a singhiozzo, poteva essere solo postuma.

In questo filone di rilancio si inserisce certamente l’ampia biografia che gli ha dedicato il conterraneo e scrittore Guido Conti. Un libro assai ben informato che segue il suo “eroe” quasi passo dopo passo. Un testo scorrevole che ha anche il pregio di cercare di collocare l’opera di Giovannino all’interno della storia della cultura nostrana. Ovvero all’interno del grande mondo della “tradizione della novella morale italiana”. Un universo dove “non si prevede un’evoluzione psicologica del personaggio secondo le categorie moderne del romanzo”.

Guido Conti, Giovannino Guareschi, biografia di uno scrittore, Rizzoli, pagine 594, euro 16,50.

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